LE MILLE ED UNA CENA

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LE MILLE ED UNA CENA

Messaggio Da Ricciardello il Mer 27 Apr 2011, 20:28

Ricciardello

Le mille ed una cena

(libro tutto da scrivere, tranne le due prime pagine)

Era la quinta sera che lo vedevano passare: Alto, spalle larghe e robuste, vita sottile, fianchi stretti, gambe lunghe e slanciate, capelli biondi che cadevano fluenti sulle spalle in mille riccioli, baffi sottili, pizzetto. Era un bell’uomo sotto tutti gli aspetti, gli avevano attribuita l’età migliore per un uomo, tra i trenta e i trentacinque anni. Era un’età quella per un uomo che più fa gola ad una bella donna. A guardarlo passare sulla strada aveva apparentemente due difetti, era vestito miseramente e questo era il primo, portava con se qualcosa avvolta in un mantello che teneva sotto il braccio, poteva benissimo essere un’arma e quindi un uomo di malaffare, questo era chiaramente il secondo difetto, infine c’era da dire che sotto la luce della luna non si distinguevano i suoi occhi, le tre donne non ne riuscivano a capire la forma, il colore, la grandezza. Quando rimanevano sulla soglia di casa senza clienti non facevano che fantasticare tra loro su quello che potesse essere il colore di quegli occhi sconosciuti ma già occhi benedetti per lo stesso fatto che appartenevano ad un così bel giovane e fatto poi benissimo, almeno per loro tre. Siccome era di biondo pelo, Maria immaginava avesse gli occhi azzurri. Teresa invece sosteneva ch’era maggior bellezza l’occhio nero col capello biondo, quindi un uomo così biondo e bello non poteva che avere gli occhi neri. Invece di prendere come riposo quella pausa di tempo nel lavoro, ecco che le tre giovani finivano con l’accapigliarsi. Maria aveva proposto che una di quelle sere, appena il giovane fosse passato sulla riva del fiume dal lato della loro casupola, lo avrebbero acciuffato e dopo averlo sbattuto su uno dei loro giacigli, gli avrebbero fatta la festa. E che festa! Teresa invece non era d’accordo e proponeva di porsi sulla soglia con la chitarra, cantare una bella canzone per farlo entrare in casa loro e poi…con le buone dapprima, oppure con le cattive … Caterina invece lo avrebbe voluto attirare dentro la loro abitazione ponendosi a cucinare con la porta di casa aperta e così tutte le finestre, il profumo dei cibi cucinati, sarebbe stata l’esca migliore per farlo entrare…
Domenica, ché il giorno è che la Santa Madre Chiesa comanda di non lavorare, Maria andò al fiume che era quasi l’alba, impiegò una buona ora a portare in casa una ventina di secchi d’acqua. Caterina accese il fuoco e pose una gran pentolaccia con dentro quell’acqua. In un grande tino, di quelli che in campagna si adoperavano per fare il vino, andava versando l’acqua man mano che si scaldava, poi vi pose dei sacchetti di una tela leggera, pieni di radica saponaria, ed altri ancora pieni di foglie di timo. Infine versò poi nell’acqua a profumarla, e profumare le morbide carni di così giovani e belle cortigiane, acqua di rose ed acqua d’arancia.
Mariuccia, Caterinella e Teresina, ché così si chiamavano tra loro le giovani, appena l’acqua calda fu versata nel grande tino e risultarono ben disciolti la radica saponaria e l’acqua di rose e quella d’arancia, tolsero ogni loro abito e del tutto nude si immersero nell’acqua del tino. La porta e le finestre avevano lasciate aperte, che non si sa mai se il bellissimo giovane passasse ancora una volta davanti casa loro ed attirato dai vapori e dai profumi entrasse anche lui e, a completare il sogno, spogliarsi ed infilarsi anche lui nel tepore di quell’acqua.
Non avevano neanche finito di sognare su quella porta che avevano lasciata aperta, su quella possibilità che entrasse a far parte della loro serata se non propriamente della loro vita, e “Biondolillo”, ché così lo chiamavano le tre giovani donne, entrava realmente in casa loro. Una bellissima risata ed eccolo nudo anche lui dentro il grande tino. Mariuccia, nuda com’era, pensò bene d’andare a chiudere la porta di casa, gocciolando acqua da tutte le parti e su tutto. Ecco che radunava lumi, lumini, lucerne, mozziconi di candele di sego, accendeva tutte quelle fonti di luce e le poneva sul tavolo che “Biondolillo” subito uscito dall’acqua calda la aiutò a trascinare vicino il grande tino. Caterinella colse l’occasione e preso un lume lo alzò sino a vedere chiaramente e bene, anzi benissimo ogni fattezza del giovane uomo, ebbene la sorpresa fu tale che l’olio caldo del lume le cadde su una coscia a bruciarla, strillava Caterinella : Un occhio è azzurro e l’altro è nero, è il figlio del demonio!!! E’ l’anticristo dell’Apocalisse!!!
Le altre due donne subito vollero guardare anche loro e videro ch’era vero, un occhio era color del cielo a mezzodì e l’altro del cielo a mezzanotte. Altro che figlio del demonio, quello era uomo, figlio di uomo ed una certa visibilissima emozione lo dimostrava. Affascinate furono le tre giovani di cotanta emozione e subito assieme a lui si posero nuovamente nell’acqua calda a gioire di calori, tepori, profumi, carezze, strofinamenti e tutto, tutto quel che natura vuol che ne consegua…
Poi, quando l’acqua iniziò freddarsi vennero fuori tutti e quattro lieti soddisfatti di quello stranissimo bagno, avvolti in ampi lenzuoli si avventarono quasi sul cibo che Caterinella portò a tavola... “eccovi il mio lacerto aggrassato”.
Biondolillo non faceva che leccarsi le dita appena il pane inzuppava nel sugo dell’aggrassato.
Poi, Biondolillo riunì i tre pagliericci e ne fece uno solo, trascinò le belle figliole con se e chiese loro la ricetta dell’aggrassato, Caterinella con voce “dal sen fuggita” gridò “sai bene cosa ti ho dato, ti ho dato questo e ti ho dato quello, ti ho fatto questo e ti ho fatto quello, ti ho lasciato fare questo e ti ho lasciato fare quello sulle mie carni indifese, ma la ricetta dell’aggrassato no, quella proprio non te la do…
Biondolillo rise, ricominciò da capo i suoi doveri maschili verso quelle tre prepotenti bellezze femminili e poi cantando cantando si rivestì, ed era notte fonda quando andò via.

Il giorno dopo era già mattina avanzata, alla porta d’Ossuna le guardie si davan la voce per i primi passaggi di uomini dal contado.
Le tre ragazze dormivano della grossa, anzi a dire il vero, Caterinella, quella che aveva rifiutato l’aggrassato a Biondolillo (proprio lei aveva ricevute mille e mille attenzioni e non sempre benevole, più delle altre) russava che pareva il tamburo maggiore delle guardie del Viceré.
Lungo la viuzza parallela al fiume Papireto dove abitavano le giovani s’udì uno sferragliare di carrozze, uno scalpitio di cavalli che sembrava non avessero altro da fare che nitrire. Dalla carrozza scesero delle dame, bussarono lievemente alla porta poi chiamarono cocchieri ed ecco che per poco la porta non veniva giù dietro quelle pedate:
<< Sua Eccellenza il Signor Vicerè di Sicilia Don Pedro Tellez Giron il Grande, III duca di Ossuna, II marchese di Penafiel, VII conte di Urena, Cavaliere del Toson d’Oro, Maestro dell’ordine di Calatrava, VIII Signore di Tiedra, Briones, Frechilla, Morón de la Frontera, Archidona, El Arahal, Cazalla de la Sierra, Gelves, Olvera, Ortejícar, Villafrechoso, Villamayor, Gumiel de Izán, Santibáñez, notario mayor del Regno di Castiglia, camarero mayor de la Cámara de los paños, presidente de los Consejos de Estado y Guerra

ORDINA, COMANDA E VUOLE

Che Caterinella, Mariuccia e Teresina si trasferiscano nel Palazzo Reale di Palermo dove andranno ad organizzare, dirigere le cucine, a patto e condizione che portino con loro la ricetta dell’aggrassato.
L’aggrassato ogni domenica dopo la Santa messa sarà servito alla tavola di Sua Eccellenza Magnifica il Viceré di Sicilia.

Le ragazze non persero tempo ed ancora si finivano di vestire nella carrozza e Caterinella chiese alla dama che l’aiutava:
<< Il viceré di che colore ha gli occhi?>>
<<Il viceré - e qui la nobile dama si segnò tre volte- ha gli occhi dell’Anticristo, uno azzurro e l’altro nero>>

AGGRASSATO

Ingredienti: 1 Kg. di lacerto (detto anche girello o magatello), 4 cipolle, 1 rametto di rosmarino, 4 bicchieri di vino bianco, 4 cucchiai d'olio d'oliva, 2 pomodori pelati, 200 gr. brodo di carne, sale e pepe.
Preparazione:
Farcire la carne con salumi e formaggi. Legare la carne insieme al rosmarino con lo spago, stringendo bene. In un tegame mettere l'olio d'oliva quando é ben caldo far dorare la carne in maniera uniforme. Togliere la carne dal tegame e far dorare le cipolle a fuoco basso e a tegame coperto. Quando sono ben dorate aggiungere la carne e il vino e far cuocere per 5 minuti circa. Versare il brodo sulla carne. Coprire e cuocere per due ore. Tagliare la carne fredda a fettine e ricoprendola con il sugo ottenuto e servirla in un piatto di portata.








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