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Messaggio Da fiorile il Ven 17 Dic 2010, 23:31

Considerazioni semiserie
sul perché le donne amino la poesia
di William Shakespeare


Ho descritto il sonetto 20 come il più esplicito di quelli rivolti all’amante, a mio parere non contiene particolari bellezze ma è di estremo interesse psicologico, è preferibile leggerlo insieme:

Viso di donna, che Natura di sua mano dipinse,
Hai tu, Sire e Signora della mia passione:
Un dolce cuore di donna, ma non avvezzo ai mille
Mutamenti che han corso fra le false donne,
Occhio del loro più vivo , meno al volgersi falso,
Che fa splendere l’oggetto sul quale si trattiene;
Uomo all’aspetto, che ogni aspetto vince,
Rapisce gli occhi agli uomini, ed alle donne l’anima (*).
E come donna tu fosti prima creato,
Sol che Natura, nel formarti si invaghiva,
E per soverchio di te mi fece privo,
Con l’aggiungerti cosa al mio corpo nociva.
Ma poi che pel piacere delle donne ti eresse,
Mio sia l’amore, loro il tesoro del suo uso.


Shakespeare è il poeta della bellezza in ben 126 sonetti dedicati all’amante, figura maschile connotata da una grande bellezza positiva ma anche da un grande narcisismo; non importa che sia oggetto del desiderio di entrambi i sessi (*), quel che conta è che esprime i sentimenti e le emozioni, canta la bellezza ed “il dolce cuor di donna”e poi “rapisce il cuore agli uomini”, e le donne di sentimenti vivono ed ancor più di sentimenti d’amore e di emozioni amorose: e “credetemi dunque il mio amore è più bello di ogni nato di donna”
Sentimenti, adulazione della bellezza femminea, dolci parole che vanno dritte al cuore suscitando delle vere sequenze di emozioni che predispongono l’animo ed il corpo all’amore, ai sentimenti più o meno nobili e ai desideri puramente carnali, ecco che le donne si innamorano della poesia di Shakespeare dolcemente stimolante, quasi un afrodisiaco virtuale.
C’è di più:
Leggendo a questo proposito alcune pagine di psichiatria clinica forense, sembrerebbe che le femmine umane abbiano un maggior numero di cellule nervose nell’emisfero sinistro, che luogo è dell’elaborazione del linguaggio.
Grazie all’uso continuo, incessante ed inarrestabile delle loro chiacchiere hanno creato connessioni molto sviluppate tra i due emisferi, divenendo nel tempo più brave ad integrare le informazioni del cervello logico (parte sinistra) con quelle del cervello intuitivo (parte destra).
Alle femmine umane quindi, con le numerose e potenti connessioni tra i due emisferi, viene molto facile accedere alle emozioni e tradurle in parole e, al contempo, trasformare le parole in pura emozione. Invece i maschi umani, non in possesso di tutti quei connettori, tendono ad essere oggettivi e sono più portati a trattare argomenti concreti con l’obiettivo di giungere con logica ad un punto ben definito e chiaro. Le femmine umane non fanno economia di dettagli, che magari le possono far allontanare dall’oggetto dei loro discorsi, ma aggiungono atmosfera al racconto e soprattutto alla lettura di sentimenti espressi con le parole, con un linguaggio che tiene maggior conto delle emozioni ed anzi le crea, così come è il linguaggio poetico di Shakespeare o di Leopardi.
Sembrerebbe infine che la donna abbia una soglia di attenzione di ben 15 minuti, tempo ottimo per leggere, apprezzare ed amare pienamente un sonetto di Shakespeare, mentre l’uomo raggiunge la sazietà in ben cinque minuti (avrebbe una soglia di attenzione di 5 minuti circa) sempre che non si parli di sport, politica, business, interessi culturali o scientifici del tutto personali. L’uomo, secondo questa tesi, possiederebbe una maggiore facoltà di immaginazione ed una certa propensione alla fantasia libera che spesso rimarrebbe inerte, non pienamente sfruttata.
Incuriosito da questa lettura, dopo essermi sciroppato un centinaio di pagine sull’argomento, una domenica pomeriggio dopo il pranzo settimanale, ho sequestrato mio genero, buon neuro-psichiatra che si è dedicato soprattutto alle donne, a parere di mia figlia (sua moglie, detta “la gelosina”) perché è un bell’uomo poco più che quarantenne che attira le donne come mosche sul miele, il parere del genero invece è dato dal fatto che le donne spendono molto di più degli uomini per la terapia psicoanalitica ed hanno una capacità descrittiva e dialettica molto più articolata ed interessante (esattamente ha detto “psicologicamente più intrigante”) di quella maschile, ho condotto quindi il genero nel mio studio e gli ho fatto leggere questa paginetta. Ha riso prima per benino, poi mi ha detto:
<< E’ perfettamente vero, devo aggiungere che alcune donne sono attratte psicologicamente da ciò che è “equivoco sessualmente”, dall’ambiguità intesa come un limite sottile tra maschile e femminile, dall’omosessualità poetica, intellettuale, più che sostanziale…etc. etc.>>
Mi ha pienamente confermato quel che avevo capito a leggere quel volume.

(*) La bellezza pura, positiva, amata sia dagli uomini che dalle donne non è un fatto nuovo in letteratura, basti pensare a Cielo d’Alcamo:

Rosa fresca aulentissima c’appari inver la state
Le donne ti disiano, pulzelle e maritate:
Trajmi d’este focora se teste a bolontate.
Per te non aio abbento notte e dia,
penzando pur di voi , madonna mia

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Messaggio Da Aspide il Dom 19 Dic 2010, 09:02

Caro Fio, credo che le tur ossevazio ni non riguardino tanto Willy quanto, piuttosto, l'universo maschile e femminile e il loro diverso modo di sentire.
Ricordo che, quando il mio prof d'inglese all'università ci spigò che "Shall I compare the to a sunny day" era dedicata a un uomo, ne rimasi piuttosto sconvolta. Poi approfondimmo la situazione del teatro inglese in quegli anni e capii.
In quanto al diverso funzionamento dei cervelli, concordo. Non sono una neuropsichiatra ma una modestissima insegnante di scuola secondaria che, in oltre vent'anni di carriera, ha avuto modo di osservare centinaia di fanciulli e di fanciulle.
A dirla tutta, evito le classi maschili come la peste. Nella media, le femmine lavorano di più, sono più attente, educate e affidabili. Più mature e danno meno problemi. I maschi, nella disgraziata età che va tra i 14 e i 18 sono un casino. Però sono diretti e sinceri. Inoltre, gli studenti migliori che ho avuto, erano tutti maschi. Le femmine mediamente sono migliori perché si applicano in quanto hanno meno distrazioni esterne (lo diceva anche Boccaccio nel Proemio), ma le eccellenze sono maschili. E' solo esperienza personale.
Comunque, quando i maschi sanno che Willy ha scritto per un uomo, hanno un moto di ribrezzo e poi lo rifiutano. Chiedere ai colleghi di inglese per credere. A quell'età l'omosessualità vera o presunta viene condannata e basta.
PS) In quanto a Cielo d'Alcamo, è nel programma del III, ma non ne vogliono sapere. Né maschi né femmine.
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Messaggio Da fiorile il Dom 19 Dic 2010, 09:49

Certo Aspide, son valutazioni che hanno sapore di carattere generale è vero, però ciò che vorrei sottolineare, è che Shakespeare e Leopardi con la loro poesia sanno elogiare e descrivere il femmineo con particolare risonanza nell'intelletto e nell'animo femminile, che poi sa trasformarle in emozioni.
Rammenterai "... et Verbo Caro factum est..." in questo caso dovremmo dire << e la parola divenne emozione ( e quindi profonda commozione) >>. Ancor più perché le femmine umane accettano quella linea sottile tra il maschile ed il femminile, l'ambiguità sessuale che i maschi, e non solo i quattordicenni, aborriscono ancora oggi. (anche se a parole fanno i democratici...e poi nelle vie oscure della città vanno a cercare...)
Prova a leggere, in italiano o in inglese, non ha importanza, il sonetto 106 di Sh. è un magnifico sonetto d'amore senza sospetti e senza rimpianti, un inno alla bellezza con delle immagini che a me paiono di messale medievale. A mio parere devono avere coinvolto o almeno impressionato i Pre-Raffaelliti e forse anche Yeats.
Questa la differenza tra Sh., L. e glialtri poeti. A mio parere ben s'intende.

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