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Messaggio Da orazio gentile il Gio 24 Mar 2011, 14:51

ARTICOLO di Carlo Maria Cipolla, pubblicato sul Sole 24 ore del 31 maggio 1991

Pochi sono coloro che hanno capito e che capiscono che il problema del Mezzogiorno non è un problema economico.
E' un problema di cultura con importanti risvolti economici .-
E' anche un problema le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Tutto cominciò nell'alto Medio Evo quando i Normanni invasero L'Italia Meridionale. I Normanni erano dei grandi amministratori, ma provenivano da un Paese - la Normandia - organizzato secondo il sistema feudale. Conquistata l'Italia Meridionale, questo popolo di guerrieri vi impiantò il feudalesimo, proprio nel momento in cui nel resto d'Italia il feudalesimo entrava in crisi e si assisteva al sorgere delle città mercantili.
Il successo dell'azione normanna significò l'eliminazione delle incipienti autonomie cittadine e la creazione di una struttura baronale che concentrò il potere nelle mani di pochi grossi proprietari fondiari. Cominciò così la carriera del Meridione come paese di baroni e contadini dove non c'era posto per un ceto medio, per una borghesia mercantile quale si stava affermando nelle città dell'Italia Settentrionale.-
Tutto sommato l'occupazione Normanna fu una sventura per il Meridione.
Ma venne del peggio.
E il peggio venne con un'altra invasione più pacifica ma non meno incisiva , e che per colmo di sventura venne a rafforzare la struttura sociale impiantata dai Normanni .
A partire dalla fine del secolo XI, ma soprattutto nel corso del secolo XIII sui mercati del Mezzogiorno comparvero sempre più frequentemente mercanti di Pisa, di Firenze e di Genova: questi mercanti recavano nel Meridione manufatti - in ispecie panni di lana - prodotti nel Nord e nel contempo si dimostrarono ottimi acquirenti di prodotti agricoli quali il grano , l'olio , la lana e la seta che il Meridione produceva in buona quantità.
Così la struttura della domanda dei potenti mercanti del Nord veniva a stimolare e potenziare il settore agricolo del Meridione , mentre l'invasione dei maufatti stranieri ne indeboliva le povere e scarse attività manifatturiere . Questa divisione del lavoro durò per secoli , praticamente per tutto il Medioevo , e rafforzò la struttura baronale della società impiantata dai Normanni .
Durante i secoli sedicesimo e diciassettesimo l'Italia settentrionale decadde come potenza manifatturiera e mercantile, il suo impatto sull'economia del Meridione diminuì drasticamente: ciò avrebbe potuto rappresentare un'opportunità per l'Italia Meridionale di darsi una struttura economica più bilanciata .-
Ma ciò non accadde perché il posto dei mercanti dell'Italia del Nord fu preso dagli Olandesi e dagli Inglesi , i quali comparvero in massa nel Meridione d'Italia dalla fine del secolo XVI e non si comportarono diversamente da chi li aveva preceduti. Portavano nel Mezzogiorno manufatti delle loro industrie domestiche e , in cambio, acquistavano olio, vino, grano e seta.
Poi, nel secolo XIX vennero come conquistatori i Piemontesi e fu la stessa musica; anche se suonata con strumenti diversi.
I nuovi venuti abolirono quel poco di dazi protettivi che esistevano a protezione delle malaticce e scarse industrie, e invasero il Meridione con i manufatti del Nord mentre importavano olio , vino , lana e seta.
Così nel corso di ben nove secoli, ondate successive di operatori invasero il Mezzogiorno , come conquistatori ( i Normanni e i Piemontesi) o come mercanti ( Genovesi , Pisani e Fiorentini prima e Olandesi ed Inglesi poi) e tutti agirono sull'economia del Paese rafforzandone il settore agricolo mediante la domanda di prodotti agricoli e rendendo impossibile la creazione di industrie locali e la formazione di una borghesia mercantile.-
La struttura della domanda straniera ebbe conseguenze ovvie nel settore dell'economia , ma non meno ovvie furono le conseguenze sociali. Il Paese fu e restò un Paese di pochi ricchi e potenti baroni e proprietari fondiari e una gran massa di contadini analfabeti. Questa infelice struttura sociale , incancrenitasi durante il periodo di nove secoli , portò alla formazione di una cultura e di mentalità sfavorevoli a uno sviluppo di tipo moderno. L'ambiente fu e resta dominato da questa cultura ed è quindi un ambiente che penalizza e rende difficili le iniziative di chi vorrebbe un cambiamento.-
La riprova è fornita dai meridionali che lasciarono il Paese e trasferitisi in un ambiente culturale diverso dimostrarono capacità notevoli e ottennero successi rimarchevoli.
La lezione della storia è dunque questa: che per smuovere il Mezzogiorno occorre mutare l'ambiente e la cultura che lo condiziona.
Ma come si fà a mutare mentalità, modi di vita, codici di moralità, forgiatisi durante nove secoli di storia ?
Noi non sappiamo e ci vuole una buona dose di ingenuità accompagnata da una altrettanto buona dose di ignoranza per ritenere di poter raggiungere lo scopo spendendo qualche decina di miliardi in opere pubbliche o in infrastrutture o in sovvenzioni a qualche fabbrica.
Quel che occorre sono interventi ben più complessi ed articolati. Si badi bene : io non sostengo che non si possa far nulla a proposito del Meridione. Ma sostengo che l'approccio deve essere di carattere storico e non solamente economico ; che, come ho già detto, il problema del Mezzogiorno non è un problema economico ma un problema culturale; che non si può pensare di disfare in sei o dieci anni quanto è stato martellato nel cuore della gente durante nove secoli della loro storia.-


OOOO
OOOOOO

Questo articolo fu la scintilla che mi fece intraprendere l’insegnamento della storia economica, sono stato nominato full professor ed andrò a prendere il Suo posto.
Con quest’articolo, che vi prego di leggere attentamente, Vi saluto amici del forum, il 28 aprile devo essere già negli U.S. e devo prepararmi. Vi invito a leggere altresì il post sull’Anticristo e quello su: Sicilides musae. Arrivederci ...o rileggerci…





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Messaggio Da Sall il Gio 24 Mar 2011, 15:07

orazio gentile ha scritto: ARTICOLO di Carlo Maria Cipolla, pubblicato sul Sole 24 ore del 31 maggio 1991




Congratulazioni, Orazio. Ho letto con attenzione l'articolo, è interessante. Dei concetti simili li ho trovati anche in un saggio che trattava di storia politica. A dirla tutta mi sembra un po' semplicistico. Comunque sia, tornando a noi... Parti per l'America? Professore ordinario? Sono felice per te, una meta raggiunta, immagino. Raccontaci tutto!
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Messaggio Da debdea il Gio 24 Mar 2011, 15:24

orazio gentile ha scritto: Questo articolo fu la scintilla che mi fece intraprendere l’insegnamento della storia economica, sono stato nominato full professor ed andrò a prendere il Suo posto.
Con quest’articolo, che vi prego di leggere attentamente, Vi saluto amici del forum, il 28 aprile devo essere già negli U.S. e devo prepararmi. Vi invito a leggere altresì il post sull’Anticristo e quello su: Sicilides musae. Arrivederci ...o rileggerci…


ciao, prof. quel tuo ottuso snobbarmi mi mancherà Very Happy salutami barry quando lo vedi flower
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Messaggio Da Ratsy il Gio 24 Mar 2011, 16:16

A rileggerci Orazio! Very Happy

Mi dispiace non aver mai trovato il tempo per rispondere ai tuoi interventi, posso solo dirti che li ho sempre trovati molto interessanti. Avrei avuto piacere ad approfondire con te le osservazioni che hai fatto su Pavese, spero che sarà possibile farlo anche dagli U.S, per ogni evenienza salvati l'indirizzo del forum sui Favorites! Very Happy

Buon viaggio pirat
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Messaggio Da caspiterina il Gio 24 Mar 2011, 18:15


Eh no, Orazio! Ti devo ancora parlare di Paulo Coelho... In futuro ti scriverò lo stesso, e se negli Iunaited Isteitis avrai tempo, leggimi.
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Messaggio Da Aspide il Gio 24 Mar 2011, 18:37

Orazio, è interessante, ma è un'ipotesi. Io ho sempre pensato che lo snodo nodale sia stata la sconfitta politica di Federico II. Che sarebbe successo se fosse riuscito a unificare l'Italia, Papi (i papi di Roma, non quelli di Arcore) permettendo? Non sono tanto convinta che la struttura feudale normanna rappresenti di per sé un problema. L'Italia meridionale e la Sicilia in particolare sono state per secoli la parte più sviluppata del paese. Il problema è venuto dopo, quando francesi e spagnoli ci hanno ridotto a terra di conquista. Io almeno l'ho sempre vista così. Se le cose fossero andate diversamente, noi oggi avremmo parlato il siciliano e non il toscano e Palermo avrebbe avuto il ruolo che fu di Firenze e poi di Torino. Io ho sempre pensato: che sarebbe successo se Federico ce l'avesse fatta? Ma sono solo ipotesi. La storia è andata come è andata.
Grazie per l'articolo e congratulazioni per il tuo lavoro. Tanti in bocca al lupo. cheers Sentirò la tua mancanza. Sad
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Messaggio Da granchio il Gio 24 Mar 2011, 19:59

[quote="Sall"]
orazio gentile ha scritto: ARTICOLO di Carlo Maria Cipolla, pubblicato sul Sole 24 ore del 31 maggio 1991


che dire, questo forum (non ne frequento altri) è un porto di mare, le persone vanno e vengono e l'umanità è talmente varia... questo lo rende interessante e, al contempo, malinconico. Così lo avverto e se dovessi fare un'analogia filmica lo paragonerei a smoke.
Orazio ti faccio tanti auguri di soddisfazioni professionali e umane.
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Messaggio Da Artemisia il Gio 24 Mar 2011, 21:54

Orazio, buon viaggio!

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti. (Italo Calvino)
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Messaggio Da orazio gentile il Ven 25 Mar 2011, 00:44

Aspide ha scritto:Orazio, è interessante, ma è un'ipotesi. Io ho sempre pensato che lo snodo nodale sia stata la sconfitta politica di Federico II. Che sarebbe successo se fosse riuscito a unificare l'Italia, Papi (i papi di Roma, non quelli di Arcore) permettendo? Non sono tanto convinta che la struttura feudale normanna rappresenti di per sé un problema. L'Italia meridionale e la Sicilia in particolare sono state per secoli la parte più sviluppata del paese. Il problema è venuto dopo, quando francesi e spagnoli ci hanno ridotto a terra di conquista. Io almeno l'ho sempre vista così. Se le cose fossero andate diversamente, noi oggi avremmo parlato il siciliano e non il toscano e Palermo avrebbe avuto il ruolo che fu di Firenze e poi di Torino. Io ho sempre pensato: che sarebbe successo se Federico ce l'avesse fatta? Ma sono solo ipotesi. La storia è andata come è andata.
Grazie per l'articolo e congratulazioni per il tuo lavoro. Tanti in bocca al lupo. cheers Sentirò la tua mancanza. Sad

Aspide sei mai stata a Ravello?
Hai vista l'architettura che vi regna sovrana?
E' quella della Koiné siciliana, gli arabi di Manfredi d'Hohenstaufen (2000 uomini) stettero di guardia a Ravello chissà il Papa invadesse il regno di Sicilia. Rimasero 2 anni bloccati e divennero costruttori, carpentieri e muratori. I più temibili cavalleggeri del mondo fecero una nuova città invece di entrare a Roma uccidere Carlo d'Angiò e fare prigioniero il Papa (ricordi Ruggero II e GregorioVII ?) come già avevafatto il suo antenato, ma lui pur essendo in quel momento il più forte ebbe paura di entrare a Roma e mettersi contro la chiesa e così causò la fine della sua dinastia e la maledizione del mezzogiorno d'Italia.
Come vedi i SE sono infiniti...


orazio gentile
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Messaggio Da Aspide il Ven 25 Mar 2011, 23:48

Sì, è vero. I se sono infiniti. Conosco bene Ravello e anche la storia di Ruggero II e Gregorio VII!!!
Lo sai, una parte della mia famiglia era salernitana. Non è che si fermò perché anche lui si considerava vassallo del papa che gli aveva dato in feudo l'Italia meridionale? Sai, a me lo Stato della chiesa ha sempre creato disturbo. Forse sarebbe stato meglio se se ne fossero restati ad Avignone.
PS) Io, di Ravello, adoro Villa Cimbrone. E' uno dei luoghi più incantevoli del mondo. (Almeno di quello da me conosciuto).
Notte. Sleep E' stata una giornataccia. Noto che qui c'è stata baruffa. A me è andata peggio. Ho litigato con un sacco di gente in carne ed ossa. Non sul blog. pale affraid
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