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LA DANZA DEL VERSO...

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Messaggio Da DATABASE il Mar 10 Ago 2010, 23:40

ognuno di noi ha qualche folgio nel cassetto...appunti scribacchiati in quà e là...a volte sono piccole illuminazioni, a volte effimere stronzate, a volte sono versi, che racchiudono il senso di quei momenti in cui il tempo sembra fermarsi e il nostro cuore è come se cominciasse a battere per la prima volta..
Se volte unirvi in questa nuova avventura...

Ecco IL PRIMO SPUNTO, dal vostro caro amico umile DATABASE

C’è qualcosa nell’immutabilità dell’aria,
nel lieve respiro del vento,
che mi riporta lontano,
nel tempo,
tra sogno e realtà.
La sola contemplazione
diviene nuda formula primordiale.
La folla indomita, si dissolve e la vita si richiude,
tra le sottili pieghe delle nubi,
lasciando candidi strali di luce.
Il sentimento è un fremito sulla pelle,
accaldata da un sole rovente.
Tutto diventa sottile.
Leggiadria. Asimmetria.
Irriconoscibile all’occhio, al tatto.
Dolce premura materna,
quieto dormire in un meriggio di primavera.
Sento lontani i tuoni, oltre le valli.
La pioggia si avvicina.
La tempesta è imminente. Aspetto.
E’ reale la sensazione di trovarsi immobili.
Nella solitudine d’un sogno che sai essere reale.
Immersi in una notte di profumi e piaceri,
abbiamo fatto l’amore con le stelle.
Orgia di luce.
Desiderio.
Abbiamo perso la nostra concentrazione,
stimolati dal peccato.
Alle sorgenti dell’incoscienza ci siamo abbeverati.
Il fiore dell’esistenza è un verso.
Il più bello, il più sincero.
Del poeta che non sa, non vuole più
cantare il mondo all’ombra del rimpianto.
Quel verso è ciò che rimane del suo sogno…….
Il suo dono per noi, per il nostro amore incorrotto.
Il suo sacrificio, estremo atto di santità o follia……
è ciò che rende reali le nostre libertà.
Ovunque è incertezza….
In ogni treno che lascia la città.
In ogni bimbo che nasce, urla e scalcia.
In ogni fiore che appassisce.
Nel pianto della luna.
Nel risveglio della natura.
Ovunque è incertezza…..ma il poeta ci riporta,
col suo verso, alla visione d’un mondo
alle porte della perduta perfezione celeste.
Così piacevole.
Tra le tue braccia.


……..Sono un’orma solitaria, lasciata sulla spiaggia,
dai piedi dell’amore in fuga. Per gioco.
Avvolto nel tiepido limbo della vita.
Uno sguardo. L’eternità del dubbio.
E’ in tutto ciò che siamo, la sola risposta alle nostre vite…….
DATABASE
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Messaggio Da debdea il Mer 11 Ago 2010, 16:57

Immagino...
Una donna lupo che corre selvaggia nel bosco. Le belve della foresta sono sue figlie, la sua energia vitale e distruttiva che sempre l'accompagna.
Ha i capelli ribelli e scuri, la pelle chiara della luna.
Nella foresta. E' sempre notte.
E lei, ha sempre fame. Figlia della terra intrisa di sangue, lei il sangue lo vuole, lei il sangue lo beve, se lo fa scorrere tra le dita delicate, e lo passa sul viso, simboli per la lotta che s'appresta.
Lo lecca dalle mani sottili, lo ricerca alla fonte, si rimmerge, poi ricomincia.
Si strappa la tunica corta, di canapa grezza.
E' pronta.
Col corpo agile, sembra magra ragazza come tante. Le gambe da zebrina incurante per quei seni acerbi che sovrastano fianchi tondi, che ospitano buio, e calore, e sangue.
Adesso ha fame.
Chi sazierà la sua fame? Lei ha sempre fame, nessuno la può
placare.
E allora lei sorride e basta, da lontano, cogli occhi che tutto sanno già da prima.
Ma stasera la fame è troppa, bisognerà placarla, e la lotta sarà dura, lei già lo sa questo.
Sarà cruenta. Truculenta. Ma poi. Per quella notte.
La belva il suo pasto l'avrà consumato.
Ecco che arriva l'avversario.
La sovrasta in altezza, lei scompare in possenza.
Vivida luce in quel buio perenne, la belva ha deciso.
Quella sarà la sua cena.
I guerrieri si avvicinano, occhi negli occhi.
Solo occhi negli occhi, per ora.
Prima il rituale. Poi la carneficina. Pasto di sangue.
L'uomo di luce continua a fissarla, e tace.
E' lei che sferrerà la prima mossa, quest'è palese.
Lui tenterà ogni strenua difesa. Poi cederà. Ma adesso.
Vien da lottare.
la lupa s'appresta innanzi, gli artiglia il torace possente. La pelle si lacera. Il sangue la colora.
Lei lo sugge alla ferita, lui la lascia fare.
Ma lei sferza, e ride, e lo tormenta con la lingua, ché è brava a tormentare.
Ma lui non tollera l'affronto, l'hai voluto, prendilo ora.
L'afferra per la nuca, scure chiome tra le mani.
Spinge contro le ferite la bocca di lei mai sazia del sapore. E duole, e brucia, eppure è stabilito:
prenderà il suo tormento, infliggendolo com'ha deciso.
Eppoi il sangue finisce di stillare. E lei ne vuole ancora. Che mai ne ha abbastanza,
di mordere e succhiare.
Nell'impeto di rabbia, la lupa lo respinge, lui cade tra i rovi delle more.
Si graffia e sparge sangue, e non pare un caso, la caduta.
E adesso è a terra, che più non può fare che sperare nella grazia. Ma lei no.
Ha fame, stasera, troppa per essere pietosa.
Perchè sei entrato nella foresta, mio bel viandante di luce vestito, non sapevi forse che morte era in agguato?
Si abbassa repentina, di un lupo le movenze.
La veste ormai lontana, di luna ormai si ammanta.
Il viandante non ha scampo, la sua carne è minacciata, può solo ritardare la sua fine, che quegli
occhi ne valgono l'attesa.
Lei ha sangue sulla bocca, ne ha cosparso lui il petto, fin più sotto gli è colato.
Lei lo vuole. Stasera. Vuole. Leccare. Succhiare. Carne e poi altra carne, e vedere gli occhi
luminosi che si accendono ancor più, poi si placano al dolore.
Mordere. Mordere. Sbranare. Ma.
E' ancora tempo di rallentare.
Il viandante è ferito, col corpo agonizzante, e la odia la creatura che l'ha fatto tanto inerme.
Lei sarà punita per l'affronto, ed ecco che la cinge all'improvviso, e se la spinge contro, spalle al petto.
Lei subisce e non protesta, che ben conosce la danza della morte.
Lui la tiene, e lei trattiene. Ancor per poco. La sua fame.
Ma lui rivuole sangue ormai sottratto, che adesso è. In lei. E allora è perso.
Prenderà il suo.
E allor la tiene, e con la mano la scava senza sosta nell'antro sanguinante e buio e caldo, e
infligge dolore e punizione alla bocca che gli recò l'affronto.
I suoi occhi non li vuol vedere mentre punisce, che lei innamora.
Ma non appena l'impeto si spegne, la lupa agile sfugge alla sua stretta e la bocca, stavolta di sua
sponte, offre arrendevole alla sua vendetta. Lui è preso da
impeto bruciante, vuole dolcezza, ora, e
sangue insieme, e allora bacia adesso, e adesso morde.
E la lupa pregusta il suo piacere.
Poi che entrambi sfiniti per la lotta, si guardano negli occhi più vivi ancor di prima, la lupa
prova a esigere il suo pasto, ma lui la blocca. Che se è deciso che lui debba perire, almeno
vuole farlo con onore. E la lupa, vinta ormai dal pianto, aspetta che lui
l'offra il pasto quando sia più pronto.
E poi che il tempo, infine, fu raggiunto, e l'uno e l'altra
si avvincono sprezzanti. E lui è già carne
in bocca alla sua belva. E lei divora e lui si tira indietro, che insieme vuole eppure
ne ha terrore.
Ma poi che entrambi si arrendono a quel fato, raccolgono delirio del
pasto consumato.
La lotta è dura, alla lunga stanca.
Il buio è dolce, e ha pietà di loro, di figlia tanto cara, e di
viandante incauto in quella selva oscura.
Bacia le palpebre e li lascia addormentare.


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Messaggio Da DATABASE il Mer 11 Ago 2010, 19:15

prima di tutto grazie per essere intervenuta DEB.
l'ho trovato molto passionale. C'è sessualità in quello che dici, animalesca, furente, violenta contrapposta ad un profondo bisogno di dolcezza che ti rende vulnerabile. Nella lotta la lupa cede e guarda negli occhi l'uomo morente...ha il potere di cambiare, ha la possibilità di scegliere e lo fa, al calare della tenebra scegliendo un sonno che assopisce ogni emozione...che placa gli animi e nell'oscurità la vita riprende il suo respiro...bello. grazie mille.
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Messaggio Da debdea il Mer 11 Ago 2010, 19:21

DATABASE ha scritto:prima di tutto grazie per essere intervenuta DEB.
l'ho trovato molto passionale. C'è sessualità in quello che dici, animalesca, furente, violenta contrapposta ad un profondo bisogno di dolcezza che ti rende vulnerabile. Nella lotta la lupa cede e guarda negli occhi l'uomo morente...ha il potere di cambiare, ha la possibilità di scegliere e lo fa, al calare della tenebra scegliendo un sonno che assopisce ogni emozione...che placa gli animi e nell'oscurità la vita riprende il suo respiro...bello. grazie mille.

sono due estremi che noto spesso anche in te, fratello, anche se in maniera differente, e che mi fanno IMPAZZIRE. da una parte ribelle scapestrato, dall'altra maschio tenero e appassionato. c'è da innamorarsi di estremi tanto potenti fusi in una creatura sola.

ma già ti amo, impossibile prendersi una cotta Embarassed Very Happy I love you
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Messaggio Da DATABASE il Gio 12 Ago 2010, 07:33

Cara Deb....sempre troppo generosa e passionale.

Venere.
Il respiro degli amanti nell’ora più lunga.
Il lamento della civetta notturna.
Cerchiamo l’oblio nella danza delle foglie d’autunno.
E’ buio, la luna rischiara la notte.
Il vento, leggero, carezza i tuoi capelli. Cantico misterioso.
La brezza. Il fragore del tuono. E poi la tempesta.
Irreale, divina.
Sei stupenda, accanto al fuoco che brucia nel camino.
I tuoi occhi sono profondi come silenzi, luci che attraggono,
che svelano l’incanto del tuo essere donna.
Sei misteriosa, in piedi, nuda di fronte alla finestra.
Osservi l’oscurità.
Non hai paura.
Non dici nulla.
Ti lasci adorare, sfiorare ed a lungo baciare le spalle,
Il collo, la nuca, tutta la tua pelle.
Mi fai pensare a ciò che non è reale.
Virtù e Vizio si confondono, nel timore di vederti scomparire.
Il mattino mi sveglio e ti scopro addormentata.
Ti accarezzo, distolgo lo sguardo.
Sono geloso dell’aria che sola ti sfiora.
Sono geloso del cielo che sempre, notte e giorno, ti spia.
Mi confondo con le ombre, per strisciarti accanto sinuoso.
Venere.

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Messaggio Da debdea il Gio 12 Ago 2010, 09:04

Il mio signore era lontano già da tempo, ormai, dalla nostra reggia. Troppo tempo, troppo gelo affliggevano la mia pelle abbandonata.. bramavo il suo tocco vellutato e deciso, e le sue labbra sul collo e la sua lingua che mi accarezzasse l'incavo tra i seni.. ma il mio signore tardava ad arrivare.. troppi ostacoli ancora lo trattenevano nel mondo, eppure io sapevo che sarebbe presto tornato.
Mi misi alla finestra ad attenderlo, vicina al braciere incandescente. Mi chiedevo se quel calore potesse riscaldarmi ancora un poco, supplire alla disperata assenza del mio adorato signore tra le mie braccia, tra le mie gambe, ovunque dentro di me, a riempire la mia carne, la mia vita, i miei sensi tutti della sua più completa essenza. Il braciere bruciava ustionava i palmi delle mani, che accostavo sempre più innanzi, ché troppo era il gelo, e troppo il bisogno di lui sotto la pelle.
Con le dita tremanti mi sono slacciata la veste e l'ho lasciata scivolare a terra, nuda in attesa del mio signore, pronta, più pronta che mai ad accogliere il suo abbraccio convulso.
Ho appoggiato le mani più vicine al braciere, ho ustionato i palmi fino a sentire quel dolore un po' accecante, ma era niente rispetto a quello che avrei voluto provare.. e allora ho appoggiato i palmi dapprima sulle spalle candide, e ho visto che prendevano colore. Poi li ho scaldati ancora e li ho appoggiati sul ventre, così desideroso di bruciare, sempre agognante il fuoco del mio padrone per scaldarsi ancor di più.. e poi ho scaldato ancora una volta i palmi e ho dischiuso le cosce lì, sul fiore di carne che il mio signore tanto ama lambire con la lingua, ho appoggiato quel calore, meno caldo tuttavia di quello che già vi albergava.. ho dischiuso il mio fiore con le dita, tra i due petali di carne delicati, e poi altri due e poi il fuoco vi ho trovato.. fuoco denso e liquido, che bramava ricongiungersi ad altro fuoco.
Altro non desiderava.
Ma ecco che sento arrivare un rumore di cavallo al galoppo. E' lui, è lui che mi raggiunge, è lui che mi dà l'estasi al contatto, al respiro.. è lui che mi dà la vita ogni volta e ogni volta se la riprende..
Sta salendo e io non mi muovo, continuo ad alimentare quel tormento, piccola morte solitaria, se il mio signore non guida la mia mano con la sua, tra il magma incandescente che mi sgorga dal ventre..
Il mio signore entra, e mi vede.. è lucente, è affaticato dal viaggio, forse vorrebbe riposo, non so, io ho bisogno di estasi, io ho bisogno di lui, dentro di me ancora e ancora.. ecco che si avvicina.. mi guarda, ci guardiamo negli occhi col languore, il suo viaggio è stato lungo, e certo il suo piacere l'avrà soddisfatto nel percorso ma.. non il mio, non il nostro, non quello che ci appartiene nell'intimo della nostra carne, e dei nostri occhi, e della nostra anima.. si avvicina e io mi immergo in me, e vorrei che fosse lui.. il mio signore mi cinge per la vita nuda, mi stringe a sè con forza, scivola le mani sulle natiche bianche, orfane di quel tocco ormai da tanto, troppo tempo, e stringe pienamente, a piene mani la mia carne, e poi mi bacia, e lingua contro lingua, c'è fusione.. ma poi mi sferza, con le mani forti e delicate, mi sferza sulla carne bianca delle natiche, quasi a punirmi dell'attesa e io rimango, col viso sul suo petto, e accetto. Accetto tutto, e quel dolore, sì, che è come estasi, se è il mio signore che lo infligge.
Ma poi ritiene sia abbastanza, quando ormai le lacrime mi brillano negli occhi, e allora lui li bacia delicato, e poi la fronte, e poi di nuovo labbra, e succhia, e morde, e lecca tutt'intorno e scende al collo, tanto tenero e bianco, e lui lo morde, e io guardo al cielo che il morso brucia, eppure non so sottrarmi.. il mio signore appoggia le mani sulle nude spalle, e mi induce a prostrarmi.. ai suoi piedi, la sua schiava, eppure è gioia davanti a quello scettro che mi mostra innanzi, che mi brama, e brama il contatto della mia lingua tutt'intorno e su, e giù.. e continua ancora e ancora, e poi lo accolgo nella bocca, dove c'è più calore ancora a riscaldarlo, e vorrei che entrasse in me fino a divorarlo, ma non si può, non riesco, è troppo, e allora lo copro di baci appassionati, e voraci, e con le labbra, e con la lingua, e coi denti ancora, ma piano, che non faccia troppo male al mio signore. Solo il bene per il mio signore.
Lui impazzisce, io lo sento, a quel contatto, e il suo sangue affluisce e pulsa nelle vene, e io lo sento, lo assaporo mentre pulsa anche sulla mia lingua.. e poi. Il mio signore dà infine sfogo al suo piacere, e io non mi sottraggo, voglio bere, voglio tutto del mio signore, e allora bevo, e lecco quel fiotto prelibato.
Lui mi afferra per le spalle e mi rimette in piedi, che mi vuol baciare, e allora ci baciamo, col suo sapore ancora nella mia bocca, e non siamo mai stati tanto uniti come in quel contatto.
Poi mi prende per mano e mi depone sul letto grande e profumato, dov'io l'ho atteso solitaria tanto a lungo e mi fa giacere, e mi si para innanzi, Mi schiude le cosce con le mani, e poi le insinua nel mio sesso, a frugare accarezzare, riempire, colmare il vuoto perenne che ho di lui, e avrò sempre se non è con me. Si abbassa a lambire con le labbra il mio fiore, lo schiude ancora fra le dita, si insinua con la lingua, a leccare ancora, e ancora a fondo, che sembra voglia penetrare nel mio ventre, nell'origine.. e io lo afferro forte per le chiome nere, e l'affondo ancor di più, sei il mio signore, mio, mio, non ti lascio andare via da me.. e io fondo, il mio fuoco, il mio miele cola, e lui lo assaggia, e lui lo beve alla sorgente, non è mai sazio per davvero.. io vedo lampi di luce, ora neri ora bianchi negli occhi, e lui lo sa, e allora insiste, e un po' morde e un poco succhia la mia carne, che i lampi si infittiscono, e poi m'accecano alla fine. E' solo buio.
E allora il mio signore mi abbandona un poco, a leccare la mia ambrosia sulla pelle tesa delle cosce, ma presto risale a scambiare il sapore, come già io con lui..
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Messaggio Da DATABASE il Gio 12 Ago 2010, 09:36

Ero partito senza paura, un giorno di maggio.
Con la mia corazza luccicante. Sul mio cavallo. La spada al mio fianco. Luccicante. Pronta a sferzare colpi agli avversari. Pronta a sgominare il mondo, pronta a liberarlo dall'ipocrisa, dal conformismo imperante.
Ho attraversato terre dimenticate. Ho visto posti mai immaginati..Brughiere avvolte dalle nebbie suadenti, all'alba. Tramonti rosso fuoco in lande desolate. Là dove silenzio e paura accompagnano le notti. Ho mangiato carne cruda di animali selvatici, dividendola con lupi affamati. Ho bevuto sangue alle sorgenti della follia. Ho pianto sulla terra umida. Ho pregato e scongiurato. Ho combattuto e da prigioniero ho pensato a lungo per non perdere il barlume della ragione. Mentre i miei avversari bruciavano la mia carne con lame incadescenti e vechie streghe sdentate ridevano nel vedremi agonizzante, non ho mai gridato, non ho mai implorato pietà Accettavo la morte ed il dolore. Non avevo paura. Son fuggito dall'incubo di giorni senza fine. Ho tagliato le corde che mi legavano e sono scappato nell'antro di una foresta che a lungo mi ha protetto dalle ginfie di esseri deformi che giorno e notte lanciavano urla disumane.
E il mio pensiero volava a quel focolare...all'attimo in cui avrei riabbracciato la mia donna. Al profumo della sua carne. Al suo piacere nascosto. A quelle sue mani che sanno come farmi gridare di gusto, nella lussuria sfrenata ma sanno anche accarezzarmi come fossi un fanciullo impaurito e confuso. Ci stringiamo dopo giorni e giorni di cammino, nel nostro rifugio. Lontani dal mondo là fuori. Arde un fuocherello. La notte è nostra compagna.
Al mio ritorno lei era lì, pronta a donarsi.
Abbiamo fatto a brandelli le nostre carni.
Piacere lento. gemiti appena appena sussurrati. Piacere violento. Strazio. Lacrime e sangue. Ed infine la luce. Iddio si è svelato tra le sue cosce nude...
Padre cielo, Madre terra....l'universo per noi, l'universo in noi.
Quando infine mi sono poggiato col capo sul suo petto ho ascoltato il battito del suo cuore..il ritmo della vita che cresce senza fine...soli. Soli lontano dal mondo. E la pioggia fuori, ha cominciato a scendere, dolcemente dal cielo del primo mattino....
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Messaggio Da DATABASE il Gio 12 Ago 2010, 11:31

buio.
nel profondo.
sussurri nella stanza in penombra.
forme di ombre che scivolano sulle pareti.
luce spezzata. filtra dalle persiane socchiuse.
percepisco.
dal silenzio un suono, un eco.
rimbomba tra le quattro mura della sinistra solitudine.

guardale il volto.
guarda....guardala dunque...cosa vedi tra i solchi scavati da rughe profonde che le squarciano le guance?

dal silenzio un tuono. la stanza si illumina.
Mio Dio è agghiacciante la visione della forma sul pavimento.
Un essere che striscia e avanza lentamente..
avanza
avanza e viene dritto verso di me.

disteso sul letto, non riesco a muovermi...
dannato fin nel profondo dell'anima...immobile..
un urlo muore sul nascere...non sento più il cuore pulsare...
Mio Dio l'essere è lì..strappa il mio cuore in mille frammenti.
lacera l'anima...mangia le mie carni. strappa i miei occhi e ruba il mio sguardo.
E' padrone dell'istante. E' padrone di ciò che resta dell'io...

Ciò che resta.
è cenere sulle acque immobili.
di sola andata....
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Messaggio Da debdea il Gio 12 Ago 2010, 12:54

fanciulla altezzosa, che aspetti?
lui non arriverà a prenderti, molte volte ancora guarderai sprezzante membri bambini che vogliono giocare con te, senza conoscere le regole.

fanciulla arrogante, che fai?
aspetti sulla tua rocca, i capelli che crescono, li getterai un giorno a lui, che vorrà raggiungerti lassù? sarà uno scalpo, piuttosto.

fanciulla pensierosa, che vedi?
un abbraccio, un amplesso, una fusione? se tu sei tu, e lui è lui, non saprai che fartene.

fanciulla che osa..
osi sfidare la solitudine e gli dei. osi perderti e ritrovarti mille e mille volte tra le anse dell'eterno gioco degli immortali.
tu.
infranta. logora. disperata.
tu.
diventerai la sposa del dio sanguinario.
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Messaggio Da DATABASE il Ven 13 Ago 2010, 15:55

Accompagnami dunque.
Verso il centro dell'universo sconosciuto.
Spegni la torcia che fino ad ora ha illuminato il nostro cammino e nell'ombra giaci serena.
Ricordati che ogni passo avanti in realtà è un lento regredire verso la fine di questa storia malandata.
Accompagnami dunque e lasciati andare quando ti svelerò l'essenza.
Giaci nel buio incorrotta.
Ho una visione che mi spinge a guardare oltre la superificie di questo stagno d'acqua putrida.
E scorgo uno specchio. Un terribile specchio che riflette un vuoto che riempie.
Accompagnami dunque.
Oltre il buio. Oltre il destino.
Là dove tutto termina. Là dove le pagine del grande libro della vita vengono bruciate in grandi falò solitari.
Guardami.

E con questo chiudo il cerchio, prima che la follia si impadronisca di noi.

Pensieri stupendi i tuoi cara debdea...lasciati sempre andare...
Cogli il verso migliore e donalo a chi è pronto ad ascoltarti....
adios. un bacio. un abbraccio affettuoso.
Ciao deb
database
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