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Messaggio Da Aspide il Dom 08 Ago 2010, 19:28

Ciao a tutti, ho visto le nuove iniziative del forum. In questo momento sono di lettura, più che di scrittura. Ho pescato alcuni libri molto interessanti:
1) Cormac McCarty: "Il buio fuori". Favola nera, nerissima, ambientata in un'America lontana da quella che la televisione e il cinema ci mostrano ogni giorno. E' una terra desolata e arida, dove i personaggi si agitano senza speranza e possibilità di redenzione. In una capanna sperduta al limitare del bosco, una donna dà alla luce uno strano neonato. E' il frutto di un incesto. Il padre tenterà di liberarsi del bambino. Il piccolo, però, verrà salvato da un calderaio che si guadagna la vita girovagando per la contea con un vecchio carretto sul quale trascina la sua mercanzia. Ma non c'è possibilità di salvezza:nè per il neonato, nè per i suoi genitori, nè per il calderaio.
Detta così, sembra una storia terribile. Invece è meravigliosa, perche McCarthy ha una scrittura incredibile, aspra e forte. Desolata come la vicenda che racconta. Mi ha colpito il suo uso del discorso diretto libero. E' la prima volta che trovo tale tecnica applicata in maniera così precisa ed efficace. Per alcuni tratti mi ha ricordato Verga. La sua desolazione, il suo pessimismo, ma anche la sua tecnica sopraffina.
2) Cormac McCarty: "La strada". In un mondo lontano eppure vicinissimo, un padre e suo figlio, sopravvissuti a una catastrofe nucleare, tentano disperatamente di resistere. Anche se non si tratta di una horror story, l'orrore che suscita è ancora più violento e più profondo. Perchè potrebbe accadere. Perchè l'uomo potrebbe veramente distruggere la terra. E allora... meglio morire o sopravvivere in un livido mondo di tenebre? La risposta, forse, Mc Cormac la dà, anche se non so se sia quella giusta.
Scrittura meravigliosa. Scabra ed efficace. Come vorrei essere come lui. Purtroppo...
3)Camilleri/Lucarelli: "Acqua in bocca". Scusate, ma lo devo dire. Ciofeca a dieci euro. Ben scritta e divertente. Ma poca roba. Io ho abboccato. Voi evitate.
4)Ray Bradbury: "Il popolo dell'autunno". Will e Jim hanno tredici anni e tanta voglia di avventura quando, in una livida notte di ottobre, un improbabile luna park arriva nella loro città. E' strano. I luna park non giungono mai in autunno. E allora, perchè un treno sferragliante ha scaricato sul grande prato ai confini della città addormentata il suo carico di tende, di specchi, di giostre e di strani esseri mutanti? Will e Jim, incuriositi, vagheranno nella notte a caccia di risposte. La loro curiosità, però, rischierà di essere letale. C'è un mistero affascinante e orribile che il luna park nasconde, e chi cerca di svelarlo paga con la vita.
Ho scoperto il libro di Bradbury leggendo "Danse macabre" di King. Lui lo definisce una delle più grandi storie dell'orrore del XX secolo. In realtà è solo una favola. Nera e meravigliosa. Scritta in maniera poeticissima. Alcune descrizioni sono così belle che me le sono ricopiate sul mio quaderno degli appunti. Voglio impararle a memoria. Forse imparo a scrivere come Bradbury. Chissà. La speranza è l'ultima a morire.
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Messaggio Da ale il Dom 08 Ago 2010, 22:29

ciao Aspide,
credo che tu sia riuscita a convincermi per Bradbury. L'avevo visto in libreria ma poi l'ho posato a favore di non ricordo più cosa. Gli darò ora l'opportunità che gli avevo negato.
Grazie per il consiglio!
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Messaggio Da Aspide il Dom 08 Ago 2010, 22:54

Ciao Ale, spero che ti piaccia.
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Messaggio Da ale il Dom 08 Ago 2010, 22:55

wow. Sei bellissima di persona!
Grazie anche per la mail
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Messaggio Da urios il Mer 11 Ago 2010, 15:54

avevo iniziato il libro di Bradbury
ma l'ho smesso dopo una 50ina di pagine...

Paura


consiglio:

"Le radici del cielo" di Romain Gary
"Il tè nel deserto" di Paul Bowls

tra i libri più belli che abbia mai letto

fatemi sapere rendeer
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Messaggio Da Aspide il Mer 11 Ago 2010, 17:47

Perchè? Non sarà stato un problema di incipit. Scherzo. Questo, comunque, dimostra che non tutto piace a tutti.
I libri che tu consigli non li ho letti. Provvederò. Con calma. Aspy
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Messaggio Da tormento il Mer 11 Ago 2010, 17:49

Aspide ha scritto:Perchè? Non sarà stato un problema di incipit.

E' sicuramente un libro che gems non avrebbe mai pubblicato.
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Messaggio Da Aspide il Mer 11 Ago 2010, 17:56

Probabile, dato che ha pubblicato ciofeche come "La biblioteca dei morti" o lo stracult spagnolo della cattedrale.
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Messaggio Da urios il Gio 12 Ago 2010, 08:45

Aspide ha scritto:Perchè? Non sarà stato un problema di incipit. Scherzo. Questo, comunque, dimostra che non tutto piace a tutti.
I libri che tu consigli non li ho letti. Provvederò. Con calma. Aspy

ciao, Aspy

no, la cosa e' ben meditata
perchè l'ho ripreso due volte Sleep
anche una questione di stile
troppo asciutto? poca sostanza? un parlarsi addosso senza suspence?
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Messaggio Da nick mano fredda il Ven 13 Ago 2010, 19:44

Non so se hai letto Oltre il confine, di McCarhy. Per me è un libro straordinario, soprattutto la prima parte. Una specie di Hemingway al cubo. Visto che ne ho un paio d'estratti nel computer, eccoli qui:

(il primo è quando il ragazzo uccide la lupa, che aveva salvato all'inizio della storia, perché la stanno facendo combattere contro più cani contemporaneamente; il secondo è il finale)


Nessuno notò la sua presenza. Si fece strada tra la folla e quando raggiunse l'estacada vide la lupa sola nella buca; non era un bello spettacolo. Era ritornata contro il palo e vi si era accovacciata accanto, con la testa nella polvere e la lingua penzoloni; aveva il pelo coperto di polvere e sangue e i suoi occhi gialli non guardavano nulla. Aveva combattuto per quasi due ore e quasi sempre contro due avversari contemporaneamente. In fondo alla estacada due addestratori trattenevano i terrier e l'arbitro discuteva con il giovane hacendado. Non c'era nessuno in prossimità dei terrier che, legati al guinzaglio, digrignavano i denti umidi e davano forti strattoni agli addestratori. La polvere sospesa intorno alle luci sembrava silice. L'aguador se ne stava fermo con il secchio d'acqua in mano.
Scavalcò il parapetto e si diresse verso la lupa, infilò una cartuccia nella canna del fucile e si fermò a tre metri da lei, portò il fucile contro la spalla, mirò alla testa insanguinata e fece fuoco.
L'eco del colpo nello spazio chiuso del fienile fece tacere ogni altra cosa. I terrier appoggiarono tutte e quattro le zampe, emettendo lamenti e girando intorno agli addestratori. Nessuno si mosse. Il fumo blu del fucile rimase sospeso nell'aria. La lupa giaceva a terra, morta.
Sollevò il fucile in verticale e fece uscire il bossolo, lo prese, se lo mise in tasca, richiuse il fucile e rimase fermo, con il pollice appoggiato al cane dell'arma. Guardò la folla che lo circondava. Nessuno parlava. Alcuni guardavano il fondo del locale, ma quello che si avvicinò per primo all'estacada non fu il giovane don, bensì il vicealguacil, quello che aveva visto l'ultima volta tormentare il carretero con la giacca lungo la strada della colonia più a monte. Scavalcò la barriera, si diresse verso la fossa e chiese il fucile al ragazzo. Il ragazzo non si mosse. Il vicealguacil aprì la parte superiore del fodero ed estrasse una 45 automatica già carica.
Dame la carabina, disse.
Il ragazzo guardò la lupa. Guardò la folla. I suoi occhi erano colmi di lacrime ma non lasciò andare il cane del fucile, né fece cenno di volerlo riporre. Il vicealguacil alzò la pistola e mirò verso l'alto del suo torace. Gli spettatori dall'altra parte della estacada si accovacciarono o si misero in ginocchio e alcuni di essi si coricarono con la faccia a terra nella polvere, con le mani sulla testa. Nel silenzio, l'unico suono percettibile era il lieve lamento di uno dei due cani. Poi qualcuno dalla platea parlò. Bastante, disse. No le molesta.




Prese le coperte e le allargò sul fieno; si sedette a mangiare sardine in scatola, guardando la pioggia; in quel momento, un cane giallo girò intorno all'edificio, entrò dalla porta aperta e si fermò. Prima guardò il cavallo. Poi girò la testa e lo guardò. Era un cane vecchio, col muso grigio e orribilmente storpio nelle zampe posteriori; anche la testa era storta rispetto al resto del corpo e il cane si muoveva in maniera grottesca. Una bestia artritica e sbilenca che si trascinava lateralmente e annusava il pavimento per sentire l'odore dell'uomo; sollevò la testa e annusò l'aria nel tentativo di riconoscere quella che i suoi occhi lattescenti mezzo ciechi gli prospettavano come una mera ombra.
Billy spostò con attenzione le sardine da un lato. Nell'umidità si sentiva l'odore dell'animale, fermo, poco dentro la porta, con la pioggia che cadeva tra le erbacce e nella ghiaia alle sue spalle; la bestia era bagnata e malandata, piena di cicatrici, e avrebbe benissimo potuto essere il risultato di una ricostruzione operata da folli vivisezionisti che avessero riassemblato una bestia con pezzi provenienti da animali diversi. Rimase immobile, poi si scosse in quella sua maniera grottesca e zoppicando si spostò, fino all'altro angolo della stanza; poi guardò indietro, si girò tre volte e si coricò.
Billy pulì la lama del coltello sui pantaloni, lo posò sulla scatola di sardine e si guardò intorno. Staccò un pezzo di fango indurito dal muro e lo gettò verso l'animale. Il cane emise uno strano gemito ma non si mosse.
Vattene, gridò.
Il cane mugolò e rimase fermo.
Bestemmiò a bassa voce e si alzò in piedi e si mise a cercare un'arma. Il cavallo lo osservò, poi si voltò verso il cane. Billy attraversò la stanza, uscì alla pioggia e fece il giro intorno all'edificio. Quando tornò aveva in pugno un tubo lungo un metro; andò in direzione del cane. Dài, gridò. Vattene.
Il cane si alzò con un lamento, si trascinò lungo il muro e zoppicando uscì nel cortile. Quando Billy si girò per tornare alle sue coperte, il cane gli sgattaiolò di fianco, rientrando nell'edificio. Billy si voltò, lo inseguì sempre con il tubo in mano e il cane, sempre trascinandosi, uscì di nuovo.
Billy lo seguì. Il cane si era fermato sul ciglio della strada, sotto la pioggia, e guardava indietro. Forse un tempo era stato un cane da caccia, forse era stato abbandonato tra le montagne perché creduto morto o sul ciglio della strada. Depositario di diecimila cose indegne e araldo di Dio sa cosa. Billy si chinò, afferrò alcuni sassolini e glieli tirò. Il cane sollevò la testa deforme ed emise un mugolio bizzarro. Andò verso il cane e questi si incamminò lungo la strada. Lo inseguì, gettando altre pietre, gridando, e poi gettò il tubo, che cadendo a terra produsse un suono metallico, rotolando sulla strada alle spalle dell'animale; il cane ululò nuovamente e incominciò a correre, zoppicando su quelle zampe storte e tenendo sempre quella strana testa piegata sul collo. Mentre correva, sollevò di lato il muso e ululò di nuovo emettendo un suono terribile. Qualcosa che non apparteneva a questa terra. Come se un terribile cumulo di dolore si fosse insinuato dal passato. Trotterellando risalì la strada nella pioggia con le gambe ferite, continuando a ululare tutta la disperazione che aveva nel cuore, fino a che non scomparve del tutto; poi svanì anche il suo ululato.

Billy si svegliò nel bagliore del mezzogiorno e si levò a sedere tra le coperte che puzzavano di rancido. Mentre la osservava, l'ombra del legno non lavorato del telaio della finestra sul muro di fronte incominciò ad attenuarsi e ad affievolirsi. Come se una nuvola stesse coprendo il sole. Con un calcio sollevò le coperte, indossò stivali e cappello, si alzò e uscì. La strada era di color grigio pallido e la luce si stendeva fino all'orizzonte. Nei felceti sul ciglio della strada gli uccelli si erano svegliati e avevano incominciato a cinguettare e a svolazzare tutt'intorno, sulle strisce nere delle tarantole che avevano attraversato la strada nella notte come granchi dalle articolazioni bloccate, inarcandosi come marionette, misurando con il loro passo ottuplo le improvvise ombre snodate che loro stesse proiettavano sul terreno.
Guardò la strada, verso la luce che si dissolveva. Banchi di nuvole scure a nord. Durante la notte aveva smesso di piovere e dal deserto spuntò un arcobaleno interrotto, formando un pallido arco simile a un neon; guardò di nuovo la strada che gli si apriva dinnanzi, sempre più scura; la strada correva verso est ed era priva di sole e di alba e quando guardò nuovamente verso nord la luce si stava allontanando ancora più rapidamente e quel mezzogiorno nel quale si era svegliato era diventato prima una penombra aliena e poi un'oscurità aliena; gli uccelli che volavano si erano di nuovo posati sul felceto al bordo della strada e avevano smesso di cinguettare.
Fece qualche passo. Dalle montagne soffiava un vento freddo, che fendeva le pendici occidentali del continente, dove la neve estiva sovrastava la linea degli alberi, e attraversava le foreste di abeti e di pioppi e soffiava sulla pianura desertica più a valle. Aveva smesso di piovere quella notte; Billy arrivò sulla strada e chiamò il cane. Chiamò più volte, fermo in quell'oscurità inspiegabile. Non si sentivano rumori, tranne quello del vento. Dopo un po' si sedette sulla strada. Si levò il cappello e lo posò sull'asfalto davanti a sé, chinò la testa, si strinse il viso tra le mani e pianse. Rimase lì a lungo, poi il cielo a est incominciò a farsi grigio; poi si levò il sole vero, quello fatto da Dio, ancora una volta, per tutti, senza distinzioni.
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Messaggio Da urios il Mar 17 Ago 2010, 09:51

vi regalo una poesia


Notte d’Estate

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.
Gli alberi
tèssono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.
Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.



ma non dirò l'autore.....spagnolo, of course
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Messaggio Da Artemisia il Mar 17 Ago 2010, 14:04

urios ha scritto:vi regalo una poesia


Notte d’Estate

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.
Gli alberi
tèssono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.
Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.



ma non dirò l'autore.....spagnolo, of course

Molto bella! Grazie.

"L'ombra dell'anima mia
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole".
Very Happy
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Messaggio Da urios il Mar 17 Ago 2010, 14:10

ottimo !


"la goccia di pianto si trasforma
in alabastro di spirito"


perfetta fusione di elementi distinti
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