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A proposito di tsunami

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Messaggio Da nick mano fredda il Sab 12 Mar 2011, 14:25

Da tempo immemorabile le coste del Giappone sono state inondate, ad irregolari intervalli di secoli, da enormi flutti di marea, causati da terremoti o da azioni vulcaniche sottomarine. Queste tremende e subitanee elevazioni di mare sono chiamate dai giapponesi tsunami. L'ultima avvenne nella sera del 17 giugno 1896, quando un'onda lunga circa duecento miglia percosse le province nord-orientali di Miyagi, Iwaté, e Aomori, inondando ventine di città e villaggi, rovinando interi distretti, e distruggendo circa trentamila vite umane. La storia di Hamaguchi Gohei è quella d'una simile calamità avvenuta molto tempo prima dell'era del Meiji, su un'altra parte della costa giapponese.
Egli era vecchio quando avvenne il fatto che lo rese famoso. Egli era il più autorevole residente del villaggio al quale apparteneva: era stato per molti anni il suo muraosa, o capo; ed era non meno amato che rispettato. Il popolo ordinariamente lo chiamava Ojiisan, che significa uomo: ma essendo il più ricco membro della comunità, egli era di tanto in tanto ufficialmente incaricato come Choja. Egli usava dare il suo avviso ai minori contadini circa i loro interessi, faceva da arbitro nelle loro dispute, anticipava loro la moneta in caso di bisogno, e disponeva per essi del loro riso nel miglior modo possibile.
La gran fattoria coperta di stoppia di Hamaguchi era sul limite d'un piccolo pianoro soprastante la baia. Il pianoro, per la maggior parte coltivato a riso, era orlato in tre lati da sommità alberate. Dal suo limite esterno la terra declinava giù in una grande concavità verde, come scavata fino all'orlo dell'acqua; e l'intero declivio, lungo tre quarti di miglio, era fatto a terrazzi, in modo che a guardarlo da mare sembrava un'enorme fuga di gradini verdi, divisa nel centro da uno stretto zig-zag bianco, - una striscia di via di montagna. Novanta capanne ed un tempio shinto, che componevano propriamente il villaggio, si stendevano lungo la curva della baia; e altre case s'arrampicavano raminghe sul declivio a poca distanza dalle due parti della stretta via, che conduceva alla dimora dello Choja.
Una sera d'autunno Hamaguchi Gohei guardava giù dal balcone della sua casa ai preparativi per una festa nel villaggio sottostante. V'era stata un'eccellente raccolta di riso, ed i contadini s'apprestavano a celebrarla con una danza nel cortile del ujigami. Il vecchio guardava le bandiere festive (nobori) sventolare sui tetti della via solitaria, le decorazioni a festoni di lanterne di carta tra pali di bambù, i fregi del tempio, e la splendida raccolta variopinta della gioventù. Non aveva altri con sé quella sera che il suo piccolo nipote, un fanciullo di dieci anni; il resto della famiglia era andato di buon'ora al villaggio.
Egli li avrebbe accompagnati se non si fosse sentito men forte del solito.
La giornata era stata opprimente; e malgrado una brezza nascente v'era ancora nell'aria quella specie di calore pesante, che, secondo l'esperienza dei contadini giapponesi, in alcune stagioni precede un terremoto. Ed infatti un terremoto venne. Non fu tanto forte da spaventare qualcuno; ma Hamaguchi, che ne aveva sentito centinaia nella sua vita, pensò che esso era strano, - un moto lungo, lento, molle. Probabilmente era il tremito seguente qualche immensa azione sismica molto lontana. La casa scricchiolò e barcollò parecchie volte; poi tutto fu tranquillo come prima.
Come la scossa fu cessata, gli acuti occhi del vecchio erano ansiosamente fissi sul villaggio. Succede sovente che l'attenzione di una persona, che guarda fisso un particolar posto od oggetto, è d'un tratto sviata da un senso di qualche cosa che non si sa che sia, - da un mero vago senso d'insolito in questo oscuro estremo circolo di percezione inconscia, che giace oltre il campo della chiara visione. Così fu che Hamaguchi si accorse di qualche cosa di straordinario al largo. Egli sorse in piedi, e guardò il mare. Esso s'era oscurato d'un tratto e si muoveva stranamente. Sembrava muoversi contro il vento. Fuggiva via dalla terra.
In pochi momenti l'intero villaggio aveva notato il fenomeno. Apparentemente nessuno aveva sentito la precedente scossa della terra, ma tutti erano evidentemente attoniti per il movimento dell'acqua. Essi corsero al lido, ed anche oltre, per guardare. Tale riflusso non era stato mai visto sulla costa a memoria di uomo. Apparivano cose mai viste prima; inconsueti spazi d'arena ondulati ed estensioni di rocce coperte di alghe apparivano ora nude allo sguardo di Hamaguchi. E nessuno del popolo sottostante sembrava concepire ciò che quel riflusso mostruoso significava.
Hamaguchi Gohei stesso non aveva mai visto prima tale fenomeno; ma ricordava cose dettegli nella sua infanzia dal padre di suo padre, ed egli conosceva tutte le tradizioni della costa. Egli comprese ciò che il mare era per fare. Forse egli pensò al tempo che occorreva per mandare un messo al villaggio, o arrivare dal monaco del tempio buddhista sulla collina per suonare la sua grande campana. Ma sarebbe stato molto più lungo a dire ciò che aveva pensato di quanto egli aveva messo a pensare. Chiamò solamente suo nipote:
« Tada! - presto, - presto!... Accendimi una torcia. »
Taimatsu, o torce di pino, sono conservate in molte abitazioni della costa, per usarle nelle notti
tempestose, od anche in alcune feste shinto. Il fanciullo accese la torcia, e con essa il vecchio corse ai campi, dove centinaia di covoni di riso, rappresentanti la maggior parte del suo capitale investito, attendevano il trasporto. Accostandosi a quelli più prossimi all'orlo del pendìo, egli cominciò ad appiccarvi il fuoco, - correndo dall'uno all'altro così presto come le sue vecchie membra consentivano. Le stoppie disseccate al sole presero fuoco come esca; l'incalzante brezza marina soffiò le fiamme verso terra; e subito fila dopo fila i covoni scoppiarono in fiamme, mandando verso il cielo colonne di fumo, che s'adunavano e si mischiavano in un enorme turbine di nuvole. Tada, attonito ed atterrito, correva dietro suo nonno, gridando:
«Ojiisan! perché? Ojiisan! perché? - perché? »
Ma Hamaguchi non rispondeva: non aveva tempo per spiegare; egli pensava solamente alle
quattrocento vite in pericolo.
Per un momento il fanciullo fissò ferocemente il riso fiammeggiante, poi scoppiò in lacrime, e corse a casa sicuro che suo zio fosse impazzito. Hamaguchi andava di cumulo in cumulo dando fuoco, finché raggiunse i confini del suo campo; allora spense la torcia ed attese. L'accolito del tempio sulla collina, vedendo le fiamme, suonò la grande campana; ed il popolo corrispose al doppio appello. Hamaguchi li vide correre dalle sabbie, dal lido e su dal villaggio, come uno sciame di formiche, e, per i suoi occhi ansiosi, non più velocemente: perché i momenti gli sembravano terribilmente lunghi. Il sole era per tramontare: il rugoso letto della baia, ed una vasta espansione, macchiata e smorta, oltre di essa,
giaceva nuda nell'ultimo splendore aranciato; ed ancora il mare rifluiva verso l'orizzonte.
Veramente, Hamaguchi non dovette aspettare molto tempo perché la prima parte degli accorsi arrivassero, - una ventina di agili giovani contadini, che volevano spegnere il fuoco d'un colpo. Ma lo Choja, aprendo le braccia, li fermò.
« Lasciate bruciare, ragazzi! » comandò, - lasciate! Io voglio qui l'intera mura. Vi è un grande pericolo, - taihen da! ».
L'intero popolo veniva, ed Hamaguchi contava. Tutti i giovani ed i fanciulli arrivarono ben presto sul posto, e non poche delle donne più attive e delle ragazze; poi venne la maggior parte dei vecchi, ed anche madri con i bimbi sul dorso, ed anche bambini, - perché i bambini aiutassero a passar l'acqua; ed i più vecchi, troppo deboli per affrontare l'ascesa di primo slancio, si vedevano anch'essi ora bene sulla via ripida. La moltitudine crescente, ancora ignara, guardava alternativamente, con dolorosa maraviglia, i campi fiammeggianti e la faccia impassibile del suo Choja. Ed il sole tramontò.
«Nonno è matto, io ho paura di lui!», diceva Tada, singhiozzando, per rispondere alle numerose domande. «È matto. Di proposito ha messo fuoco al riso: io l'ho veduto!»
«In quanto al riso», gridò Hamaguchi, «il ragazzo dice la verità: io ho dato fuoco al riso... È qui tutta la gente? »
I Kumi-cho ed i capi di famiglia si guardarono intorno e giù per la collina, e risposero: « Sono tutti qui, o tra poco saranno... Non possiamo comprendere questa cosa».
«Kita!», gridò il vecchio col massimo della sua voce, puntando al largo. « Dite ora se son pazzo! »
Tutti guardarono verso oriente nel crepuscolo, e videro all'orlo del fosco orizzonte una lunga, sottile linea, oscura come l'ombra d'una costa dove costa non fu mai, una linea che s'ingrossava guardando, che s'ingrandiva come il profilo della costa all'occhio di colui che vi si avvicina, ma molto più rapidamente. Perché quella lunga oscurità era il mare tornante, torreggiante come rupe, e rapido più del nibbio.
« Tsunami! », gridò il popolo; ed allora tutti i gridi e tutti i suoni e tutti i poteri d'udirli furono annichiliti da un indicibile colpo, più grave di qualunque tuono, quando l'onda colossale percosse la costa con un peso che mandò un tremito per le colline, e con uno scoppio di schiuma come una fiamma d'un fascio di lampi. Allora per un istante non si vide altro che una tempesta di schiuma slanciarsi sul pendìo come una nuvola; e la gente rinculò in panico alla semplice minaccia. Quando guardarono di nuovo, essi videro un bianco orrore di mare rovinante sul luogo delle loro case. Esso si ritirò muggendo, e strappando le viscere alla terra. Due, tre, cinque volte il mare percosse e rifluì, ma ogni volta con minore impeto: poi ritornò nell'antico letto e stette, ancora furente, come dopo un tifone.
Sul pianoro per un certo tempo non si disse parola. Tutti fissavano senza parola la desolazione di laggiù, lo squallore delle rocce precipitate e dei dirupi nudi e spaccati, l'orrore dei rottami del mare profondo gettati sulla vuota sede delle case e del tempio. Il villaggio non era più; la maggior parte dei campi non eran più; anche i terrazzi avevan cessato d'esistere; e di tutte le case che erano intorno alla baia non rimaneva niente altro di riconoscibile che due tetti di paglia sbalzati pazzamente al largo. Il terrore retrospettivo della morte schivata e la stupefazione della perdita generale avevano fatto ammutolire tutte le bocche, finché si sentì di nuovo la voce di Hamaguchi, che osservava gentilmente: - «Fu per ciò che io misi fuoco al riso ».
Egli, il loro Choja, ora stava in mezzo ad essi quasi come il più povero dei poveri; perché la sua ricchezza era andata via, ma egli aveva salvato quattrocento vite col sacrificio.
Il piccolo Tada corse a lui, e prese la sua mano, e chiese perdono per aver dette cose cattive. Frattanto il popolo si svegliò a comprendere perché fosse vivo, e cominciò a stupirsi della semplice disinteressata previdenza che l'aveva salvato; ed i capi si prostrarono nella polvere innanzi ad Hamaguchi Gohei, ed il popolo dopo d'essi.
Poi il vecchio pianse un poco, in parte perché era avanzato negli anni, debole, e grandemente scosso.
«La casa mia rimane», egli disse, appena poté trovar le parole, carezzando automaticamente le brune guance di Tada; « e là v'è spazio per molti. Resta anche il tempio sul colle; e là v'è ricovero per gli altri».
Poi prese la via di casa, mentre il popolo gridava ed acclamava.
Il periodo di miseria fu lungo, perché in quei tempi non v'eran mezzi di rapida comunicazione tra distretto e distretto, e l'aiuto chiesto doveva esser inviato da siti molto lontani. Ma quando vennero tempi migliori, il popolo non dimenticò il suo debito verso Hamaguchi Gohei. Il popolo non poteva farlo ricco; né egli l'avrebbe permesso, anche se fosse stato possibile. Inoltre, i doni non sarebbero stati sufficienti come espressione del loro sentimento di reverenza verso di lui; perché essi credevano che il suo spirito inferiore fosse divino. Così essi lo dichiararono dio, e d'allora in poi lo chiamarono Hamaguchi DAIMYOJIN, pensando che non potevano fargli più grande onore; e veramente nessun più grande onore in qualunque paese potrebbe essere fatto ad uomo mortale. E quando ricostruirono il villaggio, edificarono un tempio al suo spirito, fissando sulla fronte di esso una tabella con sopra il suo nome in lettere d'oro cinesi; e là l'adorano con offerte e con preghiere. Che cosa egli ne sentisse, io non posso dire; so solamente che egli continuò a vivere nella sua vecchia capanna sulla collina, con i suoi figli ed i figli dei figli, proprio così, umanamente e semplicemente come prima, mentre la sua anima era venerata nel tempio sottostante. Egli è morto da cent'anni e più, ma il suo tempio, essi mi dicono, ancora rimane, ed il popolo ancora prega lo spirito del buon vecchio fattore perché dia loro aiuto in tempo di timore e di pericolo.
Domandai ad un filosofo ed amico giapponese di spiegarmi come i contadini potessero razionalmente immaginare lo spirito di Hamaguchi in un posto, mentre il suo corpo vivente era in un altro. Chiesi pure se l'anima ch'essi avevano adorata durante la sua vita fosse una delle sue anime, e se essi immaginavano quella particolare anima distaccatasi dal resto per ricevere omaggio.
«I contadini », rispose il mio amico, «pensano della mente o spirito d'una persona come qualche cosa che, anche durante la vita, può essere in parecchi posti nello stesso momento... Tale idea è quindi del tutto differente da quella occidentale sull'anima ».
« Molto più razionale? », chiesi maliziosamente.
«Bene», egli rispose con un sorriso buddhista, « se noi accettiamo la dottrina dell'unità di ogni mente, l'idea del contadino giapponese sembrerà contenere almeno qualche ombra di verità. Non potrei dire così delle vostre nozioni occidentali intorno all'anima».

Lafcadio Hearn, Spigolature nei campi di Buddha


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Messaggio Da Artemisia il Sab 12 Mar 2011, 15:57

Nick, è un racconto che fa venire i brividi e commuove.
Davvero si è inermi di fronte a queste calamità tremende, eppure la prontezza d'azione di un solo uomo ha salvato la vita a un intero villaggio.

Ho guardato i telegiornali, e le immagini di quelle persone che durante il terremoto in Giappone hanno cercato di non farsi prendere dal panico mi hanno toccato profondamente.

In questi frangenti emergono nell'essere umano un coraggio incredibile e un altruismo che non si immaginerebbe.

Questo terremoto è stato così forte che ha determinato addirittura lo spostamento dell’asse terrestre di 10 centimetri.

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Messaggio Da debdea il Sab 12 Mar 2011, 17:33

conoscete il fenomeno della precessione degli equinozi?

lo spostamento dell'asse terrestre avviene a intervalli regolari sul pianeta, ogni circa 2100 anni. il famigerato 2012 dovrebbe essere l'anno del prossimo spostamento di ciclo, e in preparazione a quel periodo la terra ballerà per un bel po'. tra l'altro non sarà solo la fine di un periodo precessionale di 2160 anni, ma si andranno a sommare gli effetti di altri cicli. nel thread sul cambiamento vibrazionale stavo iniziando a trattare la questione, se può interessare.
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Messaggio Da debdea il Sab 12 Mar 2011, 17:35

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Messaggio Da Artemisia il Sab 12 Mar 2011, 17:48

debdea ha scritto:conoscete il fenomeno della precessione degli equinozi?

lo spostamento dell'asse terrestre avviene a intervalli regolari sul pianeta, ogni circa 2100 anni. il famigerato 2012 dovrebbe essere l'anno del prossimo spostamento di ciclo, e in preparazione a quel periodo la terra ballerà per un bel po'. tra l'altro non sarà solo la fine di un periodo precessionale di 2160 anni, ma si andranno a sommare gli effetti di altri cicli. nel thread sul cambiamento vibrazionale stavo iniziando a trattare la questione, se può interessare.

Deb avevo letto di questo fenomeno!

Sto leggendo in questi giorni un romanzo "L'ultima profezia 2012" di Steve Alten che contiene anche delle informazioni particolareggiate su questi fenomeni.
A dir la verità era meglio non sapere tante cose!!! pale
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Messaggio Da debdea il Sab 12 Mar 2011, 18:02

Artemisia ha scritto:Deb avevo letto di questo fenomeno!

Sto leggendo in questi giorni un romanzo "L'ultima profezia 2012" di Steve Alten che contiene anche delle informazioni particolareggiate su questi fenomeni.
A dir la verità era meglio non sapere tante cose!!! pale

la natura è prepotente e imprevedibile, arte Twisted Evil ma ha una saggezza che va molto oltre quella dell'essere umano.

siamo troppo vicini a un grande cambiamento per poter ficcare la testa nella sabbia e fischiettare allegramente un motivetto. o ne prendiamo coscienza in tempo e comprendiamo come viverlo al meglio, o ci distruggerà. nel corpo, ovviamente, perché siamo anime immortali. un'era nuova è come un figlio che nasce attraverso le doglie del parto. mamma terra sta avendo le doglie proprio ora.

http://it.wikipedia.org/wiki/Precessione_degli_equinozi

http://www.laurafezia.it/archivio/2012.htm

http://meteolive.leonardo.it/meteo-notizia.php?id=29977
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Messaggio Da Scheggia il Sab 12 Mar 2011, 21:49

Non so se avete letto
questo

pare che la fine del mondo sia anticipata...
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Messaggio Da debdea il Sab 12 Mar 2011, 21:58

Scheggia ha scritto:Non so se avete letto
questo

pare che la fine del mondo sia anticipata...

ad ogni modo direi che è meglio prepararci a un po' di maretta Very Happy

qui da me a roma preannunciano un terremoto per l'11 maggio affraid

beh, poco male, le date sono un riferimento di massima, secondo me, ma che siamo in piena turbolenza planetaria direi che è assodato alien

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Messaggio Da Scheggia il Sab 12 Mar 2011, 22:02

sì,
lo avevo sentita quella dell'11 maggio ma a prevederla è stato un uomo negli '70, mi pare, uno che prevedeva spesso i terromoti...

accidenti,
la data 11 non pare portare molta fortuna... in Giappone ad esempio, le Torri in America...
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Messaggio Da debdea il Sab 12 Mar 2011, 22:17

Scheggia ha scritto:sì,
lo avevo sentita quella dell'11 maggio ma a prevederla è stato un uomo negli '70, mi pare, uno che prevedeva spesso i terromoti...

accidenti,
la data 11 non pare portare molta fortuna... in Giappone ad esempio, le Torri in America...

eh già, sto cavolo di 11 che rispunta scratch chissà che significa Question

forse sono date associate a un cambiamento che deve passare per la distruzione, nel bene o nel male, per poter aprire la strada a qualcosa di nuovo

il punto è: che cosa vogliamo che sia quel nuovo che nasce dalle ceneri del vecchio ormai distrutto? perché a volte la distruzione è inevitabile, se quello che è stato costruito ha ormai perso la sua vecchia funzione. io almeno la vedo così, soprattutto in politica, nel sistema economico, ma anche in tante altre cose.

sono grillino-vendoliana flower anche se tutti credono che sia una contraddizione in termini
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Messaggio Da Sall il Dom 13 Mar 2011, 01:24

Che bello. Finalmente una "data limite" per distruggere tanti castelli di carta. Ne riparleremo nel 2012. (Ma tanto essendo una cosa totalmente interpretabile verrà fuori il cambiamento individuale di taglio dei capelli o del cellulare.)

Tornando a tema, totale supporto morale alle vittime di questo disastro. Google ha anche aperto una raccolta fondi per aiutare le vittime.

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Messaggio Da Scheggia il Dom 13 Mar 2011, 11:36

Sembra la tragedia infinita... prima quel catastrofico terremoto, poi lo tsunami arrivato sulle coste in poco più di mezzora, poi il rischio delle centrali nucleari e il giorno dopo nuovamente scosse di assestamento (comunque con intensità alta tanto quanto quella verificatasi in Abruzzo), di conseguenza di nuovo il rischio di tsunami, riescono a spegnere finalmente un reattore e ne spunta un altro in un altro punto... già 10 persone contaminate, i 10 mila dispersi sono stati dichiarati morti... mi vengono i brividi solamente a leggerle queste notizie, immaginarli di vivere neppure ci riesco...

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Messaggio Da tormento il Dom 13 Mar 2011, 12:46

debdea ha scritto:sono grillino-vendoliana flower anche se tutti credono che sia una contraddizione in termini
C'ho pensato qualche minuto e non mi e' venuta in mente cosa peggiore. Forse l'ebola?
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Messaggio Da debdea il Dom 13 Mar 2011, 12:51

tormento ha scritto:
debdea ha scritto:sono grillino-vendoliana flower anche se tutti credono che sia una contraddizione in termini
C'ho pensato qualche minuto e non mi e' venuta in mente cosa peggiore. Forse l'ebola?

meglio la tua casapound? pirat spiegami perché, avanti, perché questi tuoi interventi telegrafici a effetto stanno cominciando a diventare tristemente ripetitivi e noiosetti Sleep
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Messaggio Da debdea il Dom 13 Mar 2011, 14:28

mi hanno appena suggerito questo link, non l'ho ancora letto, magari a qualcuno può interessare

http://astrologia.astrotime.org/Bendandi_due%20previsioni%20apocrife.html
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