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L'ALDILA'DI TRASTEVERE(Farsa Teatrale)

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Messaggio Da Madam Becau il Mar 17 Set 2013, 07:27

L'ALDILA' DI TRASTEVERE ( Farsa Teatrale)
Non sapevo se per disgrazia o per fortuna quel giorno resi la mia anima a Dio per un fatale incidente. In verità anelavo che ciò accadesse,  che qualcuno o qualcosa mi graziasse in qualche modo a togliermi dalla vista Peppina che, da cinquant'anni, mi si era attaccata alle costole avvalendosi del diritto di essere mia moglie, trattandomi come l'ultimo degli uomini. Appena l'anima si staccò dal corpo mi ritrovai  in un androne con tante porte chiuse.
Mi giravo e rigiravo sperduto finché non mi si presentò San Deciso che, con  voce baritonale, mi disse: “Cosa ti angustiava sulla terra?”.
Senza pensarci risposi “Peppina”.  
Allora il Santo mi indicò la porta più grande dove c'erano le anime degli amanti insoddisfatti.
Rimasi sorpreso nel ritrovarci , fra le tante, tutte le anime del paese.  
Mi avvicinai al farmacista e dissi: “Anche lei qui? Eravate l'esempio da seguire, sempre insieme, mano nella mano.....”.
“Tutte apparenze, amico mio, solo dannate apparenze. Si faceva per la gente che non ci doveva criticare. Ma dal primo giorno che l'ho sposata la mia vita è stata un inferno!”.
“Non me ne parlate” disse Pasquale. “Nessuno meglio di me vi può capire. Ma non ci arrovelliamo  l'anima. Qui siamo finalmente liberi”.
Tutte le altre anime stavano ad ascoltare e, desiderose di sfogarsi, incominciarono a parlare creando una gran confusione.
D'un tratto si aprì la porta e uscì San Pietro che gridò: “Ahooo ch'é 'sta caciara? State a pensa' d'esse in un bordello? Nun me fate incazzà che vi sto' pe' sbatte all'inferno”.
Si alzò il farmacista che era il più erudito e timoroso disse: “Siamo tutti amanti insoddisfatti!”.
“Beh, allora se po' fa', co' a mia benedizione”, disse San Pietro.
Appena il Santo chiuse la porta Pasquale si accorse con stupore dell'anima di don Crescenzio, il pastore del paese morto da qualche mese. Gli si avvicinò e disse: “Che ci fate voi qua?”.
“Pasquà pure io sono uomo e ho peccato. Ho fornicato”.
“Avete fornicato? E con chi?”.
“A Pasquà quanto ne vuoi sapere. Se t'avessi tenuta stretta Peppina io non starei qua”.
“A figlia di buona donna, questo non me lo doveva fare. Vatti a fidare delle vecchie e racchie...
e pure voi, che lo predicate a fare che non si deve fornicare?”.
“Sai qual'è il detto ? Fai quel che dico e non quel che faccio. Tu al posto mio ti saresti girato dall'altra parte?”.
“ Non me lo chiedete, non sono un prete, so solo che per questo sgarbo mi devo vendicare”.
Pasquale era defunto da poche ore, tanto che ancora si stavano svolgendo i suoi funerali. Il dottore che se li gustava divertito disse “Guarda guarda come si dispera Peppina!”.  
“A dottò, ma non vi siete accorto che fa la commediante pure davanti alla morte? Dietro agli occhiali neri non ha una stilla di lacrima, tanto è arida e spilorcia. Ed ora non mi rompete l'anima, non la voglio più vedere !”.
Le anime si accorsero che Pasquale era troppo afflitto, così decisero di aiutarlo ad escogitare un piano per tormentare i sonni di Peppina. Ma prima andarono da San Pietro per avere l'approvazione.
“Ve stò a capì” disse il Santo” ma non ve posso approvà”.
“Diremo più Ave Maria, più Padre Nostro”, disse Pasquale in ginocchio.
“Me staj a corrompe?”.
“Non mi permetterei se non fossero scherzi innocui e innocenti. Non mi tolga questa soddisfazione!”.
Il Santo pensò un po', poi disse: “Io non ve sto' a approva', però fate finta che non m'avete detto 'gniente, poi vedrò se ve posso perdona'”.
Pasquale gli baciò le mani e lo ringraziò. Stava per uscire quando il Santo continuò “Ah però io sto qua a aspetta' che me venite a racconta' pe filo e pe segno, senno' non se ne fa gniente”.
“Santità me state a ricattà” , disse ironicamente Pasquale.
“Va, va prima che ce sto a ripensà”, disse il Santo tirandogli uno scappellotto.
Le anime si misero subito a lavoro per studiare il piano alla perfezione. Si decise di punire Peppa in ciò che le era più caro. L'idea era geniale: trafugare i denari che teneva sottochiave in un cassetto e nasconderli nella stanza degli uccelli.
Non poteva esistere nascondiglio più sicuro visto che Peppa soffriva di fobia verso gli animali.   “Un giorno o l'altro farò uno sterminio” gridava terrorizzata a Pasquale ogni qualvolta apriva la porta di quella stanza e sentiva un battito d'ali.
Quella notte,  mentre Peppa ronfava,  misero in atto il piano. S'intrufolarono in casa sfilandole la chiave che custodiva gelosamente in seno attorcigliata in un fazzoletto. Presero i denari e li nascosero nel sacco del mangime degli uccelli. Dopo averle fatto un “marameo” di scherno ritornarono all'aldilà soddisfatti,  pronti a gustarsi la reazione di Peppa.
Ogni mattina Peppa aveva l'abitudine di contare e ricontare i denari, come se nella notte potessero lievitare. Così, appena si svegliò si avvicinò al cassetto per il solito rituale. Come si accorse che tutto il malloppo era sparito si accasciò su una sedia senza forze. Poi uscì dal balcone gridando disperata “Accorrete! Accorrete! Mi hanno derubata”.
Ben presto tutto il vicinato invase la casa. Nessuno sapeva darsi una spiegazione visto che non c'era traccia di scasso e il cassetto Peppa l'aveva trovato chiuso a chiave. Ma la comare Mafalda espresse un dubbio e disse: “Questa potrebbe essere opera di professionisti, di quelli che hanno quella chiave che apre ogni serratura.... come si chiama.... pas..pas...o adesso non ricordo...ma avete capito. Bisogna denunciare subito alle autorità altrimenti addio denaro!”.
A queste parole Peppa fu avvinta da un attacco di pianto isterico e incominciò ad invocare l'aiuto di Pasquale e, alzando lo sguardo al cielo, disse “Non fare il verme pure da morto. Se non mi fai trovare il denaro morirò di crepacuore e pure là ti farò perdere la tranquillità”.

E fu così che due carabinieri si presentarono a casa per trovare qualche indizio. Rovistarono in ogni angolo e per ultimo aprirono la stanza degli uccelli dove, ahimè, trovarono il malloppo.
Pasquale, che appagato si sfregava le mani, come si accorse del ritrovamento del denaro si crucciò e disse “Non c'è niente da fare quando la sfortuna ti perseguita lo sei ovunque!”.
Le anime, deluse, pensarono di ritornare da San Pietro per avere un'altra occasione.
Quando il Santo aprì e lesse in loro la sconfitta disse “C'avete na cera!”.
Allora Pasquale gli raccontò...
“Ma 'nvedi 'sti impuniti, non stanno a fa' un cazzo da' matina a sera e mo' se prennano er lusso de lavorà”. Disse il Santo
“Santità, vi è scappata una parolaccia” disse Pasquale.
“E no Pasqua' quanno ce vò ce vò”.
“E adesso che facciamo?”.
“Visto che m'avete rintorcinato 'nda sa storia me vojo pigja' pur'io na soddisfazione!”.
Chiamò tutte le anime e disse” Ve do er permesso d'uscì ar patto ch'ognuno sparta i sordi ai povarelli de sta città, e poi voglio vede' se tu mogje cia' er coraggio de raccattalli.” .
“Santità siete un genio” disse Pasquale.
Si divisero i compiti e misero in atto il piano.
Peppa  non riuscì più ad avere i suoi soldi e morì dalla disperazione.
Così la sua anima arrivò gridando e imprecando tanto che Pasquale la riconobbe dallo stridulo e corse subito da San Pietro.
“Santità, voi mi dovete salvare. Se anche Peppa resta qua vivrò dannato”.
“Nun te preoccupà.” gli disse il Santo” Sadda sciogje sta' manfrina e 'nda l'inferno adda schiattà”.
Allora il Santo diede la precedenza a Peppa e disse “vie' qua che te vogl jo giudicà”.
Peppa lo seguì continuando a sbraitare.
“Ah ah, se voj  sta ca', nun me deve scassà” disse Pietro seccato.
“Se voj l'assoluzione prima Pasquale te deve perdunà”.
“Io da Pasquale? Mai. Santità ma non c'è giustizia nemmeno qua”.
“Donna, nun bestemmià, pure  ca' la legge s'adda  rispettà”.
“Ma quale legge?”.
“Si nun te voj ribassà, te ne poi annà. Puro 'sto  munno è fatto a scale, c'è chi scenne e chi sale. Te manno all'inferno 'udo puoj strillà”.
Peppa uscì arrabbiata, si rivolse a Pasquale minacciandolo” Non la farai franca bello mio,  non mi hai fatto trovare i denari? Mi hai fatto morire di crepacuore? Vado all'inferno, ma ricordati che se il diavolo ci mette la coda una guerra si scatenerà”.
Lucifero sentì  Peppa che mentre scendeva gridava giustizia e disse” Ched'è chisto schiamazzo? Fate entrà sta pazza.” Ma appena ascoltò l'accaduto continuò”Adduj vuonni 'j là 'ncoppa. Cu nuj napuletani nun si po' fissija. Vunnu a guerra e guerra è.”
Ma il diavolo prima di agire pensò di andare a parlare  pacificamente con  San Pietro” o paraviso”   per aiutarlo a trovare i denari. Si vestì di tutto punto con giacca e cravatta e nonostante si  impose calma e autocontrollo ad ogni sua sbuffata il paradiso tremava e le anime atterrite bussarono a San Pietro” Santità è l'apocalisse?”“ Che state a di'”disse Pietro” E' er diavolo che sta a salì “
Lucifero bussò alla porta del paradiso e con far mieloso disse a S. Pietro che si era scomodato ad aprire;  
“Mm'ite' a scusà ll'impertinenza,  primma aggio ntiso  Peppina e a puverella i soldi vo truà. Mme ncuriosette sta' storia e sulu vuj o sapiti addò sstanno i denari e mme ll'aviti addiciri sennò l'anima di Pasquale m'aj piglià.
“Che staj a dì. Ti s'ej fumato er cervello? Pasquale de qua non se move e se proprio e sordi voj truvà m'ha prommette che 'nda terra 'nun ce devi più 'annà.”
“Maistà, ma chi te cridi d'esse nu ddio? Nu mme fa perde 'a pacenza e nun mme fa ricurdà 'o duvere mio...
Ma che ce stamme a ffa' cca' ncoppa si l'homme non li pozzo cchiù  tentà? Hannu cannusci'a 'infamità pe' Te puti' apprezzà”
“Nu me sta a'fa o filosofo Lucì ” disse San Pietro “ er Paradiso pe' ll'omme è 'na chimera pecche' te vaj sempe a 'ntrufolà.  L'homme è attaccato ar potere e nun j'aritorna a la memoria c'ogni cosa adda lassà e che 'a casa sua è questa pe' lleternità.”
“Ma se te 'mporta assaj, nun fa o lavativo, mettiti a faticà. Io nun tengo cchiù postu addo l'aj sistemà. Disse il diavolo
“Pussa via de qua, e nun te sta a permette de dimmi che non sto a faticà.”
“Cumme vuliti vuj, me ne vado addoco, ma primma m'aita ddicere i denari adduj stanno o l'anima di Pasquale m'aj piglià.”
“Te lo dico con er core, m'hai rotto er cazzo. I denari te li poj scordà”
“Si vulimmu, putimmo fa' nu decretuccio e c'accurdammu pe' comodità”. Insistette il diavolo tentatore.
“Pussa via! Va' fora de 'cca. Er bene  deve trionfà”.
Pasquale vedendo che tutto si era concluso nel migliore dei modi si alzò e disse “ Santità siete grande”
“A Pasquà nun parlà che pe' nun te fa rispettà sulla terra, oggi m'aj fatto incazzà”

Madam Becau
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