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Mammina

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Messaggio Da granchio il Gio 17 Mag 2012, 13:34

La stanza era grande e luminosa, un’ampia vetrata consentiva la vista sul mare e sui monti circostanti. Il letto a baldacchino era posizionato in modo che si potesse godere di quello straordinario panorama. La donna, sostenuta da vari cuscini e coperta da un lenzuolo, era scheletrica, i capelli grigi raccolti in un’enorme crocchia, il viso affilato e severo. Osservava l’orizzonte e le fronde degli alberi di corbezzolo e melograno che crescevano rigogliosi nel giardino sottostante.
“Che vista magnifica, rimarrei così in eterno. E’ splendida vero?”
“si mammina”
“all’inizio non apprezzavi, ma eri piccolo e inconsapevole. Andavi educato. Ora ti piace tanto, vero Antares? ”
“si mammina”. Il ragazzo abbozzò un sorriso. Era grande e grosso, la fronte imperlata di sudore per il caldo afoso. Gli avambracci segnati da profonde cicatrici.
“Portami un bicchiere d’acqua, ho tanta sete”
“si, mammina, vado”
“temperatura ambiente”. La donna bevve con avidità, artigliando il bicchiere con entrambe le mani.
“Antares la mamma ne ha per poco...”
“Stai molto male mammina?”
“Si, tanto male”
“hai dolore?”
“ho dolore, ma come ti ho insegnato il dolore si sopporta”
“si mammina, ricordo bene”
“fosse stato per tuo padre saresti un giovane rammollito. Un debole come era lui, pace all’anima sua. Non voleva che ti educassi con la severità necessaria per cui sono stata costretta a farlo in sua assenza e ti ho tirato su come si deve, grazie al cielo.
“Si mammina, grazie al cielo”
“Antares, sei cresciuto grande e grosso come un armadio; il cielo, solo grazie ad esso sei diventato così, ma il cervello e i sentimenti, oh quelli no, quelli sono il risultato di una buona educazione, la stessa che ti ho impartito con severità e sacrificio”.
Il sole scese ancora più verso ovest, sino a sfiorare la linea dell’orizzonte dove il mare si congiunge al cielo. Antares osservò con interesse, gli occhi sempre aperti, il profilo immobile come scolpito in una roccia arcaica. Una cicatrice di forma circolare, sbavata e scura, era stampata nella tempia destra, vicino al sopracciglio, la stessa dimensione di una brace di sigaretta.
“Tu mi starai sempre vicino, vero Antares?”
“Oh si, mammina”
“Caro, caro, caro. Quando nascesti fu come se in questa casa fosse giunta una stella, una delle più luminose della volta celeste, per questo ti ho chiamato Antares...”
“lo so mammina, me l’hai detto tante volte”
“fu la nostra felicità, mia e del tuo povero padre. Eri un bambino sano e robusto, con una fame da lupo. E quella ti è rimasta, grazie al cielo”
“grazie al cielo, mammina”
“ma come tutti i bambini eri disubbidiente e piagnucoloso. Se non ti avessi raddrizzato, se avessi dato retta a tuo padre, saresti cresciuto come un selvaggio e oggi chissà cosa sarebbe stata la tua vita...”
“se avessi dato retta a mio padre...”
“ma ho fatto tutto da sola, tuo padre non ha mai saputo e se qualche volta sono stata più severa del solito é stato perché piangevi senza motivo”
“senza motivo mammina”
“oh si, come i bambini viziati. Non c’era motivo perché volessi sempre mangiare, quello che ti davo era sufficiente, volevi forse diventare una botte?”
“oh no, mammina”
“Quando si sono guastati i denti piangevi, piangevi sempre, come un bambino cattivo, non capivi che era un fatto naturale, ineluttabile, prima o poi i denti si perdono, come le croste della pelle sbucciata, come le unghie, come i peli. Come tutti gli orpelli superflui. Tuo padre, diosanto sempre lui, pretendeva che ti portassi dal dottore. Il dottore... un idiota che ti avrebbe messo le manacce in bocca e avrebbe preteso chissà quanti soldi per questo, ma ho fatto di testa mia. Bisogna assecondare la natura, tutto deve fare il suo corso e alla fine ciò che si è perso lo si sostituisce, è scritto”
“si mammina, è scritto”. Antares sorrise mettendo in mostra una chiostra di denti enormi e bianchissimi, scintillanti alla luce degli ultimi bagliori del giorno.
Il sole lentamente tramontò all’orizzonte lasciando in sospensione un alone di luce opalescente, la superficie del mare s’increspò per la risacca e l’alta marea ricoprì gli scogli più vicini, facendo sciamare centinaia di piccoli e voraci granchi alla ricerca del cibo notturno.
“un’altra giornata è finita, figliolo, e il dolore si sta facendo insopportabile”
“insopportabile, mammina?”
“lo so, non dovrei lamentarmi, sono ancora viva, grazie al cielo”
“grazie al cielo mammina”
“eppure sento che le forze mi stanno abbandonando, sto tanto male. Antares figlio mio adorato non mi lascerai neppure per un attimo, vero? Quella troia... quando ci penso mi pare che avrei potuto infierire di più, anzi avrei DOVUTO...”
“non agitarti mammina”
“si, si non devo agitami, mi fa stare peggio, ma quella stupida puttana...”
“non era una puttana, mammina”
“SI, si che lo era! non contraddirmi, le donne sono le peggiori nemiche degli uomini, te l’ho detto e ripetuto tante volte, sin da quando eri in fasce. Alla fine grazie al cielo l’hai capito”
“l’ho capito mammina, ma non mi è piaciuto...”
“cosa, COSA non ti è piaciuto, forse sotterrare quella stupida sgualdrina? spaccarle la testa? guardami Antares, guardami, se l’è meritato, lo dico io, la tua mammina, vorresti metterlo in dubbio? vorresti darmi un dolore più atroce del male che mi sta divorando? ho solo fatto il tuo bene figlio mio, sempre, da quando sei nato e grazie al cielo sei venuto su perfetto”
“perfetto, mammina?”
“si perfetto, grazie al cielo”
“grazie al cielo mammina”.
La luna si stagliava alta nel cielo dietro il mare e le montagne, una luna piena dai contorni perfetti, quella notte incontrastata protagonista della volta celeste, primadonna tra le stelle. Una luna sorridente, forse divertita dai fatti degli uomini.
“Ho fame mammina”
“Dopo mangerai. Il dolore è lancinante, vorrei dormire ma non ce la faccio. Vai nello studio e prendi la scatola riposta nel primo scomparto, la vedrai subito”
“la vedrò, mammina?”
“certo, te l’ho appena detto, grazie al cielo sono sempre stata previdente e ho fatto scorta di medicine”
“grazie al cielo, mammina”
“ora vai...”.
Antares rimase seduto nella poltrona di fianco al letto, sempre nella stessa posizione e i denti, alla luce della luna, parvero ancora più grandi, acuminati.
“Antares...” la voce della donna salì di tono, si fece quasi stridula.
“mammina...” e Antares semplicemente sorrise, poi avvicinò la bocca a sua madre.

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Messaggio Da Ratsy il Gio 17 Mag 2012, 15:12

mamminamia... terrificante!!! Very Happy

scritto molto bene, con il giusto crescendo, è stato un piacere rileggerlo Smile

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Messaggio Da Atacama il Sab 19 Mag 2012, 09:58


La "compattezza" del racconto è mantenuta in tutti i suoi aspetti: vicenda, personaggi, dialoghi,
ambientazione, idea, conclusione. La storia mantiene fino alla fine un ritmo incalzante e una
sequenza narrativa rapida ed essenziale nel rispetto dell'unità di luogo, tempo e azione..

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Messaggio Da granchio il Sab 19 Mag 2012, 11:40

Atacama ha scritto:
La "compattezza" del racconto è mantenuta in tutti i suoi aspetti: vicenda, personaggi, dialoghi,
ambientazione, idea, conclusione. La storia mantiene fino alla fine un ritmo incalzante e una
sequenza narrativa rapida ed essenziale nel rispetto dell'unità di luogo, tempo e azione..

Ata, mi stai facendo paura...

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Messaggio Da granchio il Sab 19 Mag 2012, 11:42

Ratsy ha scritto:mamminamia... terrificante!

ma dai, un buon pasto è un buon pasto...

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Messaggio Da Atacama il Sab 19 Mag 2012, 12:39



allora ho raggiunto l'obiettivo...

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Messaggio Da ale il Dom 27 Mag 2012, 11:24

Quei denti mettono subito sull'avviso.
All'inizio mi sembrava la scena di Forrest Gump, quando la mamma muore, poi Psycho ha prevalso. Orrore.
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Messaggio Da cenere il Sab 07 Lug 2012, 19:53

Se Antares facesse l'impiegato di professione, che genere di buoni pasto bisognerebbe passargli? Wink gustoso il racconto.
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