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Messaggio Da Thomas Mann il Ven 29 Ott 2010, 16:29

So che potrebbe a molti apparire strano ma personalmente non ho nessuna esperienza in materia, è mi trovo nelle condizioni di dover decidere un comportamento appropriato: è ovvio che parlo del personaggio di un mio racconto, o meglio, così preferisco che sia.
La fanciulla e il signore si sono conosciuti e voluti bene, ma la vita ha voluto che lei si disinnamorasse presto, era un’infatuazione non un innamoramento… oh la giovinezza! lui invece è rimasto preda della passione… oh la vecchiaia! Situazione di una banalità e di una classicità imbarazzante! Che fare? Come comportarsi? Come placare il tormento e il dolore? Rimanere accanto a lei nella speranza che la fiamma si riaccenda, o scomparire in quanto la fiamma è impossibile che si riaccenda? E la dignità, dove la mettiamo la dignità?
Insomma ragazzi, aiutatemi, il mio personaggio sta soffrendo come una bestia e non sa cosa fare, è la prima volta in vita sua che gli accade una cosa del genere. So che a tutti è capitato nella vita, non negate, voi come avete superato il dramma?
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Messaggio Da caspiterina il Ven 29 Ott 2010, 17:03

Thomas Mann ha scritto:So che potrebbe a molti apparire strano ma personalmente non ho nessuna esperienza in materia, è mi trovo nelle condizioni di dover decidere un comportamento appropriato: è ovvio che parlo del personaggio di un mio racconto, o meglio, così preferisco che sia.
La fanciulla e il signore si sono conosciuti e voluti bene, ma la vita ha voluto che lei si disinnamorasse presto, era un’infatuazione non un innamoramento… oh la giovinezza! lui invece è rimasto preda della passione… oh la vecchiaia! Situazione di una banalità e di una classicità imbarazzante! Che fare? Come comportarsi? Come placare il tormento e il dolore? Rimanere accanto a lei nella speranza che la fiamma si riaccenda, o scomparire in quanto la fiamma è impossibile che si riaccenda? E la dignità, dove la mettiamo la dignità?
Insomma ragazzi, aiutatemi, il mio personaggio sta soffrendo come una bestia e non sa cosa fare, è la prima volta in vita sua che gli accade una cosa del genere. So che a tutti è capitato nella vita, non negate, voi come avete superato il dramma?

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Messaggio Da Thomas Mann il Ven 29 Ott 2010, 17:07

caspiterina ha scritto:
Thomas Mann ha scritto:So che potrebbe a molti apparire strano ma personalmente non ho nessuna esperienza in materia, è mi trovo nelle condizioni di dover decidere un comportamento appropriato: è ovvio che parlo del personaggio di un mio racconto, o meglio, così preferisco che sia.
La fanciulla e il signore si sono conosciuti e voluti bene, ma la vita ha voluto che lei si disinnamorasse presto, era un’infatuazione non un innamoramento… oh la giovinezza! lui invece è rimasto preda della passione… oh la vecchiaia! Situazione di una banalità e di una classicità imbarazzante! Che fare? Come comportarsi? Come placare il tormento e il dolore? Rimanere accanto a lei nella speranza che la fiamma si riaccenda, o scomparire in quanto la fiamma è impossibile che si riaccenda? E la dignità, dove la mettiamo la dignità?
Insomma ragazzi, aiutatemi, il mio personaggio sta soffrendo come una bestia e non sa cosa fare, è la prima volta in vita sua che gli accade una cosa del genere. So che a tutti è capitato nella vita, non negate, voi come avete superato il dramma?

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Messaggio Da ale il Ven 29 Ott 2010, 17:21

Thomas, ti risponderei volentieri, ma da una parte temo che non sia il mio parere nello specifico che ti interessa. Dall'altra... temo anche che tu cancellerai tutto quello che hai scritto come hai fatto sinora e non mi va di restare poi con il cerino in mano: per principio non cancello alcuna delle stronzate che scrivo, ma una volta che tu cancellerai i tuoi post, i miei sembreranno senza senso.
Se devono sembrarlo... allora preferisco che sia insieme ai tuoi.
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Messaggio Da Ratsy il Ven 29 Ott 2010, 18:52

Thomas Mann ha scritto: Che fare? Come comportarsi? Come placare il tormento e il dolore? Rimanere accanto a lei nella speranza che la fiamma si riaccenda, o scomparire in quanto la fiamma è impossibile che si riaccenda? E la dignità, dove la mettiamo la dignità?

Sinceramente presentato così come l'hai fatto non vedo tutto sto tormento e dolore. Fatto sta che se la tua fanciulla ha perso interesse non vedo come il vecchio le possa rimanere accanto, sarebbe poi piuttosto patetico. Scomparire si, ma ancora una volta il termine è troppo drammatico, sembra una caricatura. Non capisco perché parli di dignità, l'amore non c'entra niente con la dignità, o meglio, amare è dignitoso in sé, non ricevere amore è triste, ma non vergognoso. Se come dici non hai esperienza in materia magari dovresti cambiare argomento, già da come esponi la situazione mi sembra tutto molto piatto e banale.
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Messaggio Da tormento il Ven 29 Ott 2010, 19:52

Per una volta mi tocca quotare ale.
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Messaggio Da granchio il Ven 29 Ott 2010, 20:26

Thomas Mann ha scritto:So che potrebbe a molti apparire strano ma personalmente non ho nessuna esperienza in materia, è mi trovo nelle condizioni di dover decidere un comportamento appropriato: è ovvio che parlo del personaggio di un mio racconto, o meglio, così preferisco che sia.
La fanciulla e il signore si sono conosciuti e voluti bene, ma la vita ha voluto che lei si disinnamorasse presto, era un’infatuazione non un innamoramento… oh la giovinezza! lui invece è rimasto preda della passione… oh la vecchiaia! Situazione di una banalità e di una classicità imbarazzante! Che fare? Come comportarsi? Come placare il tormento e il dolore? Rimanere accanto a lei nella speranza che la fiamma si riaccenda, o scomparire in quanto la fiamma è impossibile che si riaccenda? E la dignità, dove la mettiamo la dignità?
Insomma ragazzi, aiutatemi, il mio personaggio sta soffrendo come una bestia e non sa cosa fare, è la prima volta in vita sua che gli accade una cosa del genere. So che a tutti è capitato nella vita, non negate, voi come avete superato il dramma?

il tuo personaggio è stato coglione due volte, diciamo due coglioni. Si tratta solo di stabilire quanto lo sia stato e per valutarlo, secondo il tredicesimo emendamento, devi moltiplicare in misura esattamente esponenziale la coglionaggine per la differenza di età.
Dicevo, coglione due volte: la prima perchè un vecchio non si mette con una ragazzina a meno che non sia berlusconi, la seconda perchè una volta che ci si è messo non si deve far mollare, anche perchè col cavolo che ne trova un'altra, a meno che non sia berlusconi.
A un mio personaggio, anch'esso in età, piuttosto distratto, capitò di conoscere una ragazza giovane e molto molto carina. La ragazza non era completamente indifferente alle sciocchezze che raccontava il personaggio e iniziò a fargli la corte. Lui, accortosi della cosa, anche se un pò in ritardo, battè in ritirata e non si fece più trovare.
Ecco vedi, il mio personaggio, a differenza del tuo, è stato coglione solo una volta.
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Messaggio Da Momo il Ven 29 Ott 2010, 22:41

Uhm... situazione davvero difficile da rinvigorire, a meno che il "gioco" non stia nei personaggi stessi e nelle loro particolarità, o nella particolarità del loro rapporto...
Comunque penso che sia abbastanza plausibile che un personaggio, e di quell'età, prima o poi si ponga il problema della dignità... beh, qui siamo nella realtà (anche se inventata), e anche se teorizziamo sempre che nell'amore la dignità non dovrebbe metterci il becco, personalmente, quando sono stata rifiutata da qualcuno, ad un certo punto il problema della mia dignità me lo sono posto!
Un bell'infarto, o una lenta consunzione nascosta con dignità (per l'appunto), che contrasta con il giovanile fiorire della fanciulla, sopra la quale l'amore è passato come una brezza?
E se invece la ragazza avesse qualcosa di più da dire? Non possiamo evitare questa cosa della giovane che, solo perchè tale, è crudelmente fatua? Potrebbe avere anche ragioni più profonde per allontanarsi dal signore attempato. Potrebbe aver colto lo struggimento dell'uomo al contrasto tra il suo (di lei) sbocciare e il suo (di lui) lento invecchiare.
... troppo banali anche queste, vero? Beh, io ci ho provato...


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Messaggio Da Thomas Mann il Sab 30 Ott 2010, 17:20

Questa volta mi trovo d'accordo con il povero Granchio. Il maturo signore è stato sciocco ad accettare la situazione fin dall'inizio, con tutti i rischi che lui ben conosceva. Ma la vanità, uh la vanità che brutti scherzi che gioca! E poi lei, la fanciullina, è carina da morire e all'inizio è stata lei a corteggiara in modo sfacciato il vecchio signore. Non sono d'accordo con il Topastro sullo squallore della situazione: è una situazione difficile, dolorosa, ma non squallida, è pur sempre amore. La situazione, comunque, ora è a questo punto. Lei non è più innamorata ma nutre sentimenti, ma che tipo di sentimento bisogna scoprirlo, non è chiaro. Lui è ancora perso e deve trovare un modo per far conciliare impulso verso di lei e dignità. Parlo di dignità perché ho la sensazione che ci sia un comportamento che possa farla perdere. Vediamo, telefonare tutti i giorni, o pregarla di parlare con te, sentire di non poter più vivere senza di lei, è dignitoso o no? E poi allontanarsi, non vederla più è la strategia migliore? non si rischia di divinizzarla? Oppure bisogna rimanere vicini, con dignità, appunto, e aspettare che le cose cambino? Beh, amici miei la situazione è molto ingarbugliata, i personaggi sono molto complessi e il cammino è comunque di sofferenza
Un ultimo accenno all'errore di cancellare. Forse l'ho già detto ma l'argomento è delicatino e mi seccherebbe assai che occhi indiscreti leggessero ciò che ho scritto, soprattutto considerando che dal nick che uso è facile risalire al nome vero. Mi sono spiegato? Dai, un po' di buon senso e di pietà! Posso aver sbagliato ma sembra di averne di giustificazioni.
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Messaggio Da Ratsy il Sab 30 Ott 2010, 18:36

Thomas Mann ha scritto: Non sono d'accordo con il Topastro sullo squallore della situazione: è una situazione difficile, dolorosa, ma non squallida, è pur sempre amore.

Thomas, continui a leggere solo quello che vuoi tu. Non ho mai parlato di squallore, ma di effetto patetico. In quanto grande scrittore dovresti capire la differenza. Comunque le tue crisi "creative" non m'interessano molto, considerando il tuo modo di agire all'interno del forum. Ti consiglierei di far suicidare il vecchio, così ottieni il pathos tanto bramato e liberi il povero lettore.
Au revoir.
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Messaggio Da caspiterina il Lun 01 Nov 2010, 15:35

Thomas Mann ha scritto:
caspiterina ha scritto:
Thomas Mann ha scritto:

uh, la dignità (come i puntini di sospensione): che parola nefasta e inutile. Mad

Ossia?

Considero la parola dignità un termine frivolo e vago perché vuole apparire perbenista, e invece è avulso dai sentimenti, borghese e dispregiativo. “È un uomo pieno di dignità”: sembra quasi che nonostante tutto quell’uomo abbia delle virtù. “Ho la mia dignità”: che vuol dire? che accetti compromessi in nome dei (tuoi) modelli di buona condotta? Mi dà molto l’idea di un vocabolo impomatato, da usare quando si cerca di essere benvisto agli occhi degli altri e per difendere la propria posizione, per custodire le proprie debolezze (o forze), scordandosi che il comportamento umano è sfaccettato e che la morale individuale può risultare labile se equiparata ad altro. La dignità non accetta debolezze, è rigida e inumana, e nonostante tutto viene modellata a piacimento.
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Messaggio Da Thomas Mann il Lun 01 Nov 2010, 17:12

Hai ragione Ratsy, ho confuso un termine con un altro, ma non mi sembra che il senso sia cambiato di molto. Comunque, anche se non ti sono molto simpatico, siamo giuntì alla stessa conclusione: ho fatto morire di infarto il vecchio innamorato, così ho chiuso la questione... peccato che le condizioni mi impediscano di seguire la stessa sorte.
Per quanto riguarda la dignità mi sembrava un elemento che fosse tenuto in consederazione da tutti, che fossimo tutti d'accordo che il limite alle proprie azioni è la dignità. Ma vedo che così non è, e questo sentimento viene interpretato in maniera diversa. Non credo sia questione di altri, ma solo di fare i conti con se stesso, superare ossia quei limiti che ti fanno poi sentire male. Ma quando sei innamorato stai male lo stesso e allora?
Mi sembra che in caso o in un altro si soffre, bisogna solo sciegliere il tipo di sofferenza.
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Messaggio Da ale il Lun 08 Nov 2010, 01:51

Thomas Mann ha scritto:Hai ragione Ratsy, ho confuso un termine con un altro, ma non mi sembra che il senso sia cambiato di molto. Comunque, anche se non ti sono molto simpatico, siamo giuntì alla stessa conclusione: ho fatto morire di infarto il vecchio innamorato, così ho chiuso la questione...
Ma se il vecchio è morto com'è che continua a riempire tutti gli altri thread con questa storia noiosa e falsa?
Sì, dico falsa, perché la giovane chiaramente non c'è mai stata. Al limite avrà provato a vedere quanto le ci voleva a far crollare le difese di uno che faceva tanto il gradasso. E le ci è voluto poco e niente.

Ah, no, giusto... era vero amore. (come disse il porcospino alla spazzola da scarpe)




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Messaggio Da Scheggia il Lun 08 Nov 2010, 10:09

Thomas Mann ha scritto:Per quanto riguarda la dignità mi sembrava un elemento che fosse tenuto in consederazione da tutti, che fossimo tutti d'accordo che il limite alle proprie azioni è la dignità.


Mi sembra una frase piuttosto semplicistica.
Se fosse così, nel mondo ci sarebbe soltanto "cuore-e-pace", senza contare che saremmo tutti uguali... e invece fatichiamo quotidianamente a capirci.
Il limite delle tue azioni è la dignità, ed è giusto, per quel che riguarda te. Potrebbe essere anche il mio limite, ma tu non lo puoi sapere con certezza, perché anche qualora io lo affermassi, potrei star mentendo.
E potrebbe non esserlo per molti altri e molti ancora potrebbero non crederci, ma di fatto se lo pongono come limite.

Tutti i tuoi protagonisti si danno il limite della dignità?
Allora sono tanti te. La sensazione è che ti proietti in loro... per questo t'imbatti in vicoli ciechi, e non sai più come continuare... perché tutti i protagonisti agirebbero come agiresti te, e quindi non s'incontrano o non stanno in piedi. Perché devono seguire un loro percorso, che magari, sorprenda anche te... perché tu non lo avresti mai intrapreso.


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