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Messaggio Da debdea il Mar 15 Mar 2011, 22:12

anonymizer ha scritto:...se hai da dire cose inerenti l'argomento bene, altrimenti egregia debdea vai fuori dai cabasisi (quelli di Camilleri e Montalbano...)

in fede , anonymizer


ho già ampiamente dato il mio contributo, egregio anonymizer, vedere pag quarto post da sopra Arrow il prof mi ha ignorato e chiedevo delucidazioni.

pessima abitudine di saltare alla gola delle persone senza informarsi sugli eventi e darsi alle intimidazioni. Mad davvero davvero pessima. già. No

suppongo che non ricadrai nell'errore e confido che tu non voglia proprio farlo. ho una certa attitudine a reagire spropositatamente con chi mi invita arrogantemente a togliermi dai piedi, sai com'è. Wink in modo colorato e pacifico, come mi si confà, s'intende flower

in fede, debdea

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Messaggio Da anonymizer il Mer 16 Mar 2011, 00:46



SIGNORI UTENTI DEL FORUM QUESTA E' MATTA!

Abbandono il Forum !!!!


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Messaggio Da tormento il Mer 16 Mar 2011, 00:48

E' matta ma almeno quota giusto.
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Messaggio Da anonymizer il Mer 16 Mar 2011, 01:14

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Messaggio Da Ratsy il Mer 16 Mar 2011, 11:11

anonymizer ha scritto:

SIGNORI UTENTI DEL FORUM QUESTA E' MATTA!

Abbandono il Forum !!!!

Dai Anonymizer, il mondo è bello perché è vario! Very Happy

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Messaggio Da orazio gentile il Mer 16 Mar 2011, 12:45

orazio gentile ha scritto:da questa poesia parte una catena di associazioni di idee che non finisce mai:
avevo finito di copiare la poesia di Cristina Campo per il forum dal suo libro "La tigre assenza", sfogliando due o tre pagine trovai questa lirica su Chartres:

...Chartres, ma questa volta
con le tue statue ferite,
percosse dai freddi anni dei nostri peccati lontani...

**
Mi è stata chiesta l'intera poesia, eccola:

...Chartres, ma questa volta
con le tue statue ferite,
percosse dai freddi anni dei nostri peccati lontani,
Chartres senza campane,
senza fanciulle in giubilo sotto i tigli
(allora io volevo di pura gioia morire)
Chartres incatenata di corvi e di tramontane
come una rupe nel mare,
un solo raggio crudele a colpire
la guancia in lacrime di un tuo pastore -
piovuto è tempo e sangue su di te, cattedrale
sulla tua pietra serena
come una scorza - intriso l'Angelo -Meridiana
e come il nero giorno ferme le grandi ruote,
le vuote mole dei tuoi archi
sull'Eure che scorre fango...

O mio giacinto dalla verde foglia
nella pianura fumida di pianto.
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Messaggio Da orazio gentile il Mer 16 Mar 2011, 17:58

Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869) critico letterario famosissimo ai suoi tempi, storico della cultura, scrittore. Nel suo Port-Royal, dopo quello di Racine, seppe dare vita ad una meticolosa ricostruzione del monastero più famoso e controverso d'Europa nel Seicento, a cui lavorò per gran parte della sua vita, non mancano l'erudizione, il ricorso ai documenti, la contestualizzazione politica e teologica. Ma ciò che ne fa un capolavoro della letteratura è proprio la scrittura: modernissima, con un forte piglio di oralità, capace di condensare riflessioni profonde in poche righe e di rendere vivacemente le caratteristiche fisiche e psicologiche di personaggi sommi come Pascal, Molière e Racine, ma anche delle figure più oscure. Port-Royal è dunque lo specchio della Francia nel suo secolo d'oro, ma è anche uno specchio universale dell'umanità anche perché prescinde dagli interessi religiosi , d'altronde Sainte-Beuve, per quanto appassionato ai percorsi dello spirito, aveva una visione laica del mondo e della storia.
Accademico di Francia nel 1845.
Non era quindi un uomo da poco, per un aspirante letterato come Marcel Proust (1871-1922) discutere le sue teorie era quindi azzardato, con il rischio di non essere più pubblicato.
Nelle lettere di Proust alla madre ecco che si rivela l'intenzione del giovane scrittore di scrivere un romanzo per contraddire con l'arte sua l'arte di Sainte-Beuve, senza scomodare i sepolcri imbiancati schierati a difesa di Sainte Beuve, soprattutto coloro che non avevano né arte e neppure parte nella letteratura, ma avevano una perfetta vita immacolata vissuta da pecore imbecilli e ritenevano pertanto essere degni di potere essere chiamati letterati e sedere sugli scranni degli Accademici di Francia, solo perché non avevano fatto nulla di peccaminoso contro il diritto civile o penale o la religione ,ma avevano scritto una qualsiasi sciocchezza magari scopiazzata. .

Proust inizia a scrivere il suo romanzo. Non aveva nessunissima intenzione di essere sbuttanato dai posteri come "garrusiello" ed allora per lui è un ritorno al suo lettino di bimbo ad attendere la mamma che ti venga a svegliare per andare a scuola. E' un ritornare alle vetrate colorate che divengono quasi un film a seguire il gioco su di esse dei raggi del sole nell'arco delle ore. Si rifugia nelle lettere alla madre e si propone il romanzo che dimostri la falsità delle teorie di Augustine Sainte -Beuve.



Ultima modifica di orazio gentile il Gio 17 Mar 2011, 07:47, modificato 2 volte
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Messaggio Da Aspide il Mer 16 Mar 2011, 20:15

Ti adoro, Anonymizer. Giuro che sei il mio uomo ideale. Dopo Orazio, naturalmente
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Messaggio Da granchio il Mer 16 Mar 2011, 21:40

Aspide ha scritto:Ti adoro, Anonymizer. Giuro che sei il mio uomo ideale. Dopo Orazio, naturalmente

ma non ero io il tuo uomo ideale? chi le capisce queste donne...

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Messaggio Da Aspide il Mer 16 Mar 2011, 22:15

Ti sbagli, Gra. Tu eri il mio cuoco preferito. Soprattutto quando cucinavi patate e fagioli. Non so come andrà con la cucina, adesso che ti sei dato pure alla poesia. Comunque, approfitto del giorno di festa per studiare un po' Cristina Campo, la bellissima poetessa che ci ha fatto conoscere Orazio. Tanto, il romanzo da Gems l'ho già postato. Inutile perderci troppo tempo. Lo so già come va a finire!!! What a Face

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Messaggio Da Aspide il Mer 16 Mar 2011, 22:27

Orazio, ho cercato la tua scrittrice nei miei libri di letteratura contemporanea, ma non l'ho trovata. Poi ho scoperto perché. E' arrivata alla notorietà solo venti anni dopo la morte. Come succede ai geni. Ho scoperto una tesi molto interessante su di lei. L'ho scaricata. La leggerò con clama. Ho visto che usava molti pseudonimi, Come faceva Fiorile. Buonanotte. Sleep
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Messaggio Da orazio gentile il Gio 17 Mar 2011, 01:32

Aspide ha scritto:Orazio, ho cercato la tua scrittrice nei miei libri di letteratura contemporanea, ma non l'ho trovata. Poi ho scoperto perché. E' arrivata alla notorietà solo venti anni dopo la morte. Come succede ai geni. Ho scoperto una tesi molto interessante su di lei. L'ho scaricata. La leggerò con clama. Ho visto che usava molti pseudonimi, Come faceva Fiorile. Buonanotte. Sleep

...dovresti fare riferimento alle edizioni Adelphi, i libri di Cristina Campo che ho trovato io dal 1991 ad oggi sono :
Gli imperdonabili,
Lettere a Mita,
Sottofalso nome,
La tigre assenza.

Mi sembra di aver capito che in vita fosse vicina alle teorie del famoso Monsignor Leclerc e quindi osteggiata segretamente da certe gerarchie della Chiesa Cattolica e conseguentemente dagli pseudo letterati forcaioli catto-comunisti.
Visse nel tempo con due famosi letterati, ma la sua indipendenza e la sua malattia cardiaca non le permisero una vita in comune quindi, da quel che ho capito io,ognuno a casa propria. Mai nessuno dei due si alzò a difenderla o ad accusare il muro di ostracismo che la circondava. Ed unodei due è un poeta dame amato e che fu più volte candidatoal Nobel perla letteratura.
L'ostracismo culturale aveva colpito anche nella carriera il padre suo, direttore d'orchestra di notevole spessore , credo che la riservatezza della poetessa nascesse proprio dal l'essere fedele al padre di tendenze forse politicamente orientate a destra, ma potrei aver capito male.

Non mi piace Roberto Calasso, troppo cattedratico, però fu l'unico che pubblicò con coraggio e vero segno d'indipendenza un elogio funebre nella sua casa editrice per lei, l'unico che ne ha pubblicato le opere appunto con l'Adelphi, anche se anni e anni dopo la morte.

L'ho detto mi sono innamorato di questa donna per ben due volte: a dieci anni della classe e dell'eleganza di Vittoria Guerrini, a trenta anni dei versi altamente poetici della poetessa Cristina Campo.




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Messaggio Da debdea il Gio 17 Mar 2011, 06:22

questo è uno dei miei preferiti tra i dialoghi con leucò del mio adorato fratello cesare pavese. del perché lo ami così tanto ho già dato motivazioni a profusione:

Il Mistero

Che i misteri eleusini presentassero agli iniziati un divino modello dell'immortalità nelle figure di Dioniso e Demetra (e Core e Plutone) piace a tutti sentirlo. Quel che piace di meno è sentir ricordare che Demetra è la spiga - il pane - e Dioniso l'uva - il vino.

"Prendete e mangiate..."


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(Parlano Dioniso e Demetra)


DIONISO: Questi mortali sono proprio divertenti. Noi sappiamo le cose e loro le fanno. Senza di loro mi chiedo che cosa sarebbero i giorni. Che cosa saremmo noi Olimpici. Ci chiamano con le loro vocette, e ci dànno dei nomi.
DEMETRA: Io fui prima di loro, e ti so dire che si stava soli. La terra era selva, serpenti, tartarughe, Eravamo la terra, l'aria, l'acqua. Che si poteva fare? Fu allora che prendemmo l'abitudine di essere eterni.
DIONISO: Questo con gli uomini non succede.
DEMETRA: E' vero. Tutto quello che toccano diventa tempo. Diventa azione. Attesa e speranza. Anche il loro morire è qualcosa.
DIONISO: Hanno un modo di nominare se stessi e le cose e noialtri che arricchisce la vita. Come i vigneti che han saputo piantare su queste colline. Quando ho portato il tralcio a Eleusi io non credevo che di brutti pendii sassosi avrebbero fatto un così dolce paese. Così è del grano, così dei giardini. Dappertutto dove spendono fatiche e parole nasce un ritmo, un senso, un riposo.
DEMETRA: E le storie che sanno raccontare di noi? Mi chiedo alle volte se io sono davvero la Gaia, la Rea, la Cìbele, la Madre Grande, che mi dicono. Sanno darci dei nomi che ci rivelano a noi stessi, Iacco, e ci strappano alla greve eternità del destino per colorirci nei giorni e nei paesi dove siamo.
DIONISO: Per noi tu sei sempre Deò.
DEMETRA: Chi direbbe che nella loro miseria hanno tanta ricchezza? per loro io sono un monte selvoso e feroce, sono nuvola e grotta, sono signora dei leoni, delle biade e dei tori, delle rocche murate, la culla e la tomba, la madre di Core. Tutto devo a loro.
DIONISO: Anche a me parlano sempre.
DEMETRA: E non dovremmo, Iacco, aiutarli di più, compensarli in qualche modo, essere accanto a loro nella breve giornata che godono?
DIONISO: Tu gli hai dato le biade, io la vite, Deò. Lasciali fare. C'è bisogno d'altro?
DEMETRA: Io non so come, ma quel che ci esce dalle mani è sempre ambiguo. E' una scure a due tagli. Il mio Trittòlemo per poco non si è fatto scannare dell'ospite scita cui recava il frumento. E anche tu, sento, ne fai scorrere di sangue innocente.
DIONISO: Non sarebbero uomini, se non fossero tristi. La loro vita deve pur morire. Tutta la loro ricchezza è la morte, che li costringe a industriarsi, a ricordare e prevedere. E poi non credere, Deò, che il loro sangue valga più del frumento o del vino con cui lo nutriamo. Il sangue è vile, sporco, meschino.
DEMETRA: Tu sei giovane, Iacco, e non sai che è nel sangue che ci hanno trovato. Tu corri il mondo irrequieto, e la morte è per te come vino che esalta. Ma non pensi che tutto i mortali han sofferto quel che raccontano di noi. Quante madri mortali han sofferto quel che raccontano di noi. Quante madri mortali han perduto la Core e non l'hanno riavuta mai più. OOggi ancora l'omaggio più ricco che san farci è versare del sangue.
DIONISO: Ma è un omaggio, Deò? Tu sai meglio di me che uccidendo la vittima credevano un tempo di uccidere noi.
DEMETRA: E puoi fargliene un torto? Per questo ti dico che ci hanno trovati nel sangue. Se per loro la morte è la fine e il principio, dovevano ucciderci per vederci rinascere. Sono molto infelici, Iacco.
DIONISO: Tu credi? A me paiono balordi. O forse no. Visto che tanto son mortali, dànno un senso alla vita uccidendosi. Loro le storie devon viverle e morirle. Prendi il fatto d'Icario...
DEMETRA: Quella povera Erìgone...
DIONISO: Sì, ma Icario si è fatto ammazzare perché l'ha voluto. Forse ha pensato che il suo sangue fosse vino. Vendemmiava, pigiava e svinava come un folle. Era la prima volta che su un'aia vedevano schiumare del mosto. Ne hanno spruzzato le siepi, i muri, le vanghe. Anche Erìgone ci immerse le mani: Poi perché questo vecchio balordo va nei campi, dai pastori, a farli bere? Questi, ubriachi, avvelenati, inferociti, l'hanno sbranato sulla siepe come un capro e poi l'hanno sepolto perché fosse altro vino. Lui lo sapeva e l'ha voluto. Doveva stupirsi la figlia, che aveva gustato quel vino? Lo sapeva anche lei. Che altro poteva, per finire questa storia, che impiccarsi nel sole come un grappolo d'uva? Non c'è niente di triste. I mortali raccontano le storie col sangue.
DEMETRA: E ti pare che questo sia degno di noi? Ti sei pur chiesto che cosa saremmo senza di loro, sai che un giorno potranno stancarsi di noi dèi. Vedi dunque che il sangue, questo sangue meschino, t'importa.
DIONISO: Ma che vuoi che gli diamo? Qualunque cosa ne faranno sempre sangue.
DEMETRA: C'è un solo modo, e tu lo sai.
DIONISO: Di'.
DEMETRA: Dare un senso a quel loro morire.
DIONISO: Come dici?
DEMETRA: Insegnargli la vita beata.
DIONISO: Ma è un tentare il destino, Deò. Sono mortali.
DEMETRA: Sta' a sentire. Verrà il giorno che ci penseranno da soli. E lo faranno senza di noi, con un racconto. Parleranno di uomini che hanno vinta la morte. Già qualcuno di loro l'han messo nel cielo, qualcuno scende nell'inferno ogni sei mesi. Uno di loro ha combattuto con la Morte e le ha strappato una creatura... Capiscimi, Iacco. Faranno da soli. E allora noi ritorneremo quel che fummo: aria, acqua e terra.
DIONISO: Non vivranno più a lungo, per questo.
DEMETRA: Sciocco ragazzo, cosa credi? Ma morire avrà un senso. Moriranno per rinascere anche loro, e non avranno più bisogno di noialtri.
DIONISO: Che vuoi fare, Deò?
DEMETRA: Insegnargli che ci possono eguagliare di là dal dolore e dalla morte. Ma dirglielo noi. Come il grano e la vite discendono all'Ade per nascere, così insegnargli che la morte anche per loro è nuova vita. . Insegnargli un destino che s'intrecci col nostro. Dargli questo racconto. Condurli per questo racconto.
DIONISO: Moriranno lo stesso.
DEMETRA: Moriranno e avran vinta la morte. Vedranno qualcosa oltre il sangue, vedranno noi due. Non temeranno più la morte e non avranno più bisogno di placarla versando altro sangue.
DIONISO: Si può farlo, Deò, si può farlo. Sarà il racconto della vita eterna. Quasi li invidio. Non sapranno il destino e saranno immortali. Ma non sperare che si stagni il sangue.
DEMETRA: Penseranno soltanto all'eterno. Se mai, c'è il pericolo che trascurino queste ricche campagne.
DIONISO: Intanto. Ma una volta che il grano e la vigna avranno il senso della vita eterna, sai che cosa gli uomini vedranno nel pane e nel vino? Carne e sangue, come adesso, come sempre. E carne e sangue gronderanno, non più per placare la morte, ma per raggiungere l'eterno che li aspetta.
DEMETRA: Si direbbe che vedi il futuro. Come puoi dirlo?
DIONISO: Basta aver veduto il passato, Deò. Credi a me. Ma ti approvo. Sarà sempre un racconto.

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, ed einaudi tascabili

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Messaggio Da Aspide il Gio 17 Mar 2011, 07:16

orazio gentile ha scritto:
Aspide ha scritto:Orazio, ho cercato la tua scrittrice nei miei libri di letteratura contemporanea, ma non l'ho trovata. Poi ho scoperto perché. E' arrivata alla notorietà solo venti anni dopo la morte. Come succede ai geni. Ho scoperto una tesi molto interessante su di lei. L'ho scaricata. La leggerò con clama. Ho visto che usava molti pseudonimi, Come faceva Fiorile. Buonanotte. Sleep

...dovresti fare riferimento alle edizioni Adelphi, i libri di Cristina Campo che ho trovato io dal 1991 ad oggi sono :
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La tigre assenza.

Mi sembra di aver capito che in vita fosse vicina alle teorie del famoso Monsignor Leclerc e quindi osteggiata segretamente da certe gerarchie della Chiesa Cattolica e conseguentemente dagli pseudo letterati forcaioli catto-comunisti.
Visse nel tempo con due famosi letterati, ma la sua indipendenza e la sua malattia cardiaca non le permisero una vita in comune quindi, da quel che ho capito io,ognuno a casa propria. Mai nessuno dei due si alzò a difenderla o ad accusare il muro di ostracismo che la circondava. Ed unodei due è un poeta dame amato e che fu più volte candidatoal Nobel perla letteratura.
L'ostracismo culturale aveva colpito anche nella carriera il padre suo, direttore d'orchestra di notevole spessore , credo che la riservatezza della poetessa nascesse proprio dal l'essere fedele al padre di tendenze forse politicamente orientate a destra, ma potrei aver capito male.

Non mi piace Roberto Calasso, troppo cattedratico, però fu l'unico che pubblicò con coraggio e vero segno d'indipendenza un elogio funebre nella sua casa editrice per lei, l'unico che ne ha pubblicato le opere appunto con l'Adelphi, anche se anni e anni dopo la morte.

L'ho detto mi sono innamorato di questa donna per ben due volte: a dieci anni della classe e dell'eleganza di Vittoria Guerrini, a trenta anni dei versi altamente poetici della poetessa Cristina Campo.

Sì, è quello che ho capito anche io. L'altro poeta era il grande Mario Luzi, o sbaglio? Comunque, ora vado via per un paio di giorni, spero di avere modo e tempo di leggere qualcosa. Lei mi incuriosisce e mi affascina. C'è quakcosa, nei suoi occhi, che dice che s
apeva di essere una pecora segnata. E' la stessa espressione che ho visto negli occhi di mia madre. Io negli anni '70 c'ero e andavo a scuola. Non me li ricordo bene. Ma so che erano anni difficili, e che molti morivano ancora giovani per malattie che oggi sono curabilissime.
Ciao, a presto, aspy




Ultima modifica di Sall il Gio 17 Mar 2011, 10:16, modificato 1 volta (Motivo : Sistemato quote)
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Messaggio Da Aspide il Gio 17 Mar 2011, 07:17

Scusa Orazio, non ho quotatato bene, ma sono ancora assonnata,
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Messaggio Da orazio gentile il Gio 17 Mar 2011, 07:59

orazio gentile ha scritto:Francesco Orlando, divenuto ordinario di Letteratura francese alla Normale, curerà le opere ed in particolare un libretto di Marcel Proust: <<Contro Sainte-Beuve>> e quel libretto, stampato postumo, ci riporterà al tema della nostra conferenza.

A questo illustre nome che credo sconosciuto alla maggior parte dei lettori del forum, affiancherei un breve post scriptum:

Francesco Orlando ha pubblicato con Einaudi: Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura. Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti, tradotto in inglese e in francese; il ciclo in tre volumi: Due letture freudiane. Fedra e il Misantropo; Per una teoria freudiana della letteratura; Illuminismo, barocco e retorica freudiana. A Tomasi di Lampedusa sono dedicati due libri: all'uomo, Ricordo di Lampedusa seguito da Da distanze diverse (Bollati Boringhieri, 2ª ed. 1996); all'opera, L'intimità e la storia. Lettura del «Gattopardo» (Einaudi, 1998). Per Einaudi è uscito anche il suo unico romanzo La doppia seduzione (2010).

Chi ama le questioni nate dalla letteratura e che letteratura sono, onestamente occorre dire che non può fare a meno di leggere questi libri del bravo e famoso Orlando.

Nella libreria di Fiorile c’è un libro di poesie di Orlando del tutto sconosciuto, pubblicato nel 1954 da un piccolo editore palermitano."La foresta è tutta del sole"
Fiorile leggendo un giorno una di quelle poesie che gli piaceva molto, mi parlò di un suo sospetto:
Forse a dividerli non era stato (come pensava Orlando la classe sociale, l’origine nobile di Lampedusa contrapposta a quella borghese di Orlando (figlio di un avvocato)) e neanche l’omosessualità come fa sospettare Roberto Andò nel suo film <<Il manoscritto del principe>>, ma i rapporti tra loro due divennero tesi a causa di quel libretto di poesie. Secondo Fiorile avrebbe scatenata la gelosia di Lampedusa, il principe cercava di creare una scrittura secca, magra invece la sua scrittura era grassa, a lui stesso appariva ridondante e talvolta barocca. La scrittura di Orlando era invece perfetta, asciutta, dolce e vigorosa senza essere mielosa o debordante.

Tu spunti a passi leggeri, sorriso,
ed io vorrei raccogliere negli occhi
la vita, perché tu non fugga mai.


P.S. I Lampedusa erano padroni e feudatari dell’isola omonima che vendettero a Ferdinando II di Borbone, per motivi di difesa militare, pensate un poco che guai avrebbero avuto adesso…

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Messaggio Da Artemisia il Gio 17 Mar 2011, 11:42

Aspide ha scritto:
Sì, è quello che ho capito anche io. L'altro poeta era il grande Mario Luzi, o sbaglio? Comunque, ora vado via per un paio di giorni, spero di avere modo e tempo di leggere qualcosa. Lei mi incuriosisce e mi affascina. C'è quakcosa, nei suoi occhi, che dice che sapeva di essere una pecora segnata. E' la stessa espressione che ho visto negli occhi di mia madre. Io negli anni '70 c'ero e andavo a scuola. Non me li ricordo bene. Ma so che erano anni difficili, e che molti morivano ancora giovani per malattie che oggi sono curabilissime.
Ciao, a presto, aspy

Aspide, dove te ne vai di bello?
Comunque è vero, questa poetessa ha qualche cosa che affascina. Io non ne avevo mai sentito parlare eppure le sue poesie sono bellissime!
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Messaggio Da Artemisia il Gio 17 Mar 2011, 11:46

debdea ha scritto:questo è uno dei miei preferiti tra i dialoghi con leucò del mio adorato fratello cesare pavese. del perché lo ami così tanto ho già dato motivazioni a profusione:

Deb, ho letto velocemente il racconto e mi è piaciuto. Lo devo rileggere con più calma però appena ho più tempo!
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Messaggio Da caspiterina il Gio 17 Mar 2011, 15:38

A me viene in mente Raul Montanari. Ho tutti i suoi romanzi, e non sono mai riuscita a leggerli senza pensare che le parole chee sto leggendo sono state scritte da lui. Montanari è un bel uomo, che vuol fare colpo sulle sue lettrice e anche sulle altre donne. E' molto vanitoso. Nei suoi ultimi libri, sopratutto, mi ritrovo a vedere sempre più forte la figura dell'autore all'interno di un personaggio, come se lo scrittore si lasciasse sempre più possedere dai protagonisti dei suoi romanzi. E' una cosa strana, ma la sento davvero!
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Messaggio Da Sall il Gio 17 Mar 2011, 15:40

caspiterina ha scritto:A me viene in mente Raul Montanari. Ho tutti i suoi romanzi, e non sono mai riuscita a leggerli senza pensare che le parole chee sto leggendo sono state scritte da lui. Montanari è un bel uomo, che vuol fare colpo sulle sue lettrice e anche sulle altre donne. E' molto vanitoso. Nei suoi ultimi libri, sopratutto, mi ritrovo a vedere sempre più forte la figura dell'autore all'interno di un personaggio, come se lo scrittore si lasciasse sempre più possedere dai protagonisti dei suoi romanzi. E' una cosa strana, ma la sento davvero!

Bell'uomo...
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Messaggio Da caspiterina il Gio 17 Mar 2011, 15:44

Sì, ma va che sguardo da figo!
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Messaggio Da Sall il Gio 17 Mar 2011, 16:02

caspiterina ha scritto:Sì, ma va che sguardo da figo!

A casp piace raul, a casp piace raul !!!

Ok, la smetto, mi sono immedesimato troppo nel compagno di classe rompi balle. Laughing

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Messaggio Da debdea il Gio 17 Mar 2011, 16:51

Sall ha scritto:
caspiterina ha scritto:Sì, ma va che sguardo da figo!

A casp piace raul, a casp piace raul !!!

Ok, la smetto, mi sono immedesimato troppo nel compagno di classe rompi balle. Laughing


ehi Exclamation Exclamation Exclamation

è mio quel ruolo Cool

non ti permettere, sai Laughing

ihihihi tongue
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Messaggio Da debdea il Gio 17 Mar 2011, 16:53

Artemisia ha scritto:Deb, ho letto velocemente il racconto e mi è piaciuto. Lo devo rileggere con più calma però appena ho più tempo!

è un dialogo, non un racconto lol!

cmq..cesare aveva qualche problema col sesso, ma cacchio se aveva capito tutto del mondo cyclops
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Messaggio Da debdea il Gio 17 Mar 2011, 16:55

debdea ha scritto:
Artemisia ha scritto:Deb, ho letto velocemente il racconto e mi è piaciuto. Lo devo rileggere con più calma però appena ho più tempo!

è un dialogo, non un racconto lol!

cmq..cesare aveva qualche problema col sesso, ma cacchio se aveva capito tutto del mondo cyclops

a incrociarci era un attimo a insegnargliele, quelle due tre cose di base, mannaggia, peccato che sono nata trent'anni dopo che s'è sparato. e vabbeh. Laughing
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