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CUORI PICCHE FIORI E DENARI

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Messaggio Da ale il Dom 28 Nov 2010, 14:32

Ecco un topic Rosa. Se rosa confetto o fucsia deciso dobbiamo scegliere noi.

Siamo tutte straoccupate e poi siamo sotto Natale, ma, via, il tempo per confezionare un raccontino al femminile non può mancare.

Io mi sono già immedesimata nella lettrice più zuccherosa di Gioia.
Oppure sarò una rampante Cosmogirl?
Magari vado sul noir viola cupo.

Non so, ma adesso mi metto al lavoro.

Intanto chiedo a tutte di postare un raccontino a tema e di ritrovarci qui a prendere il tè con i dolcetti.

Dato che non voglio far sentire esclusi i maschietti, se volete partecipare anche voi, basta che vi immedesimiate nel ruolo dell'amico. Postate qualcosa a tema e non parlate di calcio. di morte, di malattie mentali e .... ehm.... di cacca.

(Tormy, non lo faccio per escluderti, è che se deve essere Rosa, allora pensa Rosa!)

Se ne siete capaci...

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Messaggio Da Artemisia il Dom 28 Nov 2010, 16:52

Ciao Ale! Bella idea! Very Happy
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Messaggio Da caspiterina il Dom 28 Nov 2010, 17:42


Sì,Ale! Da adesso inizio a pensare a qualcosa di molto rosa e poi cercherò di metterlo su carta! Very Happy
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Messaggio Da Aspide il Dom 28 Nov 2010, 18:56

Io ho un problema. Mi piacciono le storie nere. Un rosa scuro?
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Messaggio Da ale il Lun 29 Nov 2010, 08:40

Aspide ha scritto:Io ho un problema. Mi piacciono le storie nere. Un rosa scuro?

Per me vale anche il color melanzana.
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Messaggio Da Sabanèl il Lun 29 Nov 2010, 18:02

Visto che 'sto forum mi pare sul comatoso spinto ultimamente, provo a raccogliere la sfida di Ale...

Gocce tra i capelli

La giornata era stata pesante, segnata da imprevisti che avevano richiesto tutto il suo impegno per essere risolti. Anche un lavoro piacevole e ricco di soddisfazioni poteva divenire all’improvviso complicato e stressante a causa di una piccola disattenzione, un insignificante particolare sfuggito all’attenzione tra le pieghe del risveglio e insinuatosi subdolamente al posto sbagliato fino a divenire un macigno che rischiava di mandare in tilt un progetto studiato con cura.
C’erano voluti tutto il suo mestiere e la sua fantasia per trovare la soluzione. Era uscito dall’ufficio svuotato di energie e tuttavia felice. Quanto poco bastava ultimamente per sentirsi felici!
Nonostante quel dannato imprevisto era riuscito a trascorrere al telefono con lei più tempo di quanto avesse potuto sperare e questo era comunque una cosa capace da sola di cambiare il colore alle giornate. Che donna incredibile era Magò!
Magò, Maga Magò. Quel soprannome un po’ ridicolo la vestiva in qualche modo a pennello, forse per la magia che essa sapeva infondere in ogni attimo di quel loro amore totale.
A pensarci bene non sapeva neppure come fosse nato, quel soprannome. Forse c’era stato da sempre, nascosto in qualche anfratto buio della sua anima, assieme a ciò che ora rappresentava.
Come la luce dell’alba, che impercettibilmente comincia a scalfire piano il nero orizzonte della notte, quell’amore era nato e cresciuto in silenzio, senza che lui se ne accorgesse, ed ora era lì ad accecarlo, ad illuminare e riscaldare le sue giornate e le sue notti come un sole senza tramonto e senza ombre.
Tra poco sarebbe stato a casa; un tempo non avrebbe mai immaginato di potersi sentire tanto felice per il solo fatto di salirne le scale. Forse lei lo avrebbe sentito arrivare, gli sarebbe corsa incontro con quei suoi occhi chiari nei cui abissi si erano perse per sempre tutte le sue paure.
Aprendo la porta sentiva già la dolcezza infinita delle sue labbra e un istante quasi di doloroso stupore lo scosse nel non vederla gettargli le braccia al collo.
Solo un istante. Lo scroscio della doccia illuminò il suo volto di un sorriso. Compì senza fretta il solito piccolo rituale, borsa sulla cassapanca, appendi la giacca, sfila le scarpe, le chiavi nella ciotola di legno.
Si appoggiò di spalle alla porta del bagno e chiuse gli occhi chiamandola per nome. La voce che rispose dall’interno era scintillante di felicità e desiderio ed egli sentì lacrime di gioia inumidirgli gli occhi e respirò a fondo. Rimase immobile immaginando il corpo di lei insaponato e grondante, fremente alla carezza dell’acqua, le sue piccole mani che si muovevano rapide a massaggiarlo, forse ora a cercare l’asciugamano con cui fingere un malizioso gioco di pudore per piombargli tra le braccia e poi ridere dell’eccitazione che avrebbe visto accendergli il viso ed incrinargli la voce.
Anche in questo era unica Magò, in quel suo giocare sul filo di un erotismo solare e raffinato, avvolgente come una tempesta e limpido come il cielo di febbraio. Nulla di calcolato o artefatto, una carica di vitalità pura e primordiale che travolgeva, sollevava, bruciava irresistibile.
Come si potevano ricordare stress, imprevisti, fatica, respirando quell’aria che vibrava di lei, carica del suo profumo e del suo meraviglioso essere donna?
“Dai amore, cosa stai facendo là fuori?”
L’acqua non scorreva più all’interno ed egli si rese conto che era ormai troppo tardi per spogliarsi ed infilarsi con lei sotto il getto caldo e rigenerante. Provò una fugace fitta di delusione per quel piccolo, decisivo ritardo. C’erano momenti nella loro vita che non avevano prezzo e la doccia assieme era uno di questi. Percorrere il suo corpo con le mani insaponate, massaggiarne ogni centimetro con voluttuosa meticolosità, prendersi cura di lei e del suo benessere anche in quei momenti di rilassamento, gli dava un piacere assoluto ed una sensazione di serena ebbrezza. Niente più preoccupazioni, né tensioni, solo la vita a scorrergli addosso quieta e calda, assieme a quelle piccole mani colme d’amore e alle labbra birichine che all’improvviso saettavano a stuzzicarlo nei punti più impensati.
Sarebbe rimasto per ore a scambiarsi quelle sensazioni vellutate, interrotte da fiammate improvvise, perché nulla era più desiderabile del viso grondante di Magò, del suo corpo lucente che lo cercava, dei lunghi capelli incollati al collo e sparsi a velare l’armonia dei seni.
Il frastuono dell’asciugacapelli esplose senza preavviso spazzando i suoi pensieri come bolle di sapone acchiappate da un bimbo malizioso. Ma come? Non era uscita ad abbracciarlo? Che novità era mai questa?
Si scostò dalla porta e la spalancò quasi con dispetto catapultandosi all’interno. Ritta davanti allo specchio, con il pettine in una mano e l’asciugacapelli, ora spento, nell’altra, lei non si girò neppure regalandogli invece un sorriso radiosamente malizioso che il vetro rimandava amplificato ed irresistibile.
Immobile, lasciò che lui la abbracciasse stringendola fino quasi a farle male mentre con le labbra scendeva lungo il collo e giù sulla spalla. Lo sentì vibrare percorso da una scossa mentre le sue mani le scorrevano sul ventre vellutato ritraendosi lentamente verso i fianchi.
“Allora, amore, mi aiuti a sistemare questo cespuglio?”
Cespuglio. Solo a lei sarebbe potuto venire in mente di chiamare così quella sua cascata di capelli di seta! Anche questo faceva parte del gioco: sminuirsi per sentirsi lodare, un pizzico di narcisismo a rendere ancora più intrigante la recita.
Ogni istante con lei era un duello sul filo dell’ironia e della burla, una sfida dentro la quale bruciavano sensi ed intelletto, gli uni e l’altro travolti da un vortice di eccitazione che pareva magicamente alimentare sé stesso e le energie che risucchiava.
Non c’era alcuna distinzione, non la minima discrasia, tra fisicità e spiritualità nel loro rapporto. Tra di loro si era creato fin dal primo istante un legame misterioso che nulla aveva a che vedere con quanto avessero sperimentato in precedenza. Era come se due echi della medesima vibrazione si fossero rincontrati dopo aver percorse strade differenti ed ora si amplificassero ed arricchissero l’un l’altro di nuove sfumature e sonorità antiche ridestate dall’incontro.
C’era qualcosa di primordiale e oscuro, un’aura di sacralità che avvolgeva e permeava ogni parola, ogni gesto, ogni pensiero fondendoli in una nuova entità per la quale egli non aveva trovato un nome.
Ora seguiva le proprie dita che dipanavano piano la lucente matassa dei capelli di lei, imperlata di gocce iridescenti, sentendo una sessualità dolce e dirompente emanare da quei gesti naturalmente misurati, dal loro malizioso sfuggire a sfiorarle i fianchi ed i turgidi seni per poi ritornare sul capo riprendendo una nuova ciocca da percorrere fino ai glutei pieni e sodi e all’estasi del pube.
C’erano mille piccoli, invisibili intrecci fra quei capelli e ognuno reclamava un’abilità nuova, che egli mai aveva pensato di possedere, per essere sciolto e liberare la goccia che imprigionava.
E lo specchio! Lo specchio che pareva vedere oltre i loro corpi ciò che dentro di essi si agitava, straripante, e rifletterlo con l’immagine dei loro occhi, socchiusi a trattenere la magia di quell’inusitato piacere, dell’energia che fluiva dalle loro mani che si cercavano e respingevano e pareva avere corpo e vita propria essa stessa.
Pensò che non avrebbe saputo che altro chiedere alla vita mentre ella reclinava e torceva il capo per rubargli l’emozione di un bacio profondo quanto il più violento degli amplessi.
Si ritrovò all’improvviso con l’asciugacapelli ora nuovamente acceso in mano a scostarle le ciocche brune dalla fronte mentre lei gli sbottonava piano la camicia, gli occhi di cielo fissi dentro i suoi a trasmettergli ciò che le parole non potevano descrivere.
Sentì le labbra di lei sul petto e le sue piccole mani percorrergli la schiena in una danza concentrica di piume mosse dalla brezza di maggio.
Baciandole la fronte si sorprese della sensazione che fiumi di parole stessero scorrendo fra loro e non seppe mai se ciò fosse realtà o … O. Come si poteva definire ciò che sfuggiva all’esperienza?
Le parole. Si, le parole erano sempre scorse senza limiti tra loro, diluvi di parole, mai senza senso o forzate, eppure ancora più ampia e impetuosa era un’altra corrente che li univa e rapiva in ogni istante, che trasmetteva al di là delle parole e a tratti ad esse si fondeva fino a lasciare il dubbio se esse avessero o meno incrinata l’aria.
Non esisteva un solo segreto tra loro perché quella corrente metteva a nudo anime e corpi senza distinzione né falso pudore.
Se gli avessero chiesto che cosa si stava unendo di loro in quel momento, se le anime o i corpi, non avrebbe potuto rispondere. Nulla aveva meno senso di una simile domanda!
Scrollati da un rapido movimento del capo, i capelli di Magò gli carezzarono il volto ed egli spense meccanicamente l’asciugacapelli lasciandolo scivolare a terra. Lei gli prese la mano ed aprì la porta. Solo allora si accorse della propria nudità.
La sollevò tra le braccia ed attraversò la stanza deponendola sul letto e stendendosi su di lei mentre le loro labbra si cercavano con dolcezza infinita.
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Messaggio Da Aspide il Lun 29 Nov 2010, 20:55

Vi posto una storia romantica.
FORSE L'AMAVA
Elisa Okaka aveva vent'anni ed era nera. Veniva dalla Costa d'Avorio. Era approdata in Italia come si approda nella terra promessa, a bordo di un gommone carico di speranza e di disperazione. Aveva raggiunto quella piccola città tra le montagne un paio di anni prima. Lì aveva trovato una casa, un lavoro in nero e persino quello che credeva fosse l'amore.
Lui era bianco e bello come un angelo. A lei non importava se la chiamava sporca negra, se la picchiava, se non la portava mai fuori, se le rubava i soldi e se arrivava a casa sua solo nei momenti di bisogno. Andava bene così. Era sicura che, prima o poi, le ragioni del cuore, del suo cuore, avrebbero prevalso sul colore della pelle, sui soldi e sulle convenzioni sociali.
La signora Cicogna la trovò una mattina che era andata a sincerarsi del perché la sua donna di servizio non veniva più a lavorare da una settimana. L'aveva abbandonata senza nemmeno farle una telefonata e lei non sapeva più dove mettere le mani. La sua bella casa da ricchi era sporca e in disordine, nessuno aveva più passato l'aspirapolvere, spolverato e lucidato i mobili, dato lo straccio sul pavimento, lavato e stirato le camicie di suo marito. Una situazione del genere non era più tollerabile, per cui aveva deciso di andare a trovare la signorina Elisa per dirgliene quattro. Un lavoro è un lavoro, anche se è un lavoro in nero. Comporta un'assunzione di responsabilità. Forse nella foresta da cui proveniva non era così. Ma ora Elisa era in Italia e doveva comportarsi secondo le regole. L'avrebbe licenziata, ma prima le avrebbe fatto un tale cazziatone che sarebbe diventata una persona civile.
La signora Cicogna trovò la porta socchiusa, per cui la spinse ed entrò.
Il vomito sopraggiunse immediato. Non aveva mai sentito un odore così terribile in tutta la sua vita. Odore nauseabondo di carne marcia e putrefatta, di morte e di decomposizione.
Elisa se ne stava davanti all'entrata, seminuda, con la testa contorta in una posizione innaturale e le membra disarticolate come quelle di una marionetta.
Un paio di giorni dopo il ritrovamento del cadavere, il dottor Sarti e l'appuntato Giovannetti tornarono a ispezionare la scena del delitto.
E’ morta sgozzata- disse il medico legale al giovane carabiniere. -Qualcuno le ha tranciato di netto la giugulare, come si fa con un capretto. Suppongo che non sia morta subito. Vedi quel cuscino? E’ macchiato di sangue. Credo che, dopo averla accoltellata, l’assassino glielo abbia tenuto schiacciato sulla faccia per un po’, fino a quando non ha smesso di scalciare. Fatica inutile. Con quel tipo di ferite non si va da nessuna parte. Si muore e basta.
Scosse e la testa e rimase in silenzio a meditare. - Sai, Giovannetti? E' stato l'uomo che viveva qui con lei. Abbiamo trovato tracce di sperma. Aveva avuto rapporti sessuali, prima di morire.
-Io non capisco, dottore- disse il carabiniere. -Due fanno l’amore perché si vogliono bene, perché stanno bene insieme. Come può succedere che poi uno ti ammazza? Perché gli esseri umani si comportano così? Non è normale. E poi, che motivo aveva per infierire su quella povera ragazza?
-Forse l'amava- disse il medico legale. -Forse l'amava.
-Forse- disse Giovannetti
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Messaggio Da Sabanèl il Lun 29 Nov 2010, 21:35

A parte che proprio non riesco a capire quel "forse l'amava" che proprio nella realtà non sta in piedi, ma.... non dovevamo andare sul rosa?
Caspita, possibile che su 10 racconti che leggo in questo forum 8 siano (in senso lato) horror?! Ma che vi prende ragazzi? E' questo il vostro mondo? Possibile che il bello, i sentimenti non psicopatici, la natura come sublimazione dell'essere siano per voi concetti sconosciuti?
O il vostro è un modo per esorcizzare ciò che vi terrorizza?
In ogni caso non è parlando del marcio che lo si pulisce.
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Messaggio Da Aspide il Lun 29 Nov 2010, 22:30

Sab. E' rosa. Non li leggi mai i giornali?
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Messaggio Da Sabanèl il Mar 30 Nov 2010, 12:27

Scusa Asp, spero nessuno (tu per prima) abbia preso il mio post come una paternale un po' sussiegosa. Solo che , mi pare, la vita non è fatta solo di omicidi, stupri e violenze assortite. Che cosa ci sia di rosa nel tuo racconto sinceramente non riesco a capirlo, come non capirò mai un medico che chiude una simile vicenda con un "forse l'amava". Lasciamo stare l'amore, per favore, qui proprio non c'entra per nulla; qui si parla di violenza psicopatica (fin dalle prime righe).
I giornali? Hai ragione, quasi non li leggo più, proprio per lo schifo che mi provocano, soprattutto per il fatto che dedicano edizioni intere a fatti del genere e manco un trafiletto all'altra faccia della medaglia (che, hai ragione, è forse minoritaria, ma proprio per questo meriterebbe più cuore e meno morbosità in chi dovrebbe fare informazione, e quindi aiutare la gente a crescere, non ad abbruttirsi.

Ecco, diciamo che almeno in questo thread (si dice così, vero?) speravo che il lato oscuro rimanesse fuori. sunny
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Messaggio Da Artemisia il Mar 30 Nov 2010, 13:21

Aspide ha scritto:Sab. E' rosa. Non li leggi mai i giornali?

Ihihihihih Razz
Rosa? Ma se il tuo racconto è rosso sangue! Aspide, noi vogliamo che tu metta a nudo il tuo animo tenero, dolce e femminile! Very Happy
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Messaggio Da Artemisia il Mar 30 Nov 2010, 13:26

Sabanèl ha scritto:Gocce tra i capelli

Sabanèl che bello il tuo racconto! Un abbraccio tra l' amore fisico e quello spirituale a rappresentare il vero aspetto dell’ “AMORE”. Complimenti! Very Happy
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Messaggio Da Jamie Mc Gregor il Mer 01 Dic 2010, 10:22

Embarassed


Ultima modifica di Jamie Mc Gregor il Gio 02 Dic 2010, 12:30, modificato 1 volta
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Messaggio Da caspiterina il Mer 01 Dic 2010, 17:40

Artemisia ha scritto:
Sabanèl ha scritto:Gocce tra i capelli

Sabanèl che bello il tuo racconto! Un abbraccio tra l' amore fisico e quello spirituale a rappresentare il vero aspetto dell’ “AMORE”. Complimenti! Very Happy

Davvero; bellissimo il racconto di Sabanél. Molto più che semplice passione: è purissimo amore. I love you Mi viene da pensare che tra le coppie, momenti così non dovrebbero mai smettere d’esistere. Credo che un racconto del genere possa essere scritto solo da un uomo; o mi sbaglio? Cosa dicono le femminucce del forum?
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Messaggio Da caspiterina il Mer 01 Dic 2010, 17:45

Aspide ha scritto:
FORSE L'AMAVA
[justify]


Aspideeeee!!! Che tonalità di rosa è? Tendente al nero? Nerissimo, direi! Comunque lui è un psicopatico e lei non lo so. bounce
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Messaggio Da Artemisia il Gio 02 Dic 2010, 13:37

Jamie Mc Gregor ha scritto: Embarassed

Jamie, dov'è finito il tuo racconto? Non sono riuscita a leggerlo!!!
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Messaggio Da Jamie Mc Gregor il Gio 02 Dic 2010, 20:20

Artemisia ha scritto:
Jamie Mc Gregor ha scritto: Embarassed

Jamie, dov'è finito il tuo racconto? Non sono riuscita a leggerlo!!!

Ok, l'avevo riposto e adesso che me lo chiedi... lo riposto ! Pericolosi questi neologismi, vero ? Smile

L'anniversario

Sistemò tutto con ordine, e per lui non era cosa da poco. Marco era un disordinato per natura, quasi un disadattato a detta degli amici. Il suo armadio "quattrostagioni" era una specie di vaso di Pandora, con gli indumenti invernali mescolati alle canotte estive, il costume da bagno tra le mutande di lana. E l'armadio continuava sulle sedie, sulla sponda del letto, sulla nicchia a muro, dove tra le mensole, insieme ai libri d'università e soprammobili, spiccavano calze e mutande usate. Così anche la sua scrivania, un piccolo tavolo in rovere con il davantino, ricettacolo di cose inutili (quelle utili erano sempre in giro chissà dove!), il suo letto sfatto, la sua agenda (ridicolo chiamarla così ..).

Eppure quella mattina Marco si era svegliato con le idee in testa chiare e nette, la mente lucida e serena e tanto entusiasmo. Era andato al bagno senza oziare nel letto, si era fatto una lunga doccia e si era lavato accuratamente i denti. Veniva da una settimana d'inferno, anzi da circa due mesi di inferno, da quando era cominciata la malattia del padre. Fare su e giù dall'ospedale, accompagnando la madre e i fratelli, era stata la fatica meno stressante per lui. La cosa peggiore di quel periodo era stata l'ospedale stesso, con quell'odore di sofferenza che trasudava dai muri, i camici degli infermieri sgualciti come la loro educazione, la vista degli occhi del padre che si consumava in quel letto. Un periodo terribile, che gli aveva fatto dimenticare università, amici, perfino Anna, la ragazza con cui stava per sposarsi. Dopo i primi angoscianti giorni aveva cominciato a guardare le cose con un cinismo irreale, una specie di schizofrenico distacco che lo aveva fatto apparire quasi freddo, indifferente al dramma. Lui sapeva che era una finzione, una sorta di gioco per prendere in giro il cervello, per non impazzire. Lo sapeva sua madre, i fratelli, che lo guardavano di tanto in tanto, quasi sperando che potesse scoppiare a piangere anche lui. Marco però aveva tenuto duro, per soffrire di meno ma anche per restare lucido.

Quel giorno, ad esempio, per la prima volta dopo tanti giorni la priorità delle cose era mutata : in cima alla lista non c'era suo padre, ma Anna. Il padre stava ancora male, vero, ma era stazionario, lo avevano trasferito in "Medicina uomini" dalla rianimazione. Anna, invece, la sua ragazza, quel giorno sarebbe andata con lui in chiesa, per le partecipazioni. Una cosa importante, che avevano già rimandato due volte. In più quel giorno, per combinazione, era anche l'anniversario di fidanzamento, il terzo anno, per la precisione. Marco non aveva avuto il tempo di comprarle nulla ma era certo che Anna, la sua Anna, avrebbe capito, data la situazione.

Finì di sistemare la sua stanza poi andò in cucina, a prendersi un altro goccio di caffè. Vi trovò la madre, che si era appena svegliata e si era messa, in vestaglia, a lavare le stoviglie della sera prima. La madre gli rivolse un sorriso stanco e muto, poi mentre lui si sedeva a prendere il caffè lo osservò meglio, notando che era vestito e tirato a lucido. Allora ricordò e il suo sorriso si allargò un po' di più.

La madre di Marco :

Allora è oggi ! Ricordati di prendere quei fogli in camera mia..

Marco:

Li ho già presi mentre dormivi. Li ho messi nella cartella. Ora esco, così non trovo traffico… ah, la stanza l'ho già messa a posto..

La madre di Marco (sorridendo)

Ti dovresti sposare ogni giorno…! Sul serio hai fatto la stanza?

Marco :

Beh… insomma… ho levato il disordine. Ho sistemato un po' la scrivania, raccolto i panni sporchi..

La madre di Marco:

A proposito ! Ho trovato le tue chiavi. Sai dove stavano..?

Marco

No! Dove?

La madre di Marco (ridendo prende le chiavi da un ripiano e le porge al figlio)

Nel frigo. Nella scatola dei formaggi. Lì si che stavano bene… Giusto perché ho rimesso a posto il pecorino..

Marco (prende le chiavi, guarda l'orologio e si alza)

Devo scappare o faccio tardi…

Due ore dopo, terminate le pratiche per le pubblicazioni, Marco portò Anna al bar. I due erano eccitati per l’idea del matrimonio, Anna sopratutto già faceva progetti sull’arredamento della loro futura casa. Marco invece scherzava, lo faceva sempre con lei quando si parlava troppo seriamente del loro futuro, per stuzzicarla un po’. Anna era permalosa su certi argomenti e lui si divertiva un mondo a vederla andare su tutte le furie. Così cominciò a giocare con lei :

Sai che ieri sera ti ho vista, al piazzale Champagnat ? Eri in macchina con un uomo, i vetri tutti appannati…

Il piazzale Champagnat era il rifugio di tutte le coppiette del quartiere, a una certa ora. Ci andavano spesso anche loro. Gettato il sasso Marco, sorridendo a mezza bocca, si atteggiò come a proteggersi da una gragnuola di cazzotti. Invece Anna prese a piangere.

All’inizio fu un pianto silenzioso, sommesso. La faccia china, il corpo immobile, le braccia inerti sul grembo. Lui restò un attimo interdetto, rimuginando fra sé ciò che le aveva appena detto, se fosse stato troppo offensivo. Ma il pianto di Anna non si fermava, era strano, assente, non chiedeva conforto. Lei continuava a piangere e non alzava gli occhi, così alla fine Marco capì. Lui aveva bluffato ma aveva colto nel segno.

Sentì la rabbia montargli dentro. Avrebbe voluto alzarsi dalla sedia e schiaffeggiarla davanti a tutti, avrebbe voluto gridarle in faccia quant’era puttana, lei a scopare con un altro mentre lui andava su e giù dall’ospedale per suo padre.

Avrebbe voluto, ma non fece nulla. La rabbia sbollì avvolta dal gelo. Improvvisamente fu come se a quel tavolino fosse stato seduto da solo, e non c’era più motivo di restare lì. Si alzò in silenzio e la lasciò senza neanche una parola, lei continuava a piangere senza il coraggio di alzare gli occhi.

Sono passati molti anni da allora. Marco adesso è sposato, con un'altra donna naturalmente. Ma non ha mai smesso di giocare perché in fondo, quel bluff, gli ha salvato la vita.
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Messaggio Da Artemisia il Ven 03 Dic 2010, 10:23

Jamie Mc Gregor ha scritto:
L'anniversario

Oh… Jamie questo racconto è “rosa triste”! Crying or Very sad Deve essere terribile essere traditi dalla persona amata.
In fondo, però, Marco è stato “fortunato”, perché scherzando ha scoperto il tradimento e di conseguenza ha capito che da parte della sua fidanzata non c’era vero amore. Jamie, ma è una sceneggiatura, vero?
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Messaggio Da Sabanèl il Ven 03 Dic 2010, 13:42

Ciao!!! cheers
ma come? Ale tira il sasso e nasconde la mano, Asp ci delizia con un horror..... e alla fine gli unici che si azzardano ad infilarsi in quello che dovrebbe essere "il regno delle donne" (secondo gli stereotipi in voga) siamo io e Jaimie... due "giovani vissuti" (è più carino di "vecchietti", non vi pare?) rudi e refrattari ai sentimenti? Razz Razz
Mah...il mondo si è proprio capovolto... confused

A proposito Casp: perchè il mio racconto ti sembra che possa essere scritto solo da un uomo?
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Messaggio Da Aspide il Sab 04 Dic 2010, 17:55

Però, lo avevo detto ce il mio rosa era molto scuro. Adesso è meglio che nemmeno ci provo perchè sono violentemente furiosa. Verrebbe ancora più nero.
Che fine avete fatto? Possibile che i racconti per donne li scrivano gli uomini? Evil or Very Mad
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Messaggio Da caspiterina il Sab 04 Dic 2010, 18:18

Sabanèl ha scritto:A proposito Casp: perchè il mio racconto ti sembra che possa essere scritto solo da un uomo?

Ho già letto più di una volta racconti mashili dove il protagonista dimostra questo amore sublime per la donna, mentre le donne raramente vedono il rapporto di coppia in un modo così essenziale e totale, puro! Missà che la nostra mente è troppo complicata. Rolling Eyes
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Messaggio Da caspiterina il Sab 04 Dic 2010, 18:19

Aspide ha scritto:Però, lo avevo detto ce il mio rosa era molto scuro. Adesso è meglio che nemmeno ci provo perchè sono violentemente furiosa. Verrebbe ancora più nero.
Che fine avete fatto? Possibile che i racconti per donne li scrivano gli uomini? Evil or Very Mad

Sto provando a scriverlo, Aspide, ma non non ho tempo di finirlo!
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Messaggio Da Aspide il Sab 04 Dic 2010, 18:32

Di' la verità, Casp. Questa soria di amore che fa rima con cuore è una vera ciofeca. E non riguarda le donne.
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Messaggio Da Sabanèl il Sab 04 Dic 2010, 22:37

Se è per quello, cara Asp, più passa il tempo e più mi convinco che non riguarda il 99,9% della razza umana...ed infatti si vedono i risultati. Peccato per quel "ciofeca"...auguri
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Messaggio Da Aspide il Sab 04 Dic 2010, 23:05

Scusa Casp, ma per ciofeca non intendevo assolutamente quello che avresti scritto tu, o che ha scritto o che potrebbe scrivere qualcun altro, forse mi sono espressa male. Per ciofeca intendevo un certo genere di sentimentalismo che con l'amore ha molto poco a che fare e che è stato per secoli uno dei modi più classici di fregare le donne. Non so nemmeno se migliorerebbe la razza umana. Ma io sono un tipo velenoso. E anche moto diffidente.
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