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Messaggio Da Ricciardello il Mer 27 Apr 2011, 08:48

@ mannaggia a Granchio…
@ Aspide, t’è mai passato per la mente che Dante fosse un “Fedele d’Amore” e quindi un templare?
E’ discorso questo lungo, ma interessante per me… duello a distanza… ti và?...

Ho passato una notte insonne.
Colpa di un fiero ed inopponibile mal di denti, di Lapis in gurgos e poi ecco Nino Visconti, Giudice e signore di Gallura che completò il resto della mia bianchissima notte.
Lapis in gurgos, mi era piaciuta l’idea, disegni tra i vicoli della Sardegna Medievale, in particolare di Orosei. L’associazione d’idee corse veloce, ad Orosei vi sono i ruderi del castello giudicale con la sua torre, nel medioevo torre e castello erano elencati in un sacco di pratiche di cessioni o di possedimenti come “castella” di Urisé, come veniva chiamato Orosei quando non aveva il porto e non era in mani pisane, a volte invece “castra Visconteum”, “castrum Gherardesco”, infine “castella di Pisa”

Quando eravamo studenti in cerca di ragazze ci consolavamo l’uno con l’altro:
- “… non ti preoccupare, le ragazze sono come le ciliegie, basta che fai amicizia con una ed ecco che lei stessa ti condurrà le altre”

Ecco la mia catena di ciliegie cominciata con Orosei, il castello giudicale, Nino Visconti Giudice di Gallura, continuava imperterrita ed inesorabile con Beatrice d’Este, moglie di Nino, Giovanna Visconti figlia di Nino e Beatrice ed erede del giudicato di Gallura, il nonno di Nino il famosissimo Ugolino della Gherardesca così celebre per l’orribile fine nella torre della Muda e che a Nino dette anche il nome infatti il suo nome esatto era Ugolino Visconti abbreviato in Nino, e poi nomi oggi quasi irrepetibili come Rizzardo da Camino marito di Giovanna, o Cunizza da Romano, colei che aspramente riprova Rizzardo, il tiranno Obizzo d’Este padre di Beatrice, frate Gomita con Michele Zanche, eternamente “barattieri”… e nella notte la mente si inerpicava su nomi e versi e sì perché alcuni di questi nomi fanno parte della storia della Gallura ma soprattutto, ed è questo che li fa immortali, tutti gli stessi nomi sono eternati da Dante Alighieri nella sua “Comedìa” che altri chiameranno”Divina commedia”…
…non è facile dopo anni ed anni ricordare, rammentare, rimembrare i versi precisi di padre Dante, ecco che la mente impone al corpo di alzarsi, prendere la Divina Commedia, no, non quella con le incisioni del Dorè è troppo grande si manovra con difficoltà, prendi quella edizione “piccola”, lì troverai meglio personaggi e versi, poi, poi, se proprio vorrai ti andrai a cercare le incisioni (…le figure… come i bambini…) nell’edizione ”grande”.
Eccomi allora cercare la più manovrabile edizione dell’Utet, solida e maneggevole, perfettamente leggibile nei suoi caratteri nitidi con la sua carta avorio da sempre che non ha voluto né saputo ingiallirsi, rilegata in tela verde elegante e robusta, ma ormai anche quella casa editrice ha passato la mano e libri così non se ne fanno più. (Andate al diavolo e book, nessuno di voi mai mi darà il piacere di leggere, sfogliare, odorare, toccare un bel libro come questo, al diavolo e book) Pazienza, allora, cominciamo da Nino…
… so bene come sullo sfondo della vicenda di Nino Visconti si agitino le grandi questioni dell’Europa medievale, la competizione tra Papato ed Impero, Federico Barbarossa e Federico II, il tremendo peso degli Angioini, le speranze suscitate nei ghibellini d’Italia dell’audacia generosa degli ultimi eroi, qualcuno più che eroi volle chiamarli epigoni, della casa di Svevia, ma per me sono dei puri eroi. Enzo re di Sardegna, Manfredi re di Sicilia, Corradino ultimo Hohenstaufen pretendente all’impero e poi le battaglie di Montaperti e Campaldino che videro i guelfi, nel 1260, ed i ghibellini nel 1289, uscire distrutti dalla lotta fratricida fra le città della Toscana ed all’interno delle stesse città, ed in quel lasso di tempo la battaglia di Benevento con la morte di Manfredi nel 1266, il sacrificio di Corradino nel 1268 ed i Vespri Siciliani nel 1282 a scardinare gli Angioini dalla Sicilia con il lento ma progressivo insinuarsi in Italia degli Aragonesi, e tutto, tutto pressa sulla mia memoria, sulla mia insonnia e devo lasciar stare lo sfondo così presente per non perdermi nell’infinito labirinto dei versi danteschi che tutto volle e seppe rappresentare così come le vane speranze di restaurare l’autorità imperiale con Ludovico di Baviera. D’altronde De Sanctis, non ricordo bene le parole, mi pare che scrivesse che <<la Divina Commedia è il mondo universale del Medio Evo rappresentato dall’arte>> o qualcosa del genere, certo è la testimonianza più leggibile del medioevo italiano e forse anche europeo. Ho deciso di limitarmi alla vicenda di Nino e dei suoi collaterali (come non mi piace questa parola, ma non ne ho altre per poter dire che mi intendo interessare dei parenti ed amici di Nino, ma, sia chiaro, soltanto se ne ha parlato il nostro padre Dante), abbandono lo sfondo storico che pertiene alla vita di Nino ad altra notte insonne. A proposito di notte insonne devo ammettere che è anche colpa di Dante Alighieri, che se lui non avesse scritto di “Nin gentile”, io non avrei mai avuta notizia di un lontano giudice di una lontana e sconosciuta Gallura, lontano quel giudice nel tempo e nello spazio perché legato alla particolare storia del giudicato di Gallura e della città di Pisa.

…è lancinante questo dolore non mi lascia spazi, nonostante l’antinevralgico non cessano gli spasmi della sua invadenza del mio cranio, ciononostante so bene che non sto per affrontare la storia ma la poesia, la fantasia e l’immaginazione ed il gusto estetico di uno dei poeti più famosi del mondo ed io ho spesso pensato-temuto che si sia servito dei suoi versi per certe personalissime vendette anche se puramente … parolaie… la considereremo allora testimonianza di parte…

Dante, accompagnato da Virgilio e da Sordello si incontra con Nino in una valletta dell’antipurgatorio ed è una valletta colorata da l’erba e da li fiori, addolcita è l’aria dai profumi soavi degli stessi fiori e vi passeggiano imperatori e re e comunque reggitori di popoli che tiranni non sono e manco giusti, ma “negligenti”, che avrebbero potuto far del bene e che non l’hanno fatto e tra loro è Nino;

Solo tre passi credo io ch’i scendesse,
e fui di sotto, e vidi uno che mirava
pur me, come conoscere mi volesse


(ed è in questi versi che continua a farsi vera nella mia mente una teoria oggi inglese, ma nata in Italia: la distanza in su di tre passi o in discesa sono passi rituali tra il sergente ed il cavaliere dei Templari, qui è Nino Visconti che discende verso Dante di tre passi, allora Ugolinus Vicecomes Judex Gallurensis – il nostro Nino- è il cavaliere e Dante, lo “speziale” anche se divenuto “Priore”, è il semplice confrate, il sergente di minore elevata estrazione sociale-aristocratica, ma tanti e tanti passaggi rituali vi sono nella Comedìa che sembrerebbero confermare questa teoria. Devo lavorare per vivere e non vivo per sviscerare i misteri di Dante e della sua Comedìa e devo lasciare a semplice sospetto qualcosa che fortemente m’intriga. Dante di quei tre passi non ci dirà di più, ci lascia con il suo mistero. Chiederò a Roberto Benigni e ad Arbore se in qualche seduta medianica si faranno dire da Dante come stiano le cose… o forse è meglio che noi di questo forum ci riuniamo in catena (medianica) e lo chiamiamo noi stessi, sperando che incazzoso, come sembra essere stato, poi non se la venga a prendere con noi che l’abbiamo inquietato. Perché c’è un fatto certo che raramente gli storici affrontano: Le P2 sono sempre esistite, anche a tempo di Dante, solo che allora si chiamavano Procuratorie Templari- e non erano soltanto i cavalieri combattenti in Terrasanta come comunemente si crede- ed è ormai chiaro che Dante ne facesse parte attiva ed una vastissima bibliografia-inglese e tedesca- lo convaliderebbe, i libri non ve li mando ma la bibliografia non si nega ad alcuno, chi ne volesse precisa notizia non ha che da farmelo sapere. Un gruppo, forse è meglio dire “drappello” di dantisti italiani aveva lanciato quest’idea e vi ritroviamo Ugo Foscolo, Gabriele Rossetti, Michelangelo Caetani, Francesco Perez, Giovanni Pascoli e Luigi Valli. Infine Giovanni Papini ammette e non ammette, gioca sull’argomento. Se qualcuno ha letto qualche rigo in più su Dante saprà della setta dei “Fedeli d’Amore” e D. ne faceva parte. I seguaci di quella setta dopo il 1309 furono perseguitati così come gli appartenenti all’Ordine dei Templari.
Però nella valletta possiamo dire che vi sia riunita un’adunanza di Templari e tale risulta anche dalla sua composizione numerica.

1 Sordello, conte e consigliere politico di regnanti (…e di Dante nella valletta dei principi);
2 re Rodolfo d’Asburgo;
3 re Ottocaro di Boemia;
4 re Filippo III di Francia;
5 re Enrico di Navarra;
6 re Pietro III d’Aragona;
7 re Carlo I d’Angiò;
8 re Alfonso III d’Aragona;
9 re Enrico III d’Inghilterra;
10 Guglielmo marchese del Monferrato;
11 Nino Visconti, Giudice di Gallura;
12 Corrado Malaspina marchese, dei Malaspina già signori di Lunigiana;
13 Un Innominato dirige la preghiera collettiva, (Manzoni…Manzoni…quanto son vicini Visconti e l’Innominato nella valletta dei potenti),

Nella valletta quindi il poeta incontra 13 persone, pari ad una sola cerchia templare = numero dei convitati all’Ultima Cena. Inoltre contrariamente agli usi degli altri ordini monastici, i Templari iniziavano le loro preghiere con il “Salve regina” ed è cosa che fa Dante nelle preghiere della valletta dei re).
Scusate la digressione ma il mal di denti mi sta portando fuori strada… ma no! Sempre di Nino parliamo, di Nin gentile che sappiamo essere templare e dirigere con alterna fortuna la Procuratoria Templare di Pisa e non averne in Gallura.
Chissà perché la mente stanotte si è fissata con Lapis in gurgos e con Nino Visconti…
Mannaggia a Granchio e agli ideatori di Lapis in gurgos, ma la vostra idea per Orosei mi è veramente piaciuta ed è affiorata quando dovevo distrarmi dal dolore per non divenire nervosetto anziché no, s’è fatto giorno, vado dal dentista… però Lapis… mi ha distratto…




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Messaggio Da annamaria il Mer 27 Apr 2011, 13:14

Ricciardello ha scritto:@ mannaggia a Granchio…
Ho passato una notte insonne.
Colpa di un fiero ed inopponibile mal di denti, di Lapis in gurgos

---

Ho capito tutto, non so se Dante fosse un Templare, a leggere questo scritto parrebbe di si. Mi informerò.
Però,... però... non ho capito:
che cosa è o sono : Lapis in gurgos.
Per cortesia potete chiarirmelo?



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Messaggio Da Ricciardello il Mer 27 Apr 2011, 18:05

annamaria ha scritto:
Però,... però... non ho capito:
che cosa è o sono : Lapis in gurgos.
Per cortesia potete chiarirmelo?

Chi tipuò rispondere in maniera esauriente è certamente Granchio.
Si tratta comunque di un conorso per racconti che saranno poi riportati in fumetti ed avranno come fonte le strade di Orosei. Se ho sbagliato correggi Granchio.



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Messaggio Da granchio il Mer 27 Apr 2011, 19:32

Ricciardello ha scritto:
annamaria ha scritto:
Però,... però... non ho capito:
che cosa è o sono : Lapis in gurgos.
Per cortesia potete chiarirmelo?

Chi tipuò rispondere in maniera esauriente è certamente Granchio.
Si tratta comunque di un conorso per racconti che saranno poi riportati in fumetti ed avranno come fonte le strade di Orosei. Se ho sbagliato correggi Granchio.



esattamente questo. Stiamo ancora combattendo con i finanziamenti ecco perché il bando non è stato ancora pubblicato.

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Messaggio Da Sabanèl il Sab 21 Mag 2011, 22:58

Ancora un thread che scopro in ritardo! Ricciardello, la bibliografia che nomini mi interesserebbe proprio, se non chiedo troppo.
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Messaggio Da Ricciardello il Dom 22 Mag 2011, 03:53

Sabanèl ha scritto:Ancora un thread che scopro in ritardo! Ricciardello, la bibliografia che nomini mi interesserebbe proprio, se non chiedo troppo.

Non è difficile, solo ci vuole un poco di tempo per cercare i libri. La farò appena possibile e te la spedisco.
Comunque intanto ti consiglio di leggere qualcosa di poco conosciuto ma illuminante:

1. Benedetto XV - Enciclica "In preclara" 30 aprile 1921 pubblicata su Acta Apostilicae sedis del 6 maggio 1921;

2. Giovanni Papini "Dante vivo" Firenze 1933

3. R. Davidsohn "Geschichte von Florenz" che troviinitaliano nei libri che affrontano la
questione di Olivi da Serignan e Ubertino da Casale

L'edizione Ricciardi pubblicò prima di essere fagocitata dalla Mondadori, nel 1960 circa , le lezioni universitarie di Ugo Foscolo, se non le trovi in qualche biblioteca vorrà dire che tempo permettendo te ne faccio le fotocopie e te le mando via e mail.

Capirai che è solo questione di tempo libero, ti prometto che lo farò anche perché qualcuno che viene a curiosare nel forum mi ha rintracciato (non capisco come ha fatto, ma in precedenza mai avevo parlato di Dante Templare) e mi ha chiesto non solo la bibliografia ma tutto quel che so sull'argomento, spero ne voglia fare pubblicazione.


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Messaggio Da Aspide il Dom 22 Mag 2011, 08:41

Scusa Ric, mi dispiace per la notte insonne, ma in questo momento vado di corsissima e tante cosa mi sfuggono. Non ho mai pensato che Dante fosse un templare. In realtà ho poca dimestichezza con l'ordine anche se qui, in Umbria, ha lasciato testimoniane, chiese (San Bevignate) e castelli (Magione).
Manfredi di Sicilia è forse il personaggio che preferisco di tutta la Commedia. Il contrappeso maschile alla donna angelo. Ci rifletto su quello che hai scritto, solo che ora sono in fase finale. Ultimi pacchi di compiti, interrogazioni, programmi... Un casino. Resta veramente poco spazio per altro, anche se si tratta di argomenti interessanti. scratch
Ciao. Aspy
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Messaggio Da Ricciardello il Dom 22 Mag 2011, 13:20

Una macchia di sangue
C’era una volta un uomo, molto alto, molto robusto, dicevano di lui “più grande del vero”, bellissimo e ricchissimo di virtù che si fa presto ad elencare perché son semplicemente tre.. infatti l’animo suo era ricolmo di passioni:
Primeggiavano le femmine, ebbe cinque … mogli, nella sottospecie mogli andavano annessi ed elencati cinque figli, lui che amava le femmine avrebbe voluto avere una figlia femmina, “mi occorre qualcuno che mi coccoli quando sarò vecchio” , ebbe invece cinque figli maschi e non ebbe bisogno di essere coccolato per il semplice fatto che non volle diventare vecchio.
Secondeggiavano i libri (che brutto, bruttissimo termine, però mi piace e poi questo è un gioco non una cosa seria, o vi piace meglio in “secondis partibus?”), viste certe sue qualità “libresche” non vi era alcuno che gli negasse qualcosa, persino la Biblioteca Vaticana gli permetteva di fotografarsi le pagine più importanti (allora non esisteva la fotocopia oppure il nostro eroe, forse avrei dovuto dire il mio eroe, non la conosceva e preferiva fare la foto con le sue costosissime Leica). Aveva ereditato la biblioteca di un suo antenato, l’abate Meli con circa 4.000 volumi, altro suo quasi antenato, era un cardinale, gli lasciò 8.000 volumi circa, da un suo avo materno scultore ereditò un palazzetto e circa 2.000 libri. Poi acquistava libri dappertutto, intere biblioteche di parroci, notai etc. etc. Come mestiere non poteva fare altro che il bibliotecario. In effetti era docente di un sacco di materie che avevano a che fare con l’archivistica, biblioteconomia,bibliologia, bibliometria e così via discorrendo.
Terzeggiava (o se preferite in tertiis partis) il gioco del biliardo. Si vantava di non aver perso mai una partita.

Non radunò mai i cinque figli in una unica casa. Cinque case, cinque mogli, cinque figli tutti separatamente amati. Ci radunò un notaio ma per motivi che capitano una volta sola nella vita.
Uno solo dei figli era legittimo, lui ereditò il palazzetto di Via Cavour e la biblioteca con circa sedicimila libri. Gli altri ebbero acquistato un appartamento comodo al momento della nascita e poi ebbero in eredità soldi, pochi soldi, mica tanti. Questo avvenne a causa di una sconfitta del nostro eroe, e sì perché al circolo, una sera giocando a biliardo con il suo migliore amico, si vantava di averlo battuto 365 volte l’anno, perse. Infarto, infarto irrimediabile, fulminante. Forse doveva aver avuto un avvertimento, aveva lasciato un dettagliatissimo testamento. Inattaccabile legalmente. O ti prendevi ciò che ti assegnavano senza protestare o perdevi tutto.
Un libro però mi pervenne per espressa volontà del comune genitore ed il << legittimo figliuolo >> a malincuore dovette cedermelo, si trattava di un libro di fotografie che riproducevano per intero il Codice vaticano 1071, foto fatte esattamente alla biblioteca Vaticana, vi era pure un quadernetto di appunti del genitore inserito nello stesso involucro di stoffa che avvolgeva il libro. Di che si tratta? E’ presto detto, vi riassumo quel che scrisse:
L’imperatore Federico II aveva scritto e fatto miniare un Trattato in 6 libri sulla falconeria “De arte venandi cum avibus”, l’originale andò smarrito durante l’assedio di Parma, quando Federico il 18 gennaio 1248 lasciò sguarnito l’accampamento di Vittoria per andare a caccia con il figlio Manfredi. I Parmensi assaltarono e distrussero l’accampamento, del Trattato se ne persero le tracce.
Furono in molti a ricostruire il trattato: il figlio Enzo (Enzo, re di Sardegna prigioniero a Bologna ricostruì il corpus dello scritto venatorio e ornitologico, ma non aveva a disposizione i miniatori. L’altro figlio, Manfredi Re di Sicilia, ricostruì parte del testo ma avendo disposizione i miniatori della corte che già avevano lavorato per Federico, poté farne un trattato perfetto anche se ridotto nel testo. Ancora alla battaglia di Benevento sembra che Manfredi andasse apportando modifiche o correzioni, sembrerebbe altresì che tenesse dentro la giubba, dalla parte del cuore, il trattato paterno.
Durante la battaglia Manfredi perse la vita, una piattonata avrebbe reciso l’aquila imperiale d’oro degli Hohenstaufen che aveva sull’elmo, lui l’ultimo Hohenstaufen Re di Sicilia non poteva perdere quel simbolo, si chinò per prenderlo e venne ucciso mentre aveva la spada abbassata. Il colpo sembrerebbe lo abbia preso in pieno petto ed abbia trapassato il “De arte” che finì con l’inzupparsi del suo sangue. Non dobbiamo parlare di storia, sappiamo tutto o dovremmo sapere quel che accadde del corpo di Manfredi. Il trattato invece sembra che Carlo d’Angiò l’abbia regalato al Papa e che nel tempo sia divenuto il codice Vaticano 1071.
Questo è il verso della prima pagina, si nota la macchia di sangue e i colpi di spada ricevuti da Manfredi.


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E’ leggenda?
E’ verità?
E’ il più puro romanticismo del mio genitore?
Non lo so e non lo saprò mai, ma è la più bella leggenda di amore filiale che io conosca.
Sembra che ancora bimbo io ne abbia pianto. I miei fratelli sarebbero rimasti invece o disgustati dal sangue o del tutto indifferenti. Questo, dunque, spiega perché mai quelle bellissime fotografie montate a libro siano arrivate a me, con l’invidia del legittimissimo fratellone Orazio.
Quella macchia o meglio la fotografia di quella macchia di sangue (sempre mi assilla il dubbio… e se per caso si tratta di una normale macchia di ruggine della carta e di due semplici buchi dei tarli nel foglio?) mi ha aiutato parecchio, tante fanciulle si sono sedute sulle mie ginocchia e si sono commosse per quell’antico fatto ed io commosso della loro commozione ad altra commozione le ho tratte ed indotte. Di una di queste fanciulle non sapevo, non immaginavo fosse tanto sensibile da attaccarsi a me come una patella alla roccia marina, io avrò avuto 16 anni, lei dieci e dopo venti anni ancora mi … perseguita (comprende Artemisia perché sfuggo sempre la Zita? E’ lei però che si è auto-attribuita tale qualifica, la dolce fanciulla non ha capito e non vuol capire che dopo l’esempio paterno di matrimonio o metter figli al mondo non se ne parla proprio!).

Questo è forse per Aspide un episodio che non conosce di colui che “bello era e di gentile aspetto”, ma tanti e tanti altri ne ho da narrare a tempo e vita permettendo.



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Messaggio Da Sabanèl il Dom 22 Mag 2011, 16:14

Grazie Ricciardello. Visto il pochissimo tempo a mia disposizione (per ora), mi hai già fornito di che dilettarmi per un po'.
In quanto alla tua "macchia di sangue"... beh, capisco.
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Messaggio Da Artemisia il Dom 22 Mag 2011, 19:53

Ricciardello, le attribuisco un grande merito: è un portento nel raccontare storie!

Non posso che essere ammaliata da questi racconti... non si preoccupi... non mi siederei mai sulle sue ginocchia! lol!
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Messaggio Da Ricciardello il Dom 22 Mag 2011, 20:17

Artemisia ha scritto:Ricciardello, le attribuisco un grande merito: è un portento nel raccontare storie!

Non posso che essere ammaliata da questi racconti... non si preoccupi... non mi siederei mai sulle sue ginocchia! lol!

... ho solo due ginocchia e sono occupate... mi affascina la fascinosa idea che una giovane donna affascinante rimanga non affascinata ma ammaliata dalle mie parole...

... anche per il fantasy non dimenticar le mie parole: ... è un gioco... anche se non t'amo tanto da morire... (ma quello era Rabagliati che diceva: ...non dimenticar le mie parole, bimba t'amo tanto da morire...)



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Messaggio Da Ricciardello il Lun 23 Mag 2011, 09:17

Le voglio raccontare: Tempo addietro quando chiesi del genere Fantasy ad una insegnante sessantenne di italiano del liceo classico cittadino, signora che stimo tantissimo per la sua serietà scientifica, mi consigliò un libro, mi sia concesso non indicare titolo ed autore.
Vi era una frase alquanto particolare, per pura carità cristiana ne non indico le centinaia d’altre:

Il sole penetrò all’interno come una lama, la stessa che lei stringeva nella mano destra mentre se ne stava dritta, contro il bagliore di quella giornata tanto calda quanto dolorosa.

Cortese Artemisia, la legga attentamente ad alta voce. Se si fida del suo pensiero bene, altrimenti ascolti il parere di qualcuno del mestiere (le consiglio: un insegnate di scuola elementare, altra di scuola media, altra ancora di ginnasio ed infine una brava insegnante di liceo classico- sempre italiano naturalmente-) ne faccia fare a tutte l’analisi grammaticale, l’analisi logica, la smonti e la ricostruisca sin quando non si rende conto che il genere fantasy è una grande balla ed è in buona sostanza l’alibi di chi non essendo in grado di scrivere in italiano (ai livelli minimi del semianalfabeta = 3^ elementare) scrive in Fantasy.

Regalai il libro alla biblioteca della scuola, il preside si rifiutò di far leggere agli studenti queste … cose… scritte in tal maniera barbina e credo lo abbia cestinato (non censurato, ma buttato nel cestino della carta straccia…).




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Messaggio Da Artemisia il Lun 23 Mag 2011, 10:21

Ricciardello ha scritto:Le voglio raccontare: Tempo addietro quando chiesi del genere Fantasy ad una insegnante sessantenne di italiano del liceo classico cittadino, signora che stimo tantissimo per la sua serietà scientifica, mi consigliò un libro, mi sia concesso non indicare titolo ed autore.
Vi era una frase alquanto particolare, per pura carità cristiana ne non indico le centinaia d’altre:

Il sole penetrò all’interno come una lama, la stessa che lei stringeva nella mano destra mentre se ne stava dritta, contro il bagliore di quella giornata tanto calda quanto dolorosa.

Cortese Artemisia, la legga attentamente ad alta voce. Se si fida del suo pensiero bene, altrimenti ascolti il parere di qualcuno del mestiere (le consiglio: un insegnate di scuola elementare, altra di scuola media, altra ancora di ginnasio ed infine una brava insegnante di liceo classico- sempre italiano naturalmente-) ne faccia fare a tutte l’analisi grammaticale, l’analisi logica, la smonti e la ricostruisca sin quando non si rende conto che il genere fantasy è una grande balla ed è in buona sostanza l’alibi di chi non essendo in grado di scrivere in italiano (ai livelli minimi del semianalfabeta = 3^ elementare) scrive in Fantasy.

Regalai il libro alla biblioteca della scuola, il preside si rifiutò di far leggere agli studenti queste … cose… scritte in tal maniera barbina e credo lo abbia cestinato (non censurato, ma buttato nel cestino della carta straccia…).

Lei ha ragione... non tutti possono leggere fantasy, per apprezzare certi libri bisogna avere un cuore da bambino.

•Gmork: Sei uno sciocco e non sai niente di Fantasia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell'umanità e quindi Fantasia non può avere confini.
Atreyu: Perché Fantasia muore?
Gmork: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Atreyu: Che cos'è questo NULLA?
Gmork: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
Atreyu: Ma perché!?
Gmork: Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
Atreyu: Chi sei tu veramente?
Gmork: Io sono il servo del Potere che si nasconde dietro il Nulla. Ho l'incarico di uccidere il solo in grado di fermare il Nulla. L'ho perso nelle paludi della Tristezza. Il suo nome era Atreyu.
Atreyu: Se tanto dobbiamo morire, preferisco morire lottando. Attaccami Gmork! IO SONO ATREYU!

•Bastian: Fantasia è stata distrutta.
Imperatrice: Sì.
Bastian: È stato tutto inutile.
Imperatrice: No, non è vero, Fantasia può ancora risorgere. Dai tuoi sogni, dai tuoi desideri.
Bastian: E come?
Imperatrice: Apri la mano... C'è qualcosa che desideri?
Bastian: Non lo so.
Imperatrice: Allora Fantasia non esisterà più. Mai più.
Bastian: Quanti ne posso dire?
Imperatrice: Tutti quelli che vuoi, più tu ne esprimerai più il regno di Fantasia sarà splendido.

(da "La storia infinita" di Michael Ende)
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Messaggio Da Sabanèl il Lun 23 Mag 2011, 21:46

Ricciardello, sei una persona di grande cultura e credo anche sensibilità, non commettere l'errore di farti imprigionare dagli stereotipi, né quello di fare di ogni erba un fascio. E' vero che sotto l'etichetta "fantasy" si nasconde un mucchio di spazzatura, ma ci sono pure delle perle di saggezza e di arte affabulatoria. Credimi.
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Messaggio Da Ghida il Mar 24 Mag 2011, 07:55

Cultura, in sé, nulla significa quando è accumulo nozionistico privo della sintesi che sa riunire le nozioni sotto il loro principio comune. Spesso chi ha cultura si trova imprigionato in convinzioni nemmeno frutto del suo pensato, che lo inquadrano nel "buon senso comune" delle persone che continuano a prestare fede a concezioni alle quali non credono più nemmeno i loro ideatori. La "cultura", o quello che è fatta passare per tale, è foriera di morali, le più astruse. La morale è il risultato dell'intrusione del sentimentalismo nei princìpi che legiferano l'esistenza. Per questo varia al variare delle latitudini e della qualità delle persone. E delle loro reali intenzioni...
La "cultura" porta con sé difetti ancora più gravi, come sono quelli che erigono il piedistallo necessario a ogni stupidità per ergersi a giudicare le intelligenze diverse dalla propria, attraverso strumenti privi di valore spirituale.
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Messaggio Da Ricciardello il Mar 24 Mag 2011, 12:55

…oh porcamiseriacciaboia ho pestata una cacca, ma no non è una cacca qualsiasi, è una cacca culturale, della cultura tanto bistrattata visto che non la si possiede (la volpe e l’uva? o il "Novello Cacasenno"?)… vediamo un po’ di che si tratta:[img]
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I virus ancora una volta hanno aggredito il forum... dopo Thomas Mann , Debdea e Torm, speriamo non siano letali per chi rimane...io ho da fare ed il gioco non vale la candela, addio miei prodi, vi lascio nelle mani di Cacasenno, sperando che l'Admin abbia provveduto a creare i bunker antivirus per tutti voi...




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Messaggio Da Ghida il Mar 24 Mag 2011, 13:17

Ricciardello non sa, o forse vuole scordarsi, che lo scritto messo da lui in mostra è utilizzato dalla mafia per esprimere le categorie di uomini che è riuscita a riconoscere da un punto, molto speciale, di vista, quello della viltà che tende agguati all'innocenza. Chissà se Ricciardello è anche capace di un confronto dialettico, impostato sui valori cari all'intelligenza che ama donarsi senza chiedere nulla in cambio, insieme all'intenzione di essere, a questi valori, rigorosamente aderenti? Per ora la manovra che ha scelto è quella di chi non è in grado di prevedere cosa può fare un'intelligenza quando si trova incastrata nell'angolo dove il proprio sparring ha già gettato la spugna, la salvietta e tentato di colpirla in testa con lo sgabello... Laughing
Come sempre avviene, chi più si dà arie da persona colta poi rivela di essere meno consistente dell'aria che si è sventolato attorno, spacciandola per un'aureola.
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