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Trucchi, falsi e bugie per vendere i libri

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Messaggio Da Artemisia il Ven 23 Ago 2013, 21:10

Trucchi, falsi e bugie per vendere i libri:
ecco tutti i segreti del marketing




Sopravvivere con i lupi di Misha Defonseca, fu un bestseller negli anni 90. Ma la storia, una bambina sopravvissuta alla Shoah, era inventata. Dubbi sono stati avanzati sull'autenticità della vicenda autobiografica raccontata in Educazione siberiana di Nicolai Lilin. E dietro la firma di Emma Mars, autrice della Trilogia delle stanze, di prossima uscita in Italia si nasconde un celebre scrittore francese.

di RAFFAELLA DE SANTIS


COSA non inventa il mercato editoriale pur di vendere i libri: autori famosi che si nascondono dietro pseudonimi, baby scrittori che in realtà hanno età venerande, donne che si fingono uomini e viceversa, ricchi che recitano la parte degli spiantati. Tutto pur di fabbricare un bestseller.

a storia dell'editoria è piena di trucchi studiati ad arte per incuriosire i lettori. Il prossimo 27 agosto uscirà nelle librerie italiane il primo romanzo di un ennesimo trittico erotico, dopo le Cinquanta sfumature, firmate E. L. James, pseudonimo di Erika Leonard: la nuova saga della Trilogia delle stanze (Trovami, Svelami, Scoprimi), in corso di pubblicazione in dodici paesi (in Italia uscirà per Sperling & Kupfer), parla di una escort che si redime e decide di sposare uno dei suoi ricchissimi amanti, salvo poi gettarsi tra le braccia del fratello di lui in un crescendo di giochi tra le lenzuola degli alberghi. Dietro al nom de plume dell'autrice, Emma Mars, si nasconderebbe un celebre scrittore francese, un uomo che deve aver fiutato l'affare facendo leva su una firma femminile, più adatta al filone porno soft.

Perfino il caso eclatante di J. K. Rowling che ha scritto il suo ultimo romanzo, Il richiamo del cuculo, usando lo pseudonimo di Robert Galbraith, potrebbe essere stato architettato per evitare un flop. D'altra parte senza il traino del suo vero nome di copertina, The Cuckoo's Calling stentava a decollare, ma non appena è stata rivelata la vera identità dell'autrice le 1.500 copie vendute in tre mesi (nell'ultima settimana solo 37) si sono di colpo moltiplicate del 500%, tanto da far venire il ragionevole sospetto che la soffiata partita dal legale della signora Rowling fosse in realtà un piano di marketing per evitare il disastro e rimediare a una valutazione sbagliata in partenza. Molto probabile infatti che nei panni di una sconosciuta, la scrittrice puntasse a conquistare quella fetta di mercato sedotta dal self-publishing e dagli autori poco noti più che dalle grandi firme.

Certo, il nome di copertina è importante e il mercato ha le sue preferenze. Le storie d'amore più o meno hard prediligono firme femminili (anche gli scrittori dei romanzi Harmony si fingevano donne), ma le saghe fantasy e i thriller funzionano meglio se attribuiti a uomini. Di pseudonimi è piena la letteratura (Fernando Pessoa, Svevo, Paul Auster, Mo Yan, solo per citarne alcuni), ma le false identità a fini commerciali sono tutt'altra cosa, soprattutto quando si tratta di autofiction, confessioni di esperienze realmente vissute che presupporrebbero la verità come primo ingrediente.

Carlo Carabba, editor narrativa Mondadori, spiega: "Bisogna distinguere. Da un lato c'è la scelta di pubblicare con uno pseudonimo  -  decisione che di solito viene presa dallo scrittore e non dall'editore  -  dall'altro c'è il trucco editoriale vero e proprio: spacciare per "storia vera" un libro di fantasia. Quest'ultima è una strada pericolosa, che rischia di minare il rapporto di fiducia con il lettore. E poi, come sanno tutti un trucco una volta svelato perde ogni valore". E in effetti un memoir che risulti falso è una contraddizione in termini, ma che succede se in libreria finisce nello scaffale dei romanzi? È stata messa in discussione anche la storia autobiografica di Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana, che certamente non avrebbe avuto sul pubblico lo stesso impatto se presentata come opera di fiction, perché i lettori sono affamati di storie "vere" e gli editori lo sanno.

Tracciare però un confine netto tra i gradi di realtà nella letteratura non è facile. Per Paolo Repetti, direttore editoriale di Einaudi Stile Libero, ci sono diversi aspetti da considerare: "Un conto sono le operazioni di marketing in cui il concetto di onestà intellettuale può essere ancora utilizzato, un conto sono le operazioni letterarie in cui il concetto di vero e falso si gioca da sempre con ambiguità. Un artificio letterario può travestire un documento falso come vero o viceversa, ma alla fine non si può fare nulla se non attestare la qualità dell'opera. In letteratura è tutto consentito".

Da qualche anno siamo tempestati di false autobiografie, salvo poi scoprire l'inganno: l'autofiction di Margaret B. Jones, Love and Consequences, pubblicizzata per mesi dalla stampa americana come la confessione eccezionale di una ragazzina cresciuta tra le baby gang e gli spacciatori di droga di Los Angeles, era in realtà opera di Margaret Selzer, nata e cresciuta in un quartiere benestante. La Penguin in quel caso ha ritirato le copie e rimborsato i lettori. Vicenda analoga per James Frey, Un milione di piccoli pezzi (Tea), in cui niente era vero, né la gioventù spesa dall'autore tra bande criminali, né gli otto anni in carcere.

E alla fine degli anni Novanta fu clamoroso il bluff di Misha Defonseca nel suo Sopravvivere con i lupi (Ponte alle Grazie, tradotto in diciotto lingue), presentato come storia vera di una bambina sopravvissuta alla Shoah e invece inventato di sana pianta. A questo punto non sembra nemmeno più un problema di realtà, ma di reality: è vero tutto ciò che fa audience.

http://www.repubblica.it/cultura/2013/08/20/news/trucchi_falsi_e_bugie_per_vendere_i_libri_ecco_tutti_i_segreti_del_marketing-65036802/

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Messaggio Da laretta il Sab 24 Ago 2013, 17:31

Laughing Come si dice: fare di necessità virtù Laughing
Spacciare per vera una vicenda inventata ha lamia più completa disapprovazione, soprattutto per quanto riguarda temi come la Shoah : mi sembra irrispettoso per chi ha vissuto realmente situazioni di tale gravità.
Ma gli pseudonimi... non me la sento di attaccarli così rudemente Laughing L'importante è il contenuto, non il nome scritto in copertina. Cioè, non capisco il boom di vendite della Rowling dopo aver "ammesso" di aver scritto lei il libro...
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Messaggio Da Capitan Sbudella il Lun 26 Ago 2013, 13:58

Il boom di vendite è dovuto al fatto che una volta che uno si fa un nome può pubblicare anche la lista della spesa o il testamento di sua nonna e il pubblico lo compra lo stesso. Crying or Very sad 
E l'editore, che lo sa, è disposto a essere di manica più larga e ad accettare manoscritti che non pubblicherebbe mai se fossero di uno sconosciuto. il problema in questo caso sembra essere il pubblico e non l'editore.
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Messaggio Da laretta il Lun 26 Ago 2013, 15:02

Ah , chiaro . Peccato però, che ormai tutto sia ridotto al tentativo di guadagnare il più possibile, di accaparrarsi più pubblico... la cultura (cioè anche la letteratura) dovrebbe essere esente da questi meccanismi... Sad
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Messaggio Da Capitan Sbudella il Mar 27 Ago 2013, 14:19

Mah, l'editore manda avanti una ditta, una ditta che fa cultura, a dire il vero, ma pur sempre una ditta.
Le scelte dell'editore sono guidate dalle preferenze del pubblico, che a sua volta è influenzato dalla pubblicità e dal denaro che un editore è disposto a investire per il lancio di un libro. Insomma, è un po' un cane che si morde la coda.
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Messaggio Da Ratsy il Mar 27 Ago 2013, 14:28

Dovrebbero esistere mecenati in Letteratura, imprenditori miliardari tipo Pinault o Arnault che investano nella pubblicazione di opere letterarie di qualità, anche se non corrispondono (per ora!!) alle esigenze del mercato.

Oppure si dovrebbe creare una comunità numerosa (numerosissima) nella quale ognuno investa dai 10 ai 100 euro l'anno allo scopo di promuovere la letteratura alternativa. Una specie di casa editrice comunitaria... l'unico problema (e basta dare un'occhiata a certe discussioni di questo forum per rendersene conto) è che le numerosissime persone di una comunità su larga scala con capitale non andranno di sicuro MAI d'accordo sulla selezione dei testi da pubblicare! lol! 

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Messaggio Da Ratsy il Mar 27 Ago 2013, 14:44

Capitan Sbudella ha scritto:Il boom di vendite è dovuto al fatto che una volta che uno si fa un nome può pubblicare anche la lista della spesa o il testamento di sua nonna e il pubblico lo compra lo stesso. Crying or Very sad 
è certamente un grosso problema da affrontare per lo scrittore emergente, che andrebbe assolutamente tutelato e "sponsorizzato" da organizzazioni culturali, dalla Regione etc... ma la letteratura richiede al lettore un investimento in denaro e in tempo, un autore famoso e apprezzato permette anche di "andare sul sicuro". Certo poi se ci propinano romanzi spazzatura col pretesto che è stato scritto in una settimana da uno scrittore famoso che ha bisogno di rinfoltire il conto in banca... però alla lunga ci rimette anche la casa editrice, e il lettore, da Mondadori passa a Isbn (scelta puramente casuale degli editori illustrativi)


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