Il voto

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Il voto

Messaggio Da granchio il Mer 16 Mag 2012, 13:50

“Avanti!”.
Serse aprì la porta con decisione ed entrò nella stanza del figlio. Lo trovò sdraiato sul letto che leggeva. La concentrazione era alta perché Yama, il temibile figlio di Mephisto, stava per sopraffare Tex.
Serse si sedette al centro della stanza e Learco, nonostante la situazione di grave pericolo affrontata dal capo dei Navajos, sospese la lettura.
“figliolo – disse timidamente Serse – ora che hai compiuto 18 anni dobbiamo parlare seriamente, dobbiamo… ehm… chiarirci come vanno le cose del mondo….”
“Babbo – lo interruppe Learco – se vuoi sapere qualcosa su sesso e droga, fammi domande precise se no il discorso si fa lungo”
“Ma che droga d’egitto… - ribatté Serse contrariato – che sesso e sesso… a parte il fatto che, per come la vedo io, se uno fa sesso non ha bisogno della droga e se non lo fa, allora per forza si droga. Ma non è di questo che voglio parlarti, figliolo, bensì di una cosa assai seria che mi turbina nella testa da tempo. Come sai tra due giorni sarà domenica…”
“ bè, visto che oggi è venerdì… - chiosò il ragazzo, non senza una vena ironica - e se non succede niente…oppure il governo sta pensando di modificare anche i giorni della settimana?…”
“no, no…intendo dire che tra due giorni, cioè domenica, ci sarà un appuntamento molto, molto importante, soprattutto per te”
“senti babbo, ne abbiamo già parlato e pensavo di essere stato chiaro, Trudi sarà pure carica di soldi ma è brutta come la fame, a parte il fatto che è una parente e sarebbe una specie di incesto e poi le ragazze me le trovo da solo. Da solo, va bene? e che siamo, nell’ottocento…”
Serse si passò le mani tra i capelli grigi, ancora fluenti nonostante la mezza età “Ma quale ottocento…e comunque, giusto perché hai toccato l’argomento, non c'entrano i soldi, personalmente non la trovo brutta ma è una questione di gusti, eppoi è una brava ragazza, studiosa, cucina bene…”
“Babbo!...”
“Va bene, va bene. Si tratta del voto…”
“eeee, non è il caso di farla tanto lunga per quel miserabile cinque in geografia…”
“A parte il fatto che il miserabile cinque è un tre, che ci sarebbe pure un miserabile quattro in matematica e un altro miserabile quattro in italiano, che ci potrei scrivere un libro…”
“Beh, potresti intitolarlo “I Miserabili”…
“Lo spirito non ti manca – replicò Serse agitando l’indice per aria – ma ti servirà a poco se trascuri il voto…”
“Ma babbo – replicò Learco inquieto – l’anno è appena iniziato, li recupero quei voti. E comunque non hanno significato perché come ormai abbiamo capito tutti, la scuola non serve a niente…”
“come non serve a niente…” balbettò Serse, prossimo a uno scatto d’ira,
“non serve, non serve…ma che cavolo di scuola è questa che ti fa studiare le cose a memoria…secondo te per quanto ancora mi ricorderò che la battaglia di Salamina è stata combattuta nel 480 avanti cristo e che la flotta greca era capeggiata da Euribiade?...”
Serse cercò di ricordare chi fosse Euribiade e i contendenti della battaglia di Salamina perlustrando negli abissi delle sue conoscenze scolastiche, ma un consolidato vuoto di memoria gli impedì di recuperare i ricordi. Annaspando nell’ignoto deglutì rumorosamente e, per prendere tempo, prese a tossire e a battersi il pugno sul petto.
Proprio come faceva Freccia Rossa, il suocero indiano di Tex durante il bivacco, pensò Learco.
Quando i colpi di tosse andarono assumendo sfumature ragliesche e innaturali Serse, che nel frattempo qualcosa l’aveva elaborata giusto per non fare la figura dell’ignorante e non dover avvallare le affermazioni del ragazzo sullo scarso valore dell’insegnamento scolastico, che comunque sotto sotto condivideva, farfugliò un “ah, già, Euribiade figlio di Leucade…” sperò ardentemente che il figlio non sapesse di chi era stato figlio Euribiade.
“Non so di chi fosse figlio…” precisò Learco e Serse emise un sibilo serrando le labbra in una smorfia di apparente soddisfazione, come fanno le persone colte che intervengono a proposito con dotte citazioni sull’argomento trattato. In realtà in un indegno gesto di sollievo.
“…però – proseguì il ragazzo – so di sicuro che neppure tu ricordi le date… e comunque la scuola è diventata un luogo di sofferenza, altro che sapienza e insegnamento, imparare a memoria, sentire l’interrogazione come una minaccia, il voto come una sentenza, tutto ciò è una barbarie…”
“…va bene, va bene, di questo ne parleremo un altro momento – sbottò Serse piuttosto provato dalla piega che stava assumendo il discorso - ora non è del voto scolastico che voglio parlarti, si tratta bensì di quello che ti permetterà di vivere in uno stato libero, democratico e repubblicano…”
“…ovvero in una condizione d’insidia, incertezza e pericolo” aggiunse Learco ridacchiando.
“Ti parlo, figliolo, del voto politico. E’ arrivato il tempo che tu capisca e valuti il senso di ciò che tra breve sarai chiamato a fare. Sei maggiorenne, diciamo così, e nel tuo piccolo dovrai prendere una decisione importante…”
“ah, ecco… il voto, si certo, quello che serve per eleggere i rappresentanti del popolo…” sottolineò Learco con sarcasmo.
“esatto, figliolo, proprio quello. Domenica si andrà alle urne e tutti noi cittadini con le nostre preferenze contribuiremo ad eleggere i nostri rappresentanti nel parlamento. Come sai il parlamento é l’unica istituzione che rappresenta appieno la libera volontà popolare. Così funziona nelle società civili e democratiche. Dunque domenica prossima dovrai votare per la prima volta…”
“e allora? – obiettò Learco, non cogliendo l’importanza che il padre attribuiva al quel fatto – che sarà mai. Vado, vedo, voto…”
“non essere ironico, non buttare tutto sullo scherzo, non avere quell’atteggiamento irritante, per giove. La cosa è seria, andrai a votare per la prima volta…”
“vuol dire che organizzerò un addio al celibato…”
“ecco qual è il problema con voi giovani, non si può discutere…in altri tempi altro che discutere, cazzotti a raffica…”
“babbo – rispose spazientito Learco - in altri tempi Robespierre, per questioni di salute pubblica, tagliava la testa ai borghesi e, in tempi più moderni, considerato che l’uomo si evolve, Hitler gasava gli ebrei perché avrebbero potuto contaminare la sua bellezza ariana. Sino all’altro ieri, i neri non potevano frequentare le scuole dei bianchi e per farglielo capire bene, quei mattacchioni del Ku Klux Klan, li impiccavano o li bruciavano vivi. E i cazzotti a raffica, se proprio vuoi che te lo dica, sono parenti di quei sistemi, “coercizione e violenza per rendere l’uomo sottomesso, per buttare la mente dal ponte, per toglierti scarpe e speranza...” dal brano “vittime innocenti” dei Rokkio Perokkio e questo credo sia più chiaro di ogni commento…>>
“ Rokkio cosa?!... – blaterò Serse esasperato - ma quale vittime innocenti… ma chi sono costoro… ho capito, un complesso musicale eh? di questi moderni che piacciono ai giovani, che parlano bene e cantano male e fanno un sacco di soldi alla faccia di chi lavora… per forza non se le tolgono le scarpe, perché costano 300 euro… altro che buttarle dal ponte…”
“…la mente dal ponte. Scarpe e speranza solo toglierle…” precisò Learco.
“è la stessa cosa, la speranza la state togliendo a noi vecchi” e si batté il petto con la punta del pollice.
“Ceee, uguale…” pensò Learco, accarezzando la copertina patinata di Tex.
“la speranza… e se ci togliete quella, cosa ci rimane? come potete farci una cosa simile?...a gente come me, a tutti quelli che come me hanno sempre lottato e votato per cambiare le cose, per avere un mondo migliore, una generazione più nobile…”
“già – lo interruppe Learco – e il risultato?... le cose sono migliorate?…la società si è elevata?... le persone sono più oneste?... il tuo voto ha cambiato l’umanità in meglio?...”
Serse scosse la testa fiaccamente, le spalle un poco più curve, qualche altra ruga sul viso, forse i capelli un pò più bianchi “sai, Learco – disse con la voce stanca dell’età - magari non ho cambiato granché ma ci ho provato, ci ho provato con le parole e con i fatti, come ben sai, e la speranza, o forse il sogno di un mondo migliore non l’ho mai persa… - sorrise - in effetti, però, non conoscevo i Rokkio Perokkio…”
“già – mugugnò Learco – ciao babbo” e riprese a leggere laddove aveva interrotto.
Serse uscì dalla stanza del figlio richiudendo con delicatezza la porta alle sue spalle, proprio mentre Tex riusciva finalmente ad avere la meglio sul figlio di Mephisto


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Re: Il voto

Messaggio Da Annalisa il Mer 16 Mag 2012, 14:16

L'ho trovato molto interessante, in un dialogo fra due diverse generazioni hai riportato la società esattamente come è. Bravo!

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Re: Il voto

Messaggio Da granchio il Mer 16 Mag 2012, 19:41

grazie annalisa, sono lusingato, sai i complimenti fanno sempre piacere e se me li facessi per gli altri racconti ti sarei ulteriormente riconoscente. Anche se non li leggi.

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Re: Il voto

Messaggio Da Annalisa il Gio 17 Mag 2012, 09:57

Il fatto che non li faccio per gli altri significa che prima li leggo e poi li commento. Devi avere solo un po' di pazienza perché è il tempo che mi manca.

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Re: Il voto

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