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Addio e grazie, Philip Roth!

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Messaggio Da Ratsy il Lun 19 Nov 2012, 15:36

Philip Roth non scriverà più... ho appena letto questo articolo su Rai News:

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L'addio di Philip Roth: non scriverò più


La conferma è giunta dal suo editore: Philip Roth, una delle più grandi voci della letteratura statunitense, intende smettere di scrivere. Lo ha detto a una rivista francese, Les Inrocks, il mese scorso, ma la cosa è passata quasi inosservata, tanto più negli Stati Uniti, fino a quando ieri il sito Salon non l'ha ripescata e ha chiesto conferma all'editore Houghton Mifflin.
A 78 anni, l'autore di "Pastorale americana" ha spiegato alla rivista francese che non scrive più nulla da tre anni e che non scriverà un altro romanzo: "a dirvi la verità, ho finito. 'Nemesi' sarà il mio ultimo libro".
Rivelazione che è rimbalzata sui siti statunitensi; il New Yorker dedica un devoto pezzo a Roth, ricordando che "il suo livello di produzione letteraria da quando era un ventenne fino ai 75 anni è stato straordinario quanto i libri in sé". Per gran parte della vita, ricorda la rivista Usa, "Roth ha vissuto da solo, a Manhattan e nelle campagne del Connecticut, passando lunghe giornate alla sua scrivania, un podio alto per risparmiare la schiena, e i romanzi, da "Goodbye Columbus" a "nemesis", arrivavano quasi ogni anno, senza cali di qualità, solo cambiamenti".
Una continua tensione per la scrittura: sul New Yorker, David Remnick ricorda di quando Roth, che aveva da poco pubblicato "La macchia umana", gli raccontò che aveva ridato a un amico un gattino dopo un paio di giorni perchè "lo distraeva troppo". E che quattro anni fa gli aveva confidato di aver cercato di spezzare questa "fanatica abitudine" di scrivere, per cercare uno stile di vita alternativo.
"Sono andato al metropolitan e ho visto una bellissima mostra. Fantastica. Quadri incredibili. Ci sono tornato il giorno dopo. Bellissimo. Ma poi cosa avrei dovuto fare, tornarci una terza volta? E quindi ho ricominciato a scrivere". Forse, Philip Roth adesso ha trovato dei sostituti alla scrittura. Di certo, il suo silenzio peserà sulle schiere - milioni e milioni - dei suoi affascinati lettori.
Roth ha detto alla rivista francese Les inRocks che quando ha compiuto 74 anni ha cominciato a rileggere tutti i suoi autori preferiti - Dostoyevsky, Conrad, Turgenev, Hemingway. Poi "ho deciso di rileggere tutti i miei libri cominciando dall'ultimo, 'Nemesi'. Volevo vedere se avevo perso tempo a scrivere. Ma nel complesso mi è sembrato un successo. Alla fine della vita il pugile Joe Louis disse "Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione". E' esattamente quello che direi del mio lavoro". Ma "dopo di ciò ho deciso che avevo chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne. Ho dedicato la vita ai romanzi: li ho insegnati, scritti e letti, a esclusione di quasi qualunque altra cosa. Basta!"
E alla domanda se potrebbe scrivere un altro libro, Roth ha risposto "non credo che un altro libro cambierebbe quello che ho già fatto, e se lo scrivessi probabilmente sarebbe un fallimento. Chi ha bisogno di leggere un altro libro mediocre?" E aggiunge che nel suo ' pensionamento' non c'è nulla di strano. "Guardiamo E. M. Forster. Smise di scrivere romanzi a quarant'anni. E io che ho scritto un libro dopo l'altro, adesso non scrivo più nulla da tre anni".
Anche l'idea di una biografia lo lascia freddo: eppure ha firmato quest'anno un accordo di cooperazione con Blake Bailey, autore di biografie di John Cheever e Richard Yates. Bailey ha accesso libero ai suoi archivi, ma Roth ha spiegato a Les inRocks di aver lasciato disposizioni nel suo testamento affinchè tutto sia distrutto dopo la sua morte: "Non voglio che le mie carte vadano in giro. Non deve leggerle nessuno".

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Messaggio Da Aghata il Mar 20 Nov 2012, 15:27

questo articolo mi mette una tristezza indicibile
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Messaggio Da Giuseppe Novellino il Mar 20 Nov 2012, 16:59

Non sono un fan di Roth, anzi non figura tra i dieci narratori del Novecento che prediligo... Ma è un grande sctittore. Secondo me, avrebbe lasciato qualche altra opera indimenticabile. Ma queste decisioni vengono dal profondo dell'animo e ad esse dobbiamo inchinarci.

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Messaggio Da lauramegali il Mar 20 Nov 2012, 19:57

In un'intervista su Repubblica di ieri spiega: "So che non riuscirò più a scrivere bene come scrivevo prima. Non ho più la forza per sopportare la frustrazione. Scrivere è una frustrazione, una frustrazione quotidiana, per non parlare dell'umiliazione. E' come il baseball: due terzi del tempo sbagli. Non ce la faccio più a immaginare di passare altre giornate in cui scrivi cinque pagine e le butti via..."
E più avanti: "Non ho più la responsabilità della mia vita, di scavarci dentro. Sapete, avevo bisogno della mia vita come trampolino per le cose che scrivevo. Devo avere qualcosa di solido sotto i piedi quando scrivo...Saltello su e giù sul trampolino e poi mi tuffo nell'acqua della narrativa. Ma devo cominciare dalla vita per poterci pompare la vita dentro".
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Messaggio Da Tararà il Ven 23 Nov 2012, 15:30

Sono un ammiratore di Roth. Penso che "Pastorale americana" si possa annoverare tra i migliori romanzi del novecento ( forse il migliore degli americani degli ultimi 30 anni ).
Tuttavia, stavolta, il buon Philip Roth, l'ha fatta grossa: dalla letteratura non ci si può ritirare; la letteratura non è un lavoro come gli altri: non timbri il cartellino e la sera te ne vai a casa a guardare la partita.
Secondo me, Roth doveva semplicemente dire: "ragazzi, non ce la faccio più a scrivere. Ragazzi, al momento non ho niente da dire e da scrivere, quindi penso che smetterò di scrivere. Tuttavia, se fra uno, due, tre o anche dieci anni, mi verrà in mente qualche buona idea o avrò qualcosa da aggiungere a tutto quello che ho già scritto, tornerò a scrivere.

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