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CUORI PICCHE FIORI E DENARI

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Messaggio Da caspiterina il Dom 05 Dic 2010, 03:12

Aspide ha scritto: E anche moto diffidente.

Allora siamo in due! Comunque avevo capito quello che volevi dire. E' perche forse, in fin dei conti, noi donne abbiamo le pentole da lavare e i vestiti da stirare! Neutral
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Messaggio Da Aspide il Dom 05 Dic 2010, 08:56

E' proprio vero vero, Casp. Tra donne ci si capisce bene. Non è che non creda nell'amore. Ci credo eccome! Ho conosciuto mio marito che andavo ancora a scuola. Solo che sono contaria alle smielature. E poi, bene o male, gli uomini ti fregano sempre (piatti e vestiti, appunto), anche se non ti ammazzano.
Buona domenica.
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Messaggio Da caspiterina il Dom 05 Dic 2010, 16:05

Aspide ha scritto:E' proprio vero vero, Casp. Tra donne ci si capisce bene. Non è che non creda nell'amore. Ci credo eccome! Ho conosciuto mio marito che andavo ancora a scuola. Solo che sono contaria alle smielature. E poi, bene o male, gli uomini ti fregano sempre (piatti e vestiti, appunto), anche se non ti ammazzano.
Buona domenica.

Ci siamo capite.
Grazie! Buona domenica anche a te!
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Messaggio Da Sabanèl il Lun 06 Dic 2010, 00:08

devo proprio essere rimasto l'unico fesso su questo pianeta che lava, stira, butta le immondizie, pulisce il culetto della bimba e cucina quanto o più della moglie...
E pensare che non sono nemmeno pensionato. Ormai non me la prendo più da un pezzo, ma mi piacerebbe che ogni tanto ci fosse qualcuno che non fa di ogni erba un fascio. CUORI PICCHE FIORI E DENARI - Pagina 2 503797
Ma si, lo so, sembrano le solite difese d'ufficio di chi vuol passar per vittima. Scusate flower
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Messaggio Da Aspide il Lun 06 Dic 2010, 14:05

Dai, Sab, non te la prendere!!!
Vuol dire che tu sei un uomo eccezionale e tua moglie una donna fortunatissima.
Meglio di così!!! inchino
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Messaggio Da Sabanèl il Lun 06 Dic 2010, 17:15

che fai, sfotti? vipera! Razz
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Messaggio Da Aspide il Lun 06 Dic 2010, 18:45

Veramente no. Se sono in vena di convenevoli mordo.
Comunque, dico sul serio. Io adoro il mio, di marito, da quando ha deciso di darmi una mano. Certe sere mi vede così stanca che prepara la cena e mette pure i piatti in lavapiatti. In genere lo faccio io perché mi hanno insegnato che è un mio dovere. Ma lui non si tira indietro. E io so che lo fa perché mi vuole bene.
Quindi non sfotto. Apprezzo. Come tutte le signore che hanno abbondantemente superato gli anta.
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Messaggio Da caspiterina il Mar 07 Dic 2010, 00:01

No, Sabanél, l'erba qui non c'entra: "toda regra tem exceçao", e in questo caso, che bella eccezione è capitata a tua moglie! Very Happy
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Messaggio Da Momo il Mar 07 Dic 2010, 18:35

Io arrivo un po' raramente su questi lidi... Ma volevo chiedervi una cosa, dato che siete giunte-i sull'argomento: mai sentito parlare di associazioni come "Uomini in cammino" (http://www.uominincammino.it/) e "Maschile plurale" (http://maschileplurale.it)?
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Messaggio Da Sabanèl il Sab 11 Dic 2010, 14:43

Scusate il ritardo!
No, mai sentite. Di che si tratta? E tu che ne sai? Non mi risultava che Diego fosse gay... Razz
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Messaggio Da ale il Dom 12 Dic 2010, 22:18

M'è capitato che i lavori hanno ingranato in quarta tutti insieme.
Sono quattro.
Uno è a un'ora di macchina di distanza.
Uno è a due minuti a piedi dal mio ufficio.
Uno è a Parigi
Uno è a Londra.
In questa settimana ho dovuto sopralluogare gli ultimi due.
Ho incrociato la bufera di neve che ha brinato l'Europa, incluso dirottamento del mio aero a 300km da Parigi a notte fonda.
Ho cambiato albergo e aereo tre volte e ogni volta mi hanno perquisita, frugato nello zaino e infine cestinato il dentifricio.
La crema per il viso e il deodorante erano rimasti a Firenze. Meglio così.
Anche la mia camicia da notte è rimasta a Firenze. Terribile. Sono riuscita a ricomprarne una solo il secondo giorno. Il primo sono rimasta in cantiere dieci ore di seguito e poi ho dovuto dormire senza.

In cantiere a Parigi mi hanno fatto parlare così tanto che sono rimasta senza voce.
Colpa mia. Quando parlo francese mi accorgo di usare due toni di voce sopra il mio abituale. Come se i francesi fossero sordi.
Oppure è stato per il fatto che in cantiere c'erano sì e no 6 gradi.

Insomma, ti sono approdata a Londra alle sei del pomeriggio, anche se per me erano le sette, ma, si sa, gli inglesi hanno tutto a modo loro: l'orario, i soldi, la guida, il sistema di misurazione.
Arrivo a un hotel a 5 stelle, che io non potrei permettermi neanche in tre vite.
La receptionist mi ha valutata con un'occhiata che includeva me, il mio zaino per PC dell'Ikea, il mio cappotto di montone a lunghezza integrale e i miei stivali impolverati di due giorni di cantiere.
Fuori dall'orario di servizio, sono certa, la receptionist è una donna come tante altre, che deve fare i conti con lo stipendino che le passa la struttura a cinque stelle.
Ma durante l'orario di lavoro le cinque stelle illuminano anche lei e quindi mi ha gratificata della migliore occhiata: -che ci fa questa qui, qui?
(Me lo stavo chiedendo anch'io)
Ho impiegato mezz'ora per convincerla che, essendo la camera già pagata, non aveva altra scelta che darmi la chiave e augurarmi buon soggiorno.

Una volta entrata nella suite sono riuscita a scampare alla prima sanguisuga per puro miracolo. O forse è stato perché do retta alla mia voce interiore. Quella che ti dice: "non farlo!" Proprio mentre stai per aprire quella meravigliosa scatolina rosa confetto appoggiata sulla scrivania, giusto accanto al foglio di benvenuto personalizzato.
Il nuovo arrivato pensa: 'tò, un omaggio...' e apre la confezione...
Io invece ho girato la graziosa scatolina e dietro c'era scritto: "25£"
Minchia, più di 30 euro per un lapis e dei foglietti post-it per scrivere.

Tutta la camera era disseminata di questi gadget, ma, scansato il primo, individuare e neutralizzare gli altri non è stato difficile.
Ho evitato di aprire qualunque confezione chiusa o sigillata.
La mattina dopo, di buon'ora, mi sono avviata verso Chelsea, luogo del mio ultimo cantiere. Per uscire dall'hotel un receptionist incredulo ha dovuto inghiottire l'amaro boccone che io non avevo consumato nessun extra e quindi non potevano accreditare sul mio conto.
Se mai dovessi riaffacciarmi in quell'hotel cinquestellato mi impedirebbero l'accesso... temo non verificherò mai cotesta tesi.
Sono infine arrivata da Topino alla mezzanotte della stessa lunga giornata.
Temevo di trovarlo addormentato, ma lui mi attendeva sveglissimo e abbiamo deciso insieme di festeggiare fino alle due e mezzo di notte passando il tempo a saltare sul letto.

In queste ultime settimane non sono riuscita a scrivere niente, se non questo breve resoconto.
Non ho fatto in tempo neanche a scrivere i miei soliti resoconti di cantiere...
Vabbé, e ringraziate che non vi posto uno di quelli.
ale
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Messaggio Da Artemisia il Dom 12 Dic 2010, 22:26

ale ha scritto:M'è capitato che i lavori hanno ingranato in quarta tutti insieme.
Sono quattro.
Uno è a un'ora di macchina di distanza.
Uno è a due minuti a piedi dal mio ufficio.
Uno è a Parigi
Uno è a Londra.
In questa settimana ho dovuto sopralluogare gli ultimi due.
Ho incrociato la bufera di neve che ha brinato l'Europa, incluso dirottamento del mio aero a 300km da Parigi a notte fonda.
Ho cambiato albergo e aereo tre volte e ogni volta mi hanno perquisita, frugato nello zaino e infine cestinato il dentifricio.
La crema per il viso e il deodorante erano rimasti a Firenze. Meglio così.
Anche la mia camicia da notte è rimasta a Firenze. Terribile. Sono riuscita a ricomprarne una solo il secondo giorno. Il primo sono rimasta in cantiere dieci ore di seguito e poi ho dovuto dormire senza.

In cantiere a Parigi mi hanno fatto parlare così tanto che sono rimasta senza voce.
Colpa mia. Quando parlo francese mi accorgo di usare due toni di voce sopra il mio abituale. Come se i francesi fossero sordi.
Oppure è stato per il fatto che in cantiere c'erano sì e no 6 gradi.

Insomma, ti sono approdata a Londra alle sei del pomeriggio, anche se per me erano le sette, ma, si sa, gli inglesi hanno tutto a modo loro: l'orario, i soldi, la guida, il sistema di misurazione.
Arrivo a un hotel a 5 stelle, che io non potrei permettermi neanche in tre vite.
La receptionist mi ha valutata con un'occhiata che includeva me, il mio zaino per PC dell'Ikea, il mio cappotto di montone a lunghezza integrale e i miei stivali impolverati di due giorni di cantiere.
Fuori dall'orario di servizio, sono certa, la receptionist è una donna come tante altre, che deve fare i conti con lo stipendino che le passa la struttura a cinque stelle.
Ma durante l'orario di lavoro le cinque stelle illuminano anche lei e quindi mi ha gratificata della migliore occhiata: -che ci fa questa qui, qui?
(Me lo stavo chiedendo anch'io)
Ho impiegato mezz'ora per convincerla che, essendo la camera già pagata, non aveva altra scelta che darmi la chiave e augurarmi buon soggiorno.

Una volta entrata nella suite sono riuscita a scampare alla prima sanguisuga per puro miracolo. O forse è stato perché do retta alla mia voce interiore. Quella che ti dice: "non farlo!" Proprio mentre stai per aprire quella meravigliosa scatolina rosa confetto appoggiata sulla scrivania, giusto accanto al foglio di benvenuto personalizzato.
Il nuovo arrivato pensa: 'tò, un omaggio...' e apre la confezione...
Io invece ho girato la graziosa scatoline e dietro c'era scritto: "25£"
Minchia, più di 30 euro per un lapis e dei foglietti post-it per scrivere.

Tutta la camera era disseminata di questi gadget, ma, scansato il primo, individuare e neutralizzare gli altri non è stato difficile.
Ho evitato di aprire qualunque confezione chiusa o sigillata.
La mattina dopo, di buon'ora, mi sono avviata verso Chelsea, luogo del mio ultimo cantiere. Per uscire dall'hotel un receptionist incredulo ha dovuto inghiottire l'amaro boccone che io non avevo consumato nessun extra e quindi non potevano accreditare sul mio conto.
Se mai dovessi riaffacciarmi in quell'hotel cinquestellato mi impedirebbero l'accesso... temo non verificherò mai cotesta tesi.
Sono infine arrivata da Topino alla mezzanotte della stessa lunga giornata.
Temevo di trovarlo addormentato, ma lui mi attendeva sveglissimo e abbiamo deciso insieme di festeggiare fino alle due e mezzo di notte passando il tempo a saltare sul letto.

In queste ultime settimane non sono riuscita a scrivere niente, se non questo breve resoconto.
Non ho fatto in tempo neanche a scrivere i miei soliti resoconti di cantiere...
Vabbé, e ringraziate che non vi posto uno di quelli.

Wow che avventura!
Brava Ale!!! Very Happy
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Messaggio Da ale il Dom 12 Dic 2010, 22:30

Ciao Artemisia, per il momento ho letto solo Aspide...
Uffiiii... avevo detto Viola.... qui di viola ci sono solo i lividi che aveva la protagonista...
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Messaggio Da caspiterina il Lun 13 Dic 2010, 01:54

ale ha scritto:Ciao Artemisia, per il momento ho letto solo Aspide...
Uffiiii... avevo detto Viola.... qui di viola ci sono solo i lividi che aveva la protagonista...

bentornata, ale! Very Happy
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Messaggio Da caspiterina il Lun 13 Dic 2010, 02:51

In questo periodo ho molto poco tempo per scrivere, così posto un vecchio racconto rosa sbiadito. Non è un granché, ma è tanto per partecipare! tongue

Ode all’Amore

Mi ero innamorata di quell’uomo.
Dietro casa mia c’era un ruscello. Prima di aver conosciuto quell’uomo ero solita andare là per sentire l’amore ancora libero, ancora dentro di me. Era come se quella natura mi parlasse di promesse d’amore, di passioni future, di parole ancora non dette. Era come se quella natura mi parlasse di quell’essere che, allora, occupava appena i miei sogni. Il ruscello mi aveva vista crescere, ed era come se mi avesse creata soltanto per l’amore che stava arrivando.
Adesso quel sentimento aveva un viso, un corpo, un nome: Francesco. Dove si trovava Francesco in quell’esatto istante? Lontano da me lui passeggiava, e con gli occhi dell’illusione io lo inseguivo, mentre camminava piano, l’andatura indolente, ogni passo pigro seguito con noncuranza dall’altro. E sembrava che venisse da me… in ogni foglia, in ogni sassolino, in ogni singola goccia d’acqua del ruscello, in ogni minima forma di vita, io cercavo quell’uomo; e lì lo trovavo, lo vedevo, lo sentivo. Quel pezzo di terra mi portava lui… Prima io ero quello spazio; adesso quel posto si era intromesso e ingrandito dentro me: si era impadronito del mio corpo, del mio cuore, delle mie cellule e dell’infinito dentro di me. Ero completa, realizzata. Innamorata.

Sì, mi ero innamorata di Francesco.
Lo vedevo passare da lontano e nel più intimo del mio cuore lo desideravo. Sapevo che lui era l’apice dei miei sogni: aveva tutto quello che avevo immaginato e desiderato nell’uomo che avrei amato.
Ogni volta che lui mi passava vicino tutte le cose intorno scomparivano. Il tempo tratteneva il respiro ed esistevamo soltanto io e lui, avvolti da quella bolla magica, tangibile. Era una sensazione palpabile, come se l’aria fosse diventata vita, come se compiendo un semplice gesto avessi potuto sfiorarlo. Gli alberi, il cielo, il sole, diventavano lui: facevano parte di lui, erano in lui, erano per lui e con lui. Tutto diventava una sua estensione.
E il suo profumo… Il suo odore era l’aroma di quell’erba, di quell’albero, di quel caldo, di quella pioggia, di quella primavera. Penetrava profondamente in me ancora prima che lui passasse. Mi ubriacava, la sua fragranza fatale: profumo di passione, di tocco leggero, di conquista, di speranze realizzate.

Un soffio di vento aveva alitato sul tempo della nostra esistenza, mandando avanti i nostri giorni…
Amavo Francesco.
Mi ero innamorata di Francesco.
Ogni cosa di lui, adoravo. Le avevo imparate: le sue manie, i suoi pregi, i suoi difetti. Avevo imparato a conoscerlo come me stessa… Potevo vederlo tutti i giorni, potevo finalmente toccarlo sempre, sentirlo sempre vicino a me.
Anche domani, vedrò Francesco.
Sarà in ritardo, lo so già. E' sempre in ritardo, Francesco. E lo sarà anche domani, scommetto.
Domani vedrò ancora Francesco.
Domani lo vedrò, quando andremo a firmare i documenti per il nostro divorzio. E lui arriverà in ritardo, lo so già.
Francesco, quell’uomo di cui mi ero innamorata, era sempre in ritardo.
Sì, una volta amavo Francesco.
I love you
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Messaggio Da Artemisia il Lun 13 Dic 2010, 10:16

caspiterina ha scritto:In questo periodo ho molto poco tempo per scrivere, così posto un vecchio racconto rosa sbiadito. Non è un granché, ma è tanto per partecipare! tongue

Ode all’Amore

Caspiterina hai descritto perfettamente cosa si prova quando si è innamorati.
È un racconto dolcissimo con finale amaro.
Mi rendo conto che "l'amore eterno" possa assomigliare spesso a un sogno che può svanire da un momento all'altro e di eterno rimane solo il dolore e il rimpianto, ma io sono una sognatrice e spero di non svegliarmi mai e di poter avere sempre in me il grande amore che mi ha unito a mio marito e di essere ricambiata allo stesso modo. I love you
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Messaggio Da Artemisia il Lun 13 Dic 2010, 10:23

Questo è uno stralcio del mio romanzo inedito con cui ho partecipato al Torneo.
È la trasposizione di un sogno che ho fatto molti anni fa grazie al quale è nata l’intera storia de “I cavalieri della vita”.
Spero vi piaccia. Aspide già lo ha letto!
L’INCONTRO
Cosa diavolo stava succedendo? Chi erano quei ragazzi che inseguivano Giulia? Miriam non ebbe neanche il tempo di terminare di formulare mentalmente le domande che essi si voltarono verso di lei come se si fosse stabilito un contatto invisibile. I loro sguardi si incrociarono e una duplice sensazione si impadronì del suo essere. Una grande attrazione, quasi seducente, unita a un incontrollabile terrore. Non ricordava di aver provato mai niente del genere, incominciò a sentirsi male.
I ragazzi erano vestiti con lunghe tuniche bianche che riflettevano i colori che emanavano in modo soprannaturale i loro corpi. Non riusciva a muoversi. Era spaventata. Poi successe qualcosa che la sconvolse. Uno degli inseguitori, quello con i capelli scuri e lunghi, si girò verso l’altro ragazzo che aveva capelli biondissimi e ugualmente lunghi e gli immerse una sorta di pugnale luminescente in una spalla. Il ragazzo biondo urlò dal dolore.
Miriam non volle vedere altro. Un attimo prima si era sentita come inchiodata fortemente al suolo, poi, invece, iniziò a correre a una velocità impressionante. Correva, correva senza una meta, seguendo il filo della paura che la tirava via, lontano il più possibile da quei ragazzi. Pensava solo a mettere un piede dietro l’altro sempre più rapidamente. Vedeva con la coda degli occhi cose e persone scorrerle accanto, altrettanto velocemente, tanto da sembrare che corressero anch’essi, ma nel senso opposto. Avrebbe voluto girarsi per vedere se era inseguita, ma non ne aveva il coraggio, sapeva che se lo avesse fatto avrebbe dovuto rallentare un po’ e non ci pensava proprio.
Concentrata nella corsa come era, si rese conto troppo tardi che la strada svoltava bruscamente. Davanti a lei un muro sembrava che non aspettasse altro che l’inevitabile incontro. Certo si sarebbe spiaccicata contro di esso come un famoso personaggio dei cartoni animati, se invece non fosse scivolata attraverso la sua struttura come nebbia evanescente, fermandosi finalmente circondata dal buio più buio che avesse mai visto, se mai il buio si fosse potuto vedere. Tremante cercò di concentrarsi. C’era il buio che sembrava avere una consistenza propria, incombente, e mille odori che si intrecciavano facendo a gara a chi prevalesse vincente sugli altri. Ne distingueva due molto forti. Era l’odore del tempo mischiato a una dolce fragranza di vaniglia.
Aveva capito di trovarsi nel muro, forse fuso con esso. Non aveva il coraggio di attraversarlo per vedere cosa c’era dall’altra parte. Che buffo! Non avrebbe mai pensato che un muro potesse assorbire gli odori come una spugna. Si sentiva al sicuro nascosta lì, ma non fece in tempo a rilassarsi perché si rese conto che non era da sola.
All’improvviso sentì qualcosa toccargli le labbra lievemente. Un grido le salì in gola e lì si bloccò, prima di fuoriuscire come lava incandescente dalla sua bocca. La paura lasciò il posto alla sorpresa quando si rese conto che in quel buio totale, qualcuno aveva iniziato a baciarla. Non poté reagire. Era troppo sconvolta, non dal bacio e da ciò che esso rappresentava, ma dalla sensazione che aveva risvegliato nel profondo del suo essere. Avvertì dentro di lei un Amore talmente grande che non poteva essere limitato dal corpo, se mai in quel momento possedeva un corpo, perché esso poteva espandersi ben oltre lo spazio e il tempo. Poi ebbe la consapevolezza che tale Amore non stava nascendo in quel momento, ma lo aveva sempre avuto nel cuore, racchiuso come in un bozzolo d’acciaio che schiudendosi le aveva rivelato la sua magnificenza, inchiodandosi nell’anima profondamente in maniera quasi dolorosa. Il suo spirito si colmò dello splendore dell’Amore di Dio, e all’apice di questa conoscenza svenne.
Miriam non seppe mai quanto tempo avesse dormito priva di sensi, fatto sta che si svegliò tra le braccia del ragazzo più bello che avesse mai visto e quella visione per poco non la rimandò di nuovo nel mondo dei sogni. Si sentiva frastornata, i pensieri facevano fatica a delinearsi nella mente confusa. Poi lui le parlò con una voce che risuonò come musica alle sue orecchie.
— Come stai Miriam? Scusami, ma era l’unico modo per farti capire che non volevo farti del male, eri troppo terrorizzata. Ho sempre creduto che quando mi avessi visto, mi avresti riconosciuto, ma così non è stato e io ti aspetto ormai da troppo tempo per lasciarti andare via. So che non potremo stare molto insieme ma… io, ecco…
Miriam lo ascoltava incantata, quasi non comprendendo ciò che le stava dicendo, era distratta dal suono melodioso delle sue parole, dal chiarore che emanava la sua pelle, dalla setosità brillante dei suoi capelli. Dovette reprimere un forte desiderio di toccargli il viso. Il ragazzo sembrò leggerle nella mente e sorrise. Era profondamente turbata dall’emozione intensa che provava, era come se lui fosse parte di lei e lei parte di lui. Che cosa aveva detto? Che avrebbe dovuto riconoscerlo? Gli occhi non lo avevano riconosciuto, ma ora la sua anima era come la corda di un delicato strumento musicale che vibrava incessantemente in maniera quasi dolorosa. Alzò di nuovo lo sguardo verso di lui, che ora se ne stava in silenzio come a darle il tempo di capire, di tradurre le sensazioni interiori che come un geyser zampillavano ininterrottamente sommergendola. Cercò di bloccarne l’afflusso, ma provò solo un’immensa pena. Qualche lacrima fece capolino attraverso le ciglia. Il ragazzo la strinse più forte e poi l’aiutò ad alzarsi. Miriam si sentiva diversa, cambiata, ma questo non era niente al confronto di ciò vide quando voltò la testa per guardarsi intorno.
La realtà circostante iniziava a perdere consistenza, stava sbiadendo, mentre le ombre che prima la circondavano, ombre indefinite e sfuggenti iniziavano a prendere forma, a prendere il sopravvento. Una nuova realtà si stava sovrapponendo all’unica realtà che conosceva. Si portò istintivamente la mano chiusa a pugno verso la bocca come a bloccare un grido di angoscia.
Ogni minuto che passava Miriam si sentiva sempre di più intrappolata in una strana spirale che vorticosamente la stava trascinando verso gli incredibili abissi dell'ignoto.


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Messaggio Da caspiterina il Lun 13 Dic 2010, 13:39

Artemisia ha scritto:
caspiterina ha scritto:In questo periodo ho molto poco tempo per scrivere, così posto un vecchio racconto rosa sbiadito. Non è un granché, ma è tanto per partecipare! tongue

Ode all’Amore

Caspiterina hai descritto perfettamente cosa si prova quando si è innamorati.
È un racconto dolcissimo con finale amaro.
Mi rendo conto che "l'amore eterno" possa assomigliare spesso a un sogno che può svanire da un momento all'altro e di eterno rimane solo il dolore e il rimpianto, ma io sono una sognatrice e spero di non svegliarmi mai e di poter avere sempre in me il grande amore che mi ha unito a mio marito e di essere ricambiata allo stesso modo. I love you

Lo spero anch'io, Artemisia!
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Messaggio Da Sabanèl il Mar 14 Dic 2010, 00:00

Ahimè esperienza già vissuta. Anche per questo mi piace. Si vede che precede le"banane", la scrittura è un pò meno fluida, ma sempre ricca di sentimenti e di sfaccettature raffinate. Ti mantieni in bilico, senza decidere se debba essere una poesia o un racconto, ma comunque riesci a colpire.
Kakkio! Spilla meno birre e scrivi di più!!! geek
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Messaggio Da caspiterina il Mar 14 Dic 2010, 01:37

Sabanèl ha scritto:Ahimè esperienza già vissuta. Anche per questo mi piace. Si vede che precede le"banane", la scrittura è un pò meno fluida, ma sempre ricca di sentimenti e di sfaccettature raffinate. Ti mantieni in bilico, senza decidere se debba essere una poesia o un racconto, ma comunque riesci a colpire.
Kakkio! Spilla meno birre e scrivi di più!!! geek

Esatto, Sabanél, bisognerebbe prendere questo racconto e limare la scrittura. Cosa che ho fatto una decina di volta con le banane (e c'è ancora da limare qualcosina!) Quando andrò in pensione... Cool
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Messaggio Da Sabanèl il Mar 14 Dic 2010, 07:40

No. "Quando andrò in pensione" lo dico io, tu sei troppo giovane, quindi...spilla meno birre, oh!!! drunken
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CUORI PICCHE FIORI E DENARI - Pagina 2 Empty Laura e il mio personalissimo Italia-Germania

Messaggio Da Jamie Mc Gregor il Mar 14 Dic 2010, 19:57

Ok romantici, stavolta mi avete stuzzicato sul serio e così posto l'episodio su Laura dal mio romanzo "Prapers". Buona lettura e ricordatevi che siamo al 17 giugno del 1970.


Quell'anno c'erano i mondiali. Io ero appassionato di calcio e nella nostra squadra ero ala destra. Mi avevano soprannominato Corpesinho, per via della statura non eccelsa e del fisico asciutto. Ma in compenso ero molto agile e sapevo fare gol di rapina. Avevamo messo su una discreta compagine chiamata "Prapers" dalle iniziali dei nomi di tutti noi. Al campionato dei preti comboniani eravamo arrivati secondi, battendo squadre che nel quartiere erano molto più accreditate. Grazie anche ai miei gol.
Ma gli azzurri dell'Italia, certo, erano un altra cosa. Le partite di solito le vedevamo a casa di Enzo, il milanese, che aveva un televisore grande, in un salone bellissimo, tutto mogano e moquette. I suoi non c'erano mai: il padre era ingegnere, di quelli che inventano le leghe per le monete. Doveva certo guadagnare un sacco di soldi, perché Enzo aveva una bellissima casa. Tutta la fase preliminare del campionato la vedemmo lì , una volta vennero persino le ragazze e facevano il tifo come noi.
L'Italia, pur avendo stentato all'inizio era arrivata alla semifinale. La squadra da battere questa volta era la Germania ovest e così si preannunciava uno scontro memorabile. Nel primo pomeriggio arrivò a casa una telefonata. Era Enrico:
- ..guarda che stasera non si va più da Enzo.._
Ecco, ti pareva non dovesse succedere qualcosa per guastare la festa. Rimasi per un attimo zitto, poi chiesi:
-..che cosa è successo...sono tornati i suoi per caso ? -
- No, no.. - mi rassicurò Enrico - .. è per via del fratello, Guido, quello sposato, ricordi ? -
- Si, l'ho conosciuto. Simpatico...ma che c'entra ? ...lui ha casa sua..-
- Appunto, ci ha invitato tutti a casa sua per vedere la partita. Da lui c'è la cognata, Laura. E' venuta da Milano a passare una settimana a Roma, e forse la sorella vuole farle conoscere qualcuno. Sai, magari si annoia...-
- ...e così ... - risposi ghignando - .. dovremo esser noi a distrarla, vero..? -
- Vedi di non fare il maiale, come tuo solito... -
Enrico faceva sempre il papà del gruppo, quando si trattava di donne. Siccome era timido si era ritagliato nel gruppo questo ruolo che tutto sommato gli stava bene addosso. Lo tranquillizzai:
- Non ti preoccupare, andiamo a vedere la partita, no..? E poi i milanesi mi stanno proprio sul cazzo, con quella puzza sotto il naso e quel modo di parlare..-
- Bene, meglio così ..- tagliò corto Enrico - ..allora ricordati, fatti un nodo al fazzoletto, altrimenti stasera finisce che vai a casa di Enzo e non ci trovi nessuno. Ci vediamo...-
- Aspetta un attimo...io non so dove abita Guido..-
- E' facile, due palazzi prima di Paolo, sullo stesso lato, al numero 32. L'interno è il 5, segnatelo perché non c'è il nome sul citofono..-
Scarabocchiai l'appunto su un pezzo di carta e salutai il mio amico. Così andavamo a casa di Guido. Lui certo non lo ricordavo bene, ma la moglie invece l'avevo ben presente. Una volta era venuta con il marito da Enzo, e si era seduta sul divano mentre io e Enzo giocavamo a scacchi sdraiati sulla moquette. Rossella era davvero una bella donna, aveva la voce calda, bassa e roca, un bellissimo corpo. Ma quella sera a stregarmi erano state le sue gambe, inguainate in raffinate calze di nylon. Lei non faceva che cambiare posizione senza curarsi molto di noi, sdraiati per terra.
Se la sorella venuta da Milano le somigliava appena un po', la serata da Guido si preannunciava molto interessante e io dovevo prepararmi bene. Così feci una lunga doccia, poi indossai i Levi’s di via Sannio e una camicia usata, Indian madras, che mi piaceva molto. Asciugai con cura i capelli e abbondai in profumo, il Pub, che in quel periodo alternavo all'essenza di muschio di Molajem. Mia madre seguiva le grandi manovre con il sorriso sulle labbra:
- ...che c'è , stasera, qualche gattarella nuova..? -
- Ma che dici...come se io non mi lavassi mai...-
risposi un po' risentito e punto nel vivo.
-...No, no, non dico questo.. - replicò ridendo mamma - ..però mi sa che ho ragione, vero.. ? Come è finita poi con quella brunetta...Rita..?
Mia madre rimaneva sempre indietro, con le donne. Sbuffai di nuovo:
- Guarda, ma', che con Rita è tutto finito da un pezzo. Ora sono solo...-
Povero figlio mio... - continuava a canzonarmi - devi proprio stare male..
- Invece sto benissimo, specialmente quando gli altri non si impicciano degli affari miei...-
Va bene, va bene, come non detto. Prendi le chiavi, comunque. L'ultima volta ci hai bussato alle tre di notte, a tuo padre ci è mancato poco che gli prendesse un colpo...-
- Ma quella volta non è stata colpa mia...mi si era fermata la cinquecento a viale Marconi..- piagnucolai -..e me la sono fatta a piedi fino a casa..-
- Così impari a mettere la benzina in macchina, quando esci..-
Stavo per rispondere che quella volta la benzina non ci entrava per niente, era stato lo spinterogeno a farmi fermare. Ma lasciai perdere, le donne di motori non capivano nulla e poi cominciavo a far tardi, e quella sera non volevo che accadesse. Avevo come una sorta di presentimento che stava per succedermi qualcosa di molto importante, e questo pensiero mi rendeva elettrico:
- Va bene, hai ragione tu, non discuto. Allora prendo le chiavi e cinquemila lire dal tuo borsellino. Posso..? -
Potevo, certo che potevo. Mamma era un vero tesoro. Sempre presente, sempre vigile. Era lei la nostra ambasciatrice con papà , prima e dopo le sgridate, quando ne combinavamo qualcuna di troppo. E poi io ero il suo cocco, gli altri fratelli glielo rinfacciavano sempre.

Uscendo di corsa, naturalmente avevo dimenticato a casa l'appunto, il pezzo di carta sul quale avevo segnato l'indirizzo di Guido. Me ne accorsi a metà strada, e stetti per un attimo lì per tornare indietro a riprenderlo. Poi guardai l'orologio, pensai alle prese in giro e così decisi di tentare la sorte. Per fortuna, nei pressi della casa di Paolo, vidi la 500 di Enrico, già posteggiata. Accostai e scesi lì accanto. Il cofano motore dell' auto era ancora bollente, quindi dovevano essere arrivati da pochissimo, maledizione. Mi guardai intorno, sperando di vedere qualcuno o di ricordare qualcosa. Mi arrivò invece un fischio canzonatorio:
- Che ti sei perso, questa volta, la memoria..? -
Erano tutti affacciati al balcone, tre piani sopra la mia testa, a gustarsi la scena. Bene, ormai tanto, figura più , figura meno..:
- Ciao...che interno ? -
Quanto ci dai, se te lo diciamo..? Sul balcone erano rimasti Paolo e Enrico, e facevano gli stupidi, approfittando della situazione di vantaggio. Paolo si girò per un attimo verso l'interno della stanza, poi si sporse dal balcone verso di me, ruotando come un mimo le mani su delle bocce immaginarie, sicuramente il seno di una donna, per farmi rabbia:
- E dai, non fate gli stupidi, che la partita sta per cominciare.._
- ..Si, la partita..sentilo, il poverino, lui vuole salire per vedere la partita, veroooo..?.-
Ma mentre quelli ridevano qualcuno dall'interno del portone aprì ed io approfittai dell'occasione per sgattaiolare dentro, seguito dallo sguardo sospettoso e diffidente di un anziano condomino. Non presi l'ascensore, perché non ero certo del piano. Salii le scale di corsa, cercando di non fare tanto rumore, e controllando i cognomi sulle porte. Quando vidi il numero cinque finalmente mi ricordai le parole di Enrico, e gli schiamazzi dietro la porta mi dissero che avevo indovinato, prima ancora di bussare. Venne ad aprirmi Rossella, era bellissima ed io arrossii violentemente, quasi avesse letto nei miei pensieri. Il rossore era una delle cose che mi facevano andare in bestia, perché per il resto ero piuttosto disinvolto.
- ...ciao Stefano.. come stai ? - mi stampò un bacio sulle guance. Aveva le labbra calde e morbide - ".. E' un secolo che non ci si vede..? Perché non ci vieni ogni tanto a trovare..? -
Le sue parole mi fecero di nuovo avvampare il viso, mentre dietro a Rossella si affacciavano quegli stupidi dei miei amici. Prima che potessero infierire lei mi venne in soccorso:
- .. su, su, lasciatelo in pace, non vedete che ha fatto le scale di corsa..? Vieni, Stefano, lasciali perdere, ti do un bicchiere d'acqua che sei tutto accaldato.. -
- ..ci vuole altro che acqua, l ..... - Paolo e Enrico non mollavano l'osso, mi seguivano spingendomi in avanti per farmi urtare il bel posteriore di Rossella. Un gruppo di bambini dell’asilo sarebbe stato più serio. Io scalciavo e davo pugni all' indietro, reprimendo risate e parolacce all'indirizzo di quelle due bestie.

Poi vidi Laura. Era in cucina, seduta al tavolo. E lì, all'improvviso fu silenzio. Come una martellata al cuore. Gli altri sparirono di colpo, inghiottiti dal nulla. Ho il ricordo della sensazione che ebbi prendendole la mano la prima volta. Continuavo a parlarle cercando di essere simpatico ma mi sentivo come ubriaco, mi pareva di dire solo sciocchezze. Lei mi guardava e sorrideva, aveva due occhi rotondi color nocciola come quelli delle bambole di una volta. Poi parlò e mai come in quel momento trovai così simpatica e accattivante l'inflessione milanese. Rossella si accorse del coup de foudre e uscì dalla cucina portandosi via i miei amici che protestavano. Ma io quelli non li sentivo più , mi ero già perso.
Di Germania Italia non ricordo assolutamente nulla. So che è stata una bellissima partita, appassionante, che ci hanno fatto perfino un film. Ricordo bene soltanto il dopopartita, quando eravamo usciti per strada, tutta l'Italia era per strada quella sera. Prendemmo le auto, Laura venne con me, aprii il tettuccio e lei si sedette sulla cima dello schienale, con la testa fuori dalla capotte e i riccioli biondi al vento. Arrivammo fino al centro, in un corteo impazzito che cresceva ad ogni incrocio. Perfino un camion dei pompieri, a sirene spiegate e la scala meccanica che andava su e giù , con un pompiere pazzo in cima a sventolare la bandiera. Ogni tanto ci affiancava la cinquecento di Paolo, gli amici mi guardavano, ridevano e approfittavano di quel casino generale per dare la stura ai gesti più sconci e ai più luridi ammiccamenti. Li avrei fucilati in quel momento, ma Laura sembrava divertirsi un mondo, rideva e gridava anche lei, sembrava molto felice. E io ero cotto come un piatto di bollito dimenticato sul fuoco. Non mi veniva nemmeno in mente di sbirciare il generoso panorama di lei seduta a quel modo, con la gonna che mi svolazzava praticamente sulla testa. Ero anomalo, innaturale, decisamente cotto.

Laura avrebbe dovuto partire di lì a due giorni, ma si trattenne invece ancora una settimana. La mattina la andavo a prendere, se Guido e Rossella erano già andati al lavoro salivo su , mi spogliavo e mi mettevo a letto con lei. La prima volta che facemmo l'amore ero talmente eccitato che finì male, non ci riuscii e mi mortificai tantissimo. Lei mi consolò , stringendosi dolcemente e parlandomi piano. Aveva un modo tutto suo per parlare di quelle cose, buffo ed insolito. Per dire scopare adoperava il verbo "zompare", che a me faceva venire in mente certi giornaletti dove la donna urla con la lingua di fuori: "...si, trivellami tutta..". Ma Laura invece era dolce. La prima volta che la penetrai sentii un gran calore, il suo corpo sudato sembrò avvolgermi, ingoiarmi. le sue unghie affondarono sulle mie spalle senza farmi sentire dolore. Poi mi chiese scusa, mi portò al bagno e mi medicò a lungo, mettendomi perfino un cerotto:
- scusa, non volevo proprio. Ma in quei momenti non mi fai capire nulla, sai..Ti amo tanto. -
Me lo ripeteva in continuazione, a letto, quando eravamo a piedi per strada, mentre guidavo l'auto. Con lei visitai Roma per la prima volta. Le volevo fare da Cicerone ma mi accorsi all'improvviso che conoscevo ben poco della mia città . Andammo all'orto botanico, ai mercati traianei, a visitare la cappella Sistina. Perfino sulla cupola di San Pietro, dopo un numero inverosimile di gradini. Dovunque, a qualsiasi ora, sotto il sole più caldo o alle ore più profonde della notte.
A casa mia mi avevano dato per disperso e anche gli amici, capita l'antifona, si tenevano a rispettosa distanza. Tanto, quel fuoco, doveva prima o poi incontrare il mare.

Milano e Roma erano tanto, troppo distanti. Ogni giorno che passava, nei nostri sguardi liquidi e innamorati passava ogni tanto il velo della inevitabile prossima separazione. E ogni volta, con ostinata ipocrisia, lo avevamo rimosso. Perché rovinare quegli attimi ? Perché negare a un condannato l'ultimo desiderio ? Così non ne avevamo mai parlato, ma la sera prima della partenza Laura mi abbracciò forte e si mise a piangere, improvvisamente, senza ritegno. Era disperata, e io più di lei. Crudele destino, veder crescere un amore e poi doverlo spegnere, soffocarlo, perché non ci bruci in una ultima, inutile vampata.
La mattina seguente la accompagnai al treno, fin dentro lo scompartimento. Lei non piangeva più , aveva consumato le lacrime, sembrava tranquilla nella sua rassegnazione. Ci facemmo mille promesse, lei mi guardava negli occhi con rabbia, quasi volesse strapparmi il viso per portarlo con se. Poi partì , e mi sentii come morto dentro.
Percorsi piano, strascicando i passi, la lunga banchina tra i binari, ormai desolatamente vuota, fino all'interno della stazione. Mi rituffai tra la gente, tutti sembravano avere una gran fretta di fare qualcosa, tanti sorridevano, parlavano tra loro, facevano progetti. Io invece, all'improvviso, avevo perso il senso del domani. Il pomeriggio, sul tardi, mi feci vivo in parrocchia, ma con il cuore listato a lutto. Il primo a vedermi fu Rudy, che incautamente mi aggredì ridendo:
- ..ciao Stefano. Chi non muore si rivede. Pensavamo tutti che ti fossi trasferito a Milano..-
-..magari..! - risposi talmente convinto che Rudy divenne serio, mi dette uno scossone cambiando voce:
- ma dai, sei impazzito ? Quella domani ti ha già scordato. Te lo ha detto che a Milano ha il ragazzo..? -
Stetti per un attimo lì per rispondergli male, poi ragionai che l'amico stava parlando seriamente, non per canzonarmi:
- guarda Rudy che questa volta è davvero una cosa seria per me. Ti prego, adesso non parliamo di Laura, ora non voglio pensarci....e poi sì , lo sapevo che ha l'uomo, me lo ha detto subito..-
- ..e che è stata pure con Paolo te lo ha detto anche...? -
No, questo non me lo aveva detto, Rudy lo intuì subito e capì di essersi spinto troppo oltre. Lo guardai con gli occhi stralunati, come nell'opera di uno scultore indeciso.
Pensai a Paolo e Laura nudi, che si rotolavano nel letto, magari lo stesso letto....era terribile, disgustoso, impossibile.
- Ehi, Stefano, sveglia, che lo spettacolo della vita continua..-
Rudy mi prese dolcemente sottobraccio, come fossi stato un cagnetto impaurito, e mi condusse al nostro muretto davanti al parcheggio, lì dove fino a due settimane prima avevo passato interi pomeriggi a ridere, scherzare con tutti loro. Mi sedetti a cavalcioni, graffiando con una pietra il cemento grigio del sedile mentre parlavo. Le parole ora mi uscivano pi facilmente, in testa si era rotta la diga e la pressione cominciava a diminuire:
- ...Paolo...non è possibile. .naturalmente non stai scherzando, vero ? Guarda che è importante, lo capisci..? -
Rudy mi guardò , un po' sollevato:
- Certo che lo capisco. Noi non ti abbiamo detto niente perché abbiamo pensato che l'avresti saputo da lei. E poi, Stefano, proprio tu...che ti vanti di conoscere così bene le donne..-
- ..va bene, va bene, hai ragione. E' stata colpa mia, mi sono completamente rincoglionito...ma dimmi, con Paolo.. quando è successo.. -
-.. ma che importa ormai, rifletti. - Rudy aveva ragione - ..se vuoi, questo puoi chiederlo direttamente a lui.. ma ne vale la pena..? -
- ..io vorrei sapere soltanto se non è tutta una balla.. lo sai anche tu che Paolo un pallonaro laureato, no ? -
Mi aggrappavo ad un esile speranza, che via via si faceva più robusta. Ma Rudy fece esplodere il mio palloncino:
- ..no, non ti illudere. Questa volta è proprio vero, verificato: il giorno dopo che Laura arrivata a Roma tu eri fuori e noi siamo andati da Enzo, poi da lì al cinema con Paolo, lei e Grazia...sai, quella che abita sulla Tuscolana...-
- .. così era vero. Interruppi il racconto di Rudy, tanto sapevo già che cosa succedeva al cinema, in quelle situazioni. Mi alzai all'improvviso, come se mi fossi ricordato all'improvviso di qualcosa di molto importante:
- ..Bene, che novità ci sono state, nel frattempo..? -
Il mio amico mi squadrò , raggiante. Ero tornato finalmente tra di loro. Mi dette una pacca sulle spalle ed entrammo dentro, perché al piano di sopra, in una delle sale, stava per concludersi il campionato di ping pong.

Laura passò , come altre ragazze, sulla pelle tenera e sensibile del mio cuore ancora bambino. Di lei conservai per molto tempo una foto formato tessera, dalla quale continuava a guardarmi con quegli occhi da bambola, che tanto mi avevano stregato. Imparai piano piano a non dar peso ad ogni sorriso, al primo improvviso batticuore. Anzi, a dire la verità , diventai col tempo perfino un po' cinico. Quando iniziava una storia con una, mettevo subito le cose in chiaro, quasi fosse stato una specie di rapporto di lavoro, sul tipo: " Bene, noi due stiamo insieme per questo e per quest'altro; facciamo sesso il pomeriggio alle cinque, qualche coccola la mattina della domenica, vediamo gli amici tre volte a settimana." E la cosa incredibile era che, pur ponendo queste condizioni, non trovavo mai nessuna resistenza. Poi, magari, durante la storia, qualche ingrediente imprevisto cambiava un po' le cose, ma non era così frequente.

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Messaggio Da caspiterina il Mer 15 Dic 2010, 17:24

Sabanèl ha scritto:No. "Quando andrò in pensione" lo dico io, tu sei troppo giovane, quindi...spilla meno birre, oh!!! drunken

Eh no; la birra mi serve per campare! Allora diciamo "quando arriva l'estate prossima", visto che col caldo la gente si sposta ai locali all'aperto e così finalmente trovo più tempo per scrivere! Ciao Sabanél Very Happy
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Messaggio Da Sabanèl il Mer 15 Dic 2010, 23:24

Ok, la considero una promessa e mi organizzo del tempo libero per leggere la tua prossima produzione estiva in anteprima cheers bounce cheers bounce
ma fino ad allora che leggo? affraid
oddio, è ben vero che per Natale mi sono regalato 8 libri...ma non ce n'è nemmeno uno di Adria Zuccoli!!! Pare siano andati a ruba, fino all'ultima copia! flower
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Messaggio Da caspiterina il Gio 16 Dic 2010, 02:06

Sabanèl ha scritto:Ok, la considero una promessa e mi organizzo del tempo libero per leggere la tua prossima produzione estiva in anteprima cheers bounce cheers bounce
ma fino ad allora che leggo? affraid
oddio, è ben vero che per Natale mi sono regalato 8 libri...ma non ce n'è nemmeno uno di Adria Zuccoli!!! Pare siano andati a ruba, fino all'ultima copia! flower

Adria Zuccoli oggi è molto invidiosa perchèè sono usciti i nomi dei sei vincitori di Gems! Mad
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