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Messaggio Da Sall il Mar 08 Mag 2012, 18:23

Contest 1 - Dipinto e Racconti Contes20
Chi vuole partecipare si prenoti il personaggio Arrow QUI

In questo thread l'immagine verrà aggiornata via via con le nuove assegnazioni.

Nel thread Arrow Contest 1 - Commenti ai Racconti è possibile commentare i racconti pubblicati qui di seguito.

Buona scrittura! cheers


Ultima modifica di Sall il Sab 02 Giu 2012, 11:17, modificato 12 volte

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Messaggio Da Video il Mer 09 Mag 2012, 16:05

L’eterea pozione

«È arrivata la colomba?» chiese Aloisio, mentre passava freneticamente da un lato all’altro del piccolo laboratorio.
I lunghi capelli bianchi scendevano morbidi sino alle spalle e incorniciavano un volto affilato, come l’intelligenza che s’intuiva brillare all’interno dei suoi occhi neri. Era ancora vestito con una vestaglia rossiccia e le ciabatte ai piedi, ma questa non era una cosa infrequente, la mente del genio era troppo presa da pensieri importanti e spesso dimenticava cose ovvie e per lui insignificanti, come vestirsi.
«Non ancora, signore. Come vi ho già detto il mercante ha promesso di passare nel pomeriggio, e sono solo le nove di mattina»
«L’ora migliore per avere buone idee!» sentenziò lo studioso.
Cecco annuì, come sempre, anche se avrebbe avuto diversi argomenti per contestare la bontà delle idee che il suo principale aveva avuto, durante le migliaia di mattine che il ragazzo aveva passato al suo servizio. Da quando Aloisio da Chiaravalle, esimio alchimista, scienziato e inventore, lo aveva prelevato, all’età di sei anni, dalla casa degli orfani, la sua vita era cambiata e lui era stato scaraventato all’interno di un enorme gorgo, dove entrambi lottavano inesauribilmente solo per rimanere a galla. Ma nessun servitore di buon senso si sarebbe messo a discutere con il suo padrone, e tanto meno lo avrebbe fatto lui, anche perché sapeva benissimo che, in quello stato di totale agitazione, l’uomo non avrebbe sentito nemmeno una parola delle sue eventuali recriminazioni.
«Dev’essere di notte!» esclamò Aloisio «Solo di notte può funzionare. La luce del sole è troppo pesante, troppo nitida, il sole vuole farci vedere le cose come sono, mostrarcene ogni più terreno elemento, ma la luna… La luce della luna è eterea, argentea, è fatta per permettere ai sogni di librarsi leggeri sopra le nostre teste. È la luce di cui abbiamo bisogno»
«Certamente, signore» rispose il ragazzo «avete ragione. Ma ora non sarebbe il caso di dare un’occhiata alla pentola grande? L’intrugl… ehm… la vostra pozione, sta cominciando a emettere un fumo piuttosto denso, e anche un odore abbastanza pungente»
«La pozione per la ricrescita dei capelli! Me l’ero scordata!»
Così dicendo lo scienziato corse verso il camino su cui era sospeso il grosso pentolone. Rimase per qualche secondo a osservarne il contenuto per poi allontanarsi, spinto dalla necessità di immettere nei propri polmoni aria pulita, in sostituzione dei miasmi che lo stavano facendo soffocare e tossire.
«Ottimo… coff… ottimo… adesso si può spegnere, poi coff… lo lasceremo raffreddare per qualche ora»
Ovviamente tocco a Cecco insinuarsi tra la nuvola di fumo tossico e spegnere il fuoco.
«San Flagellato, protettore dell’avvelenato, salvami tu!» mormorò mentre eseguiva il compito.
Nel frattempo Aloisio era già impegnato in un altro esperimento, trafficando con una mistura di polveri e liquidi.
Un fragoroso scoppio e un’imprecazione in latino segnalarono la non riuscita della prova.
«Santa Costanza, datemi la pazienza!» esclamò, Cecco, vedendo la confusione provocata dall’esplosione.
«Devo aver sbagliato qualcosa» gridò Aloisio, reso momentaneamente sordo dall’esplosione.
«Non ci vuole un genio per capirlo» si lamentò il ragazzo, tenendo la voce bassa per evitare di farsi sentire.
«Comunque, fa niente, come dico sempre: i fallimenti sono i mattoni su cui si costruiscono le grandi scoperte.»
Nei nove anni passati da quando l’inventore lo aveva portato via dall’orfanotrofio, le grandi scoperte del suo padrone potevano contarsi sulle dita di una mano, ragionò Cecco. Ma non per questo l’ammirazione del ragazzo era diminuita, l’intelligenza di Aloisio era indubbia, appannata soltanto dalla scarsa capacità di organizzazione e dall’ostinazione nel voler fare cento cose alla volta.
«Venite qui, ora, padrone. Dovete togliervi quella fuliggine dalla faccia, non vorrei che fosse anche velenosa…»
«No, non è preziosa, non preoccuparti, Cecco.» rispose l’alchimista.
«Non ho detto preziosa, oooh, ma cosa parlo a fare… State fermo, fatevi pulire con questa spugna»
«Dobbiamo preparare la macchina per l’esperimento di stasera» urlò Aloisio «Dev’essere tutto perfetto, lo sai che vengono anche i miei finanziatori con le loro famiglie, devo fare bella figura! Chiedi alla cuoca di preparare dell’oca arrosto, a pancia piena si è propensi a vedere tutto sotto una luce migliore»
«A meno che non si soffra di stomaco» profetizzò Cecco, che odiava i pesanti piatti preparati dalla signora Santina, la cuoca a cui si rivolgevano per le serate importanti.
«Dev’essere tutto perfetto…» ripeté lo scienziato, gli occhi persi nel vuoto e la mente già dietro a qualche nuovo pensiero.
«Lo sarà, signore, non preoccupatevi»

“Per fortuna la rendita del signore è abbastanza alta da permetterci di sopravvivere anche senza i soldi degli investitori” pensò quella sera Cecco, mentre, dall’altro lato della stanza, il suo principale stava dilungandosi nella spiegazione dell’esperimento.
La macchina, che somigliava vagamente a una lampada, era posizionata al centro del tavolo, al suo interno la colomba si agitava spaventata.
“Fai bene a esserlo“ ragionò il ragazzo ”Non ti invidio, povero uccellino”
«Il principio è facile. La colomba è composta da pelle, ossa, carne e sangue, ebbene, se noi, che siamo notevolmente più intelligenti, nonostante siamo composti degli stessi elementi, non possiamo volare, perché lei sì?»
«Perché ha le ali!» obiettò con ragionevolezza uno dei ragazzini.
«Ah! Beata innocenza!» replicò Aloisio, infastidito dall’interruzione «Le ali gli servono per muoversi nel cielo, per virare e prendere velocità, ma non sono quelle che lo fanno volare, altrimenti un uomo munito di ali artificiali volerebbe anch’egli, e non è così, credimi, io ci ho provato»
“Me lo ricordo ancora” pensò Cecco “Si è salvato per miracolo, grazie a San Fioravanti, protettore degli imprudenti“
«Come stavo dicendo dev’esserci qualche altra cosa, una sostanza eterea, miracolosa, che permette agli animali di librarsi nell’aria, sopra di noi. Pensate a come dev’essere! Osservare il mondo dall’alto, sfiorare le nuvole, ammirare il paesaggio che si distende all’infinito sotto di noi…»
«Sì, sì, abbiamo capito. Lasciamo perdere queste fantasticherie e torniamo all’esperimento!»
A parlare era stato l’uomo seduto sulla destra, era da parecchi minuti che se ne stava seduto, in silenzio, con lo sguardo corrucciato.
“Probabilmente sta pensando che avrebbe dovuto mangiare un po’ meno di quella stramaledetta oca“ ipotizzò l’assistente dell’inventore “Con il dolore allo stomaco che starà provando in questo momento, l’ultima cosa di cui vuol sentire parlare saranno gli uccelli”
«Bene. Allora concentriamoci sull’esperimento. Allora, per riuscire a distillare l’essenza del volo, ho inserito questa colomba nella macchina, ora girerò questa manovella e la spingerò verso le macine situate sul fondo dell’ampolla di vetro. Il meccanismo dividerà -grazie a una serie di filtri e setacci- le ossa, la carne e il sangue dell’animale, quello che rimarrà, l’aria volante, se così la vogliamo chiamare, verrà distillato e, grazie a questo sottile tubicino, infuso nel liquido posto nel bicchiere sul tavolo. Alla fine ognuno di noi berrà un sorso della pozione e, sono sicuro, ci ritroveremo tutti a volare nell’aria notturna»
«Si comincia!» esclamò eccitato, cominciando a far girare la manovella.
La colomba prese ad agitarsi, una delle giovani figlie dei finanziatori voltò la faccia, disgustata, e la macchina cominciò il suo triste lavoro.
“Sarà l’ennesimo buco nell’acqua” sospirò Cecco “Possiamo dire addio ai fondi per le ricerche sulla pietra filosofale. Comunque se, come dice il mio padrone, i fallimenti sono i mattoni con cui si fanno le grandi scoperte, qui abbiamo almeno una colonna portante!”
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Messaggio Da Sall il Lun 14 Mag 2012, 23:46

Non sono stato io

Dannata oca. Che dilettante. Potessi almeno slacciarmi la cinta ma ci sono questi poppanti che potrebbero prenderla male. Dannato me e dannata oca. Ben servita, eh! Con tanto di salsa di fegatini e burro. Fegatini imburrati. Mioddio devo smetterla oppure vomito l'oca intera di fronte alla bimba angelica qui di fronte che tra dieci anni girerà con mezza latteria di fuori in cerca di qualche cavaliere con titolo e castello. Sarebbe divertente però. Una bella vomitata in centro al tavolo. Così. Plateale.

Oh ma quando finisce di parlare 'sto rompi coglioni? Scienziato si crede. Scienziato. Non sarebbe neanche in grado di prepararmi una tisana digestiva questo idiota. L'avevo detto io “Basta accettare gli inviti della sorella”, se solo avessi detto che avevo altro da fare, chessò, una partita a bridge con gli amici, una ronda notturna a caccia di serpenti arcobaleno, una... una... una cazzo di veglia funebre! Guardala lì come se ne sbatte completamente del “grande esperimento” e che pensa soltanto a provarci con Louis, il francesino d'importazione. La mia povera madre aveva più testosterone di lui. Dove sono finito! In questo buco a sperperare i miei danari. “Si mangia bene! Una gran bella cena con importanti personalità della città! Forse viene anche il governatore! Forse, eh! Si conclude la serata con un'interessantissima dimostrazione scientifica! Pochi denari!”.
Pochi denari un cazzo! Volevano i dindini per l'esperimento e del governatore nemmeno l'ombra che almeno avrei potuto chiedergli se mi dava il via libera per uccidere il vicino che fa pascolare le capre nella mia proprietà. E intanto l'oca non vuole farsi digerire.

Se continua gli rutto in faccia. E se la mocciosa non smette di fare esclamazioni idiote la... la...
Bambini... esseri umani... questi uomini che hanno la necessità di accoppiarsi come degli animali. E queste donnuncole che pensano soltanto al tempo che passa... e più trascorre e più s'imbruttiscono. Devono fare in fretta, loro. Non hanno tempo per ingrassarsi di oca e ascoltare questo venditore di asparagi, loro. No! Devono piagnucolare, devono far finta di interessarsi al francesino checca che c'ha il castello oppure... oppure devono fare domande idiote!

Ho deciso. Basta. Ho chiuso. Questa volta davvero. Va bene il foie gras spalmato sul pane, quello passa, ma l'oca in salsa no. Quella non la voglio nemmeno più vedere, neanche viva. Domani mattina farò sapere alla governante che non dovrà più cucinare un'oca nella mia cucina. Nemmeno lessa la voglio. Fottu...

...Chissà se farà odore... be', ci sono comunque diversi pargoletti qui intorno. Ottimi capri espiatori. Sono geniale. La finisce il senatore romano?
Dannazione se fa odore, devo dissimulare... devo darmi un tono.

«Sì, sì, abbiamo capito. Lasciamo perdere queste fantasticherie e torniamo all’esperimento!»

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Messaggio Da Ratsy il Mar 15 Mag 2012, 14:36

L'enfant prodige

Le campane suonarono la mezzanotte quando il professore fece finalmente segno di chiudere l'ampolla che conteneva il piccolo usignolo. Alla giovane Clems sembrava fossero passate ore infinite da quando, finita la cena tenutasi a casa di questo strano scienziato, suo padre le aveva autorizzate, lei e la sorella, ad accompagnarlo nello studio assieme agli altri convenevoli per assistere ad un misterioso esperimento. A soli otto anni, Clems si era sentita elettrizzata di trovarsi fuori casa dopo il calare del sole, ma sopratutto era orgogliosissima di essere considerata ormai abbastanza matura da poter partecipare ad una riunione segreta tra adulti. Sua madre, che lei amava e stimava tantissimo, era invece rimasta a casa, e Clems capiva che in questo piccolo particolare risiedeva la prova della sua eccezionale superiorità intellettuale. Capiva che per quanto fosse adulta, sua madre non era stata giudicata degna di sedere accanto alle menti più perspicaci e raffinate di tutta la città, tra le quali il conte Vlasdikoj, suo padre, primeggiava in qualità di ministro della scienza e della cultura. Il fatto che anche sua sorella fosse stata invitata a presenziare lasciava Clems un po' perplessa; a dodici anni, Maddalena non si interessava a niente se non alle sue mise importate da Parigi e ai pettegolezzi di quartiere che ella stessa metteva in giro. Lei non potrebbe mai entrare in sintonia con le menti superiori presenti attorno a questo tavolo, si disse Clems davanti alla coscia d'oca troppo grassa che aveva lasciato nel piatto, ma papà avrà pensato che potevo aver bisogno di una presenza materna e rassicurante. Si sbagliava, ma Clems pensò che si sarebbe presto reso conto di quanto la sua seconda genita avesse già, alla sua giovane età, superato la propria geniale intelligenza. A fine pasto, quando ci trasferiremo tutti nella stanza accanto per assistere all'importante scoperta che ci verrà svelata, mi farò avanti con riflessioni così acute e osservazioni così illuminate che dovranno tutti arrendersi all'evidenza del mio genio.
Entrando nello studio buio, Clems si guardò attorno con fare esperto e si perse presto nella contemplazione di mille bocce e boccette, ampolline e pozioni, gabbiette, mappe, appunti, schizzi, vecchi dipinti anatomici, strumenti di navigazione e tanto altro ancora, il tutto ricoperto da un consistente strato di polvere. Le sembrava di essere stata catapultata in un mondo nuovo e immenso e non riusciva a staccare lo sguardo dalle meraviglie che conteneva. In sottofondo, Clems udiva a malapena il mormorio di suo padre che rispiegava a Maddalena lo svolgimento dell'esperimento mentre lo strano scienziato si era ormai perso in inutili disgressioni, annoiando tutti. Quando un uomo sulla sua sinistra esclamò «Sì, sì, abbiamo capito. Lasciamo perdere queste fantasticherie e torniamo all’esperimento!» Clems si risveglio dal suo torpore e, ansiosa di non aver perso nessuna spiegazione importante, girò di scatto lo sguardo verso il centro del tavolo. Alzando gli occhi, si rese conto con orrore che un usignolo ripugnante stava svolazzando all'interno di un ampolla, un ampolla lasciata aperta e dalla quale il mostro avrebbe fatto presto a trovare la via d'uscita. Il sangue le si gelo nelle vene e le venne il voltastomaco. Clems era terrorizzata da ogni tipo di pennuto, specialmente da quelli piccoli e veloci che lei considerava deformi e maligni. Si aggrappò al nastro di seta che ornava il vestito di sua sorella e senza distogliere lo sguardo dall'imboccatura di vetro, pregava per non scoppiare in lacrime davanti a tutti i presenti.


Ultima modifica di Ratsy il Gio 17 Mag 2012, 14:50, modificato 1 volta

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Messaggio Da annamaria il Ven 18 Mag 2012, 10:49


L’Informatore era stato preciso, in quella casa si facevano esperimenti scientifici per lo studio della fuga della Vedova Capeto dal Tempio. Gli era stato detto che era una cosa altamente innovativa, un metodo che nessuno si sognava si potesse porre in atto. L’informatore aveva preteso dieci livres e lui aveva pagato.
Adesso Antoine Quentin Fouquier de Tinville, magistrato, Pubblico Accusatore presso il Tribunale Rivoluzionario di Parigi, partecipava attento a quella riunione che già gli era parsa alquanto strana, così come strani gli parevano i partecipanti. Non vedeva ingegneri, fabbri ferrai, muratori, non vedeva persone in grado di progettare o effettuare prove tecniche di fuga dalle carceri. Era stato avvertito che sarebbero stati presenti Hans Axel von Fersen, l'amante della Vedova Capeto, quel conte svedese che aveva un conto aperto con lui e con il governo rivoluzionario. Sarebbe stato ben felice di portarlo incatenato davanti al Tribunale Rivoluzionario. Aveva poco da fare lo svedese, con il brevetto di colonnello e comandante dei Suédois Regals era soggetto alla legge francese. Fouquier- Tinville scrutò i presenti con la massima attenzione, non vi era alcun uomo altissimo e bello. Un quercia d’uomo lo chiamavano, in quella che era stata la grande casa del cittadino Luigi Capeto. Non c’erano dubbi, << Le beau Fersen>> non era presente. Cominciava ad innervorsirsi Fouquier-Tinville, l’informazione ricevuta già si era svuotata per metà, inutilmente i sei poliziotti del tribunale sostavano nella taverna vicina alla casa dove si sarebbe svolto quello strano esperimento. Non rimaneva che aspettare, può darsi che l’amante della straniera, quella Maria Antonietta moglie di Luigi Capeto sarebbe arrivato più tardi. Fouquier-Tinville si andava convincendo che un uomo come il conte svedese mai si sarebbe fatto infinocchiare da quel vecchio in vestaglia con i capelli bianchi, malvestito e con lo sguardo farneticante. Forse l’ambiente e il circolo di spettatori potevano andar bene per il cittadino deputato Danton, colui che proclamava a gran voce di volere la libertà della vedova Capeto per non inimicarsi il governo austriaco. Il colonnello Fersen, svedese, aveva organizzato la fuga di Varennes alla perfezione, il suo reggimento attendeva la famiglia reale, ma quell’uomo goffo e sciocco che era Luigi Capeto, non si era coperto bene il volto con una sciarpa come aveva fatto la cittadina sua moglie e aveva data una moneta a un postiglione che l'aveva riconosciuto ed era riuscito a fermare la fuga di Capeto con la sua famiglia. Ancora una sola ora di viaggio e il reggimento dei Suédois Regals di Fersen avrebbero protetto e portato in salvo in Belgio i discendenti di Ugo Capeto
Danton l’altro uomo che poteva tentare di liberare la vedova Capeto, era un avvocato, un bravo avvocato, uno dei padri fondatori della Repubblica e lui lo conosceva molto bene, aveva ancora l’aspetto di contadino, di un massiccio contadino. In quella sala non c’era nessuno che somigliasse a Danton. L’attenzione di Fouquier-Tinville fu attirata da un uomo in piedi di fronte a lui, tra due fanciulle… certo era abbastanza robusto da poter essere Danton, ma la poca luce non gli permetteva di vederlo bene in volto. Guardò meglio e si accorse che le due ragazze accanto all’uomo che somigliava a Danton erano bene in luce. Una era un po’ più grandetta e forse temendo qualcosa di spiacevole a vedere quel volatile dentro un’ampolla si copriva gli occhi con la mano sinistra, sembrava un’adolescente, poteva avere circa quattordici – quindici anni. L’altra ragazzina invece era perfettamente illuminata dal lume al centro del tavolo. Aveva un bel visino, tondo, pieno, gli occhi azzurri che cercavano la colomba dentro l’ampolla. Che bambina deliziosa…, poi si rese conto che non riusciva a distogliere lo sguardo dalla bimba. Notò con una certa lentezza che aveva la veste scivolata sulla spalla e il petto roseo e paffutello era perfettamente in mostra, il gioco della luce tremula del lume con quell’alternarsi di luce ed ombra ancora di più lo rendeva bello e palpitante, misterioso e tenero…, no… quell’uomo non era Danton…. , ma che piccola innocente creatura…. il conte Fersen non era venuto e Fouquier ormai ne era certo, non sarebbe più venuto, …. Come era tenera e dolce la bambina… Fouquier si decise… ma in quel momento il presunto scienziato parlava, si fermò ad ascoltare

<<Allora concentriamoci sull’esperimento. Allora, per riuscire a distillare l’essenza del volo, ho inserito questa colomba nella macchina, ora girerò questa manovella e la spingerò verso le macine situate sul fondo dell’ampolla di vetro. Il meccanismo dividerà -grazie a una serie di filtri e setacci- le ossa, la carne e il sangue dell’animale, quello che rimarrà, l’aria volante, se così la vogliamo chiamare, verrà distillato e, grazie a questo sottile tubicino, infuso nel liquido posto nel bicchiere sul tavolo. Alla fine ognuno di noi berrà un sorso della pozione e, sono sicuro, ci ritroveremo tutti a volare nell’aria notturna»

…quella aria volante non poteva essere una cosa concreta, non era con quella specie di … invenzione che Fersen o Danton avrebbero fatto fuggire la Vedova di Luigi Capeto dalla prigione del Tempio,... adesso cara la mia vedova ...fuga o non fuga io ti trasferisco alla Congergerie e vediamo come ti faranno scappare da lì…. Ah ah ah questa dell’aria volante è proprio bella , la devo raccontare ai miei amici… io per questo imbroglione o sciocco credulone che sia devo trovare un buon capo d’accusa… ma guarda che razza di truffaldino e mascalzone, che cosa si va ad inventare…. poi la Dea Ragione dove l’hai messa vecchio stolto?
Fouquier si avvicinò alla porta per chiamare i suoi sbirri, ma vide che l’uomo robusto così somigliante a Danton con la ragazza quattordicenne si erano allontanati dal cono di luce. Si dedicò alla piccola con le spalle e il petto roseo scoperti che era ancora lì davanti a lui, la bimba non vide il padre e la sorella, non li vide più ma non ebbe il tempo di piangere, Fouquier -Tinville rapido le mise le mani sulle spalle nude e già la stringeva in maniera ferma, le dita sembravano imprimersi con lividi colori su quella pelle rosea e delicata mentre lui la spingeva fuori da quello strano circolo di gente venuta per assistere a quel supposto esperimento scientifico…
- Su piccola non piangere… vieni con me… ti porto dal tuo papà….



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Messaggio Da Artemisia il Ven 18 Mag 2012, 22:04

Volo più in alto

Aria!
Non respiro!
Non respiro!
Dove sono? Chi sono questi uomini? Cosa vogliono da me?
Mi piacciono gli uomini, i loro visi, i loro occhi, ma questi sono diversi, le loro facce sono distorte, allungate. Picchietto col becco sulla materia trasparente che mi imprigiona. Il suono rimbalza e mi ritorna addosso come pioggia. Il vecchio dai lunghi capelli bianchi sta parlando, devo ascoltare e cercare di capire, ma è così difficile concentrarmi. Ha gli occhi allucinati e il suo corpo è percorso da una vivace frenesia. Mi guardo intorno. Possibile che non si accorgano che non ho più aria? Cosa vogliono farmi?
Mi fa male il petto, muovo le ali inutilmente, mi si afflosciano intorno come ventagli rotti. Ci sono anche due giovani fanciulle, mi osservano. Anche se i loro visi mi appaiono un po’ deformati, capisco lo stesso che sono molto belle. Sento la loro energia, è rivolta a me.
Una delle due si copre il viso con una mano e piange. Il suo pianto è il mio pianto, esprime il dolore che provo. Mi ricorda la mia amica Viola, che ogni giorno mi lascia delle bricioline sul davanzale della finestra della sua camera. L’ altra fanciulla, forse la sorella minore, mi guarda incuriosita e quello che scorgo nei suoi occhi è più terribile della sofferenza che sto provando, perché non è preoccupata per me, come avevo pensato, no, è disgustata, le faccio schifo! Per un attimo una piccola speranza aveva regalato un soffio al mio respiro, ma è tutto inutile. Se anche mi liberassero da questa tomba trasparente, mi aspetterebbe un’ altra prigione. Riesco a intravederla da qui, una gabbia con sottili sbarre di ferro, vicino alla finestra, illuminata dalla luna che risplende nel mio sospirato cielo.
L’ uomo dai capelli fluenti sta ancora parlando, si crogiola nelle sue fantasie. Ascolto attentamente questa volta. Parla di essenza del volo, la vuole prelevare da me. Sposta la candela, le mie piume candide acquisiscono un aspetto dorato quasi anticato. Se potessi ridere lo farei. È un pazzo! L’uomo non potrà mai volare, se non con l’ aiuto di qualche malefico marchingegno. Non potrà mai aprire semplicemente le braccia e farsi accogliere dal respiro del vuoto innalzandosi verso il cielo, libero. L’ uomo potrà librarsi in un solo modo, con la sua intelligenza, ma non assaporerà mai la bellezza di questo volo se non comprenderà il valore di ogni essere vivente che lo circonda. Quale diritto hanno di prendersi la mia vita?
Oh… quanto vorrei poter aprire ancora una volta le mie ali. Con l’ultimo filo di voce elevo un canto al desiderio infranto e penso alla amica Viola, al suo tenero sorriso quando raccoglievo col becco le briciole dalle sue mani. Nebbia densa mi copre e un altro canto mi echeggia intorno, melodia che nota dopo nota avvolge il mio dolore, mentre il mio corpo viene schiacciato e prosciugato. Gli occhi aperti vedono però qualcosa di straordinario, un cielo senza confini. Le ali fendono l’aria con leggerezza. Attraverso nubi argentee e spazi immensi. Non riesco a crederci, è incredibile! Quell’ uomo dai capelli bianchi mi ha permesso di volare ancora più in alto.
Sono libera… per sempre.

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(Friedensreich Hundertwasser)
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Messaggio Da vladimiro il Lun 21 Mag 2012, 11:00

“… Poco dopo spensero le luci e la sala restò avvolta nella penombra… L’ora di chiusura dei visitatori non coincide con quella di uscita degli impiegati. Mi colse il terrore delle pulizie: e se ora avessero incominciato a ripulire tutte le sale, palmo per palmo?...” Le parole di quel libro - ma come accidenti si chiama… ecco che succede a mischiare tante personalità! – sembravano quasi profetiche mentre si aggirava nelle sale in penombra della NG, sensi concentrati a ricostruire il percorso che lo avrebbe ricondotto al quadro.
Se lo trovò di fronte, infine, quasi d’improvviso alla propria destra invece che alla sinistra come si aspettava.
Poco male pensò, l’importante è decidere rapidamente in quale soggetto traslarmi… rifletteva osservando i personaggi…
Scartate le donne, restano quattro maschi, quello che sembra uno scienziato o un alchimista, e i due ragazzi…
Sguardo ora sul pennuto - pareva un pappagallo - ora sulla pompa pneumatica, ora sulla sfera di Magdeburgo… uno dei maschi è certamente un cascamorto, un altro un padre – non mi sembra lo sguardo di un pedofilo – il terzo, per via di quel cronometro, un controllore dell’esperimento, il quarto sembra uno che ha mal di pancia… nessuno particolarmente interessante ne attirava l’attenzione anche se… cos’è quella cosa immersa nella brocca? Accostatosi per capire meglio: fosse un teschio potremmo trovarci di fronte a un esperimento alchemico… Mentre il rintocco del Grande Orologio lontano lo riportava all’urgenza della realtà: non restano che i due ragazzi, ma mi sa che quello accanto alla finestra potrebbe essere un garzone, un aiutante… quindi…


Che nome dare, infine, alla maledizione che mi perseguita?
Halldór sposta la testa inclinandola per scorgere al meglio il cacatua imprigionato nella boccia di vetro. Perché può essere davvero una maledizione percepire - ben al di là delle parole ufficiali, educate - i pensieri di chi ti circonda. Sì, era proprio un teschio, quello nella brocca.
Se avessi saputo in precedenza - e quanto mai mi è capitato – in quale gabbia di matti mi sarei infilato, col cavolo che avrei attraversato il Grande Cancello per lasciarmi trasportare qui.
Bada questi idioti, sono tutti qui raccolti di fronte a uno squinternato in vestaglia che non ha la più pallida idea di ciò che sta realmente facendo!
Eppure quel quadro gli era sembrato davvero interessante e coerente con ”L'alchimista scopre il fosforo”… Sarà che avevo nella mente La Strega di Salvator Rosa dove con un solo personaggio non si può proprio sbagliare, ma qui… qui è una folla! Sono nove… più l’uccello.
Il cacatua, già. Lo hanno chiamato colomba, usignolo, o Dio sa come altro: hanno un uccello per le mani e non sanno neanche che nome abbia!
A questo idiota di Aloisio ufficialmente interessa trarne “l’aria volante” - Platone si scompiscerà di risate, quando glielo dirò – in realtà vuole intascare un po’ di soldi per mettere a tavola altre oche arrosto… che, tra l’altro, a giudicare da quello che pensa questo tizio di fronte a me, dev’essere stata cucinata nel piombo fuso… Ma che dice?

«Il principio è facile. La colomba è composta da pelle, ossa, carne e sangue, ebbene, se noi, che siamo notevolmente più intelligenti, nonostante siamo composti degli stessi elementi, non possiamo volare, perché lei sì?»
«Perché ha le ali!» obiettai contravvenendo a una delle regole del Passaggio, quella del silenzio.
Aloisio pensa a impressionare i suoi finanziatori, ma credo che andrà incontro all’ennesima fregatura.
Questo col cronometro che ritenevo stesse rilevando i tempi dell’esperimento, è solo un porco lascivo che sta pensando al sistema di mettere le mani addosso a quella ragazzina presuntuosa e saccente che ha paura degli uccelli - Clems, si chiama - mentre il porco… il porco è il magistrato rivoluzionario Antoine Quentin eccetera che, realizzato di essere venuto a vuoto, sta cercando un’ alternativa per rimediare la serata fra il far arrestare Aloisio e spupazzarsi la piccola…
La sorella ha ben capito che è tutto un imbroglio ma ha il suo tornaconto a sostenere l’azione del padre: un ballo val bene un uccello!
All’uccello, al contrario, sembra proprio non pensarci il cicisbeo che mi sovrasta: sta contemplando come fosse un’immagine sacra questa santarella che gli sta di fronte e che Matilde ha apostrofato come cortigiana.
A prima vista sembravano fidanzati - ecco un altro errore di valutazione – se l’avessi intuito mi sarei impossessato della mente di questo imbelle e mi sarei corcato la ragazza fino allo sfinimento… Quand’è stata l’ultima volta che mi sono goduta una donna del Settecento?
– ecco una cosa che i Regolamenti non vietavano purché non avessero avuto conseguenze, come dire, moltiplicative - Non me lo ricordo neanche più… però mi rammento che aveva un odore strano, forte, un po’selvaggio un po’ puzza…
Vediamo… li ho sondati tutti tranne l’assistente… Cecilio.
Porca miseria! E chi se lo aspettava… senti come freme per andarsene… Mamma? Ha una mamma… sta morendo… no! Ha fame, solo fame – o dovrei dire sete? –
Cavolo: due vampiri. Veri. Devo dirlo a Vlad appena rientro, può darsi li conosca… Certamente anzi, tutti suoi discendenti sono…
Bene
dà un’occhiata al cronometro del magistrato manca poco al termine del Passaggio, devo abbandonare quest’accolita al proprio destino… ma c’è un pensiero di sottofondo che non riesco ad abbinare... “Aria! Non respiro! Non respiro! … Mi fa male il petto… Parla di essenza del volo Se potessi ridere lo farei. È un pazzo! Quale diritto hanno di prendersi la mia vita? “
Ecco uno che ha capito tutto… è al limite, povera bestia più umana di questi umani… vorrei far qualcosa per te… ma il mio tempo è scaduto…
la vibrazione del rientro s’impossessa della sua mente potrei inavvertitamente far cadere la pompa e liberarti, potrei… non posso, non posso far niente… mi dispiace…


“Respirai profondamente più volte. Concentrazione. L’unica cosa che in quei momenti non ti tradisce è la lista della lavandaia”
Riprendeva i sensi lentamente con in testa le parole del medesimo libro a cui aveva pensato prima d’iniziare il Passaggio. Un libro ambientato in un museo… come accidenti si chiama…
Ai piedi del grande quadro osservava intristito il pappagallo fissandolo nella sua interminabile apnea. Si allontanò pensieroso.
Aveva pensato di liberarlo, di là dalla tela, ma sapeva bene che non era possibile alterare le realtà che visitava – quel quadro non sarebbe più esistito così com’era ora - non ne aveva il diritto e così quella fissità oleosa era di certo la migliore soluzione per quel piccolo grande interprete.
Era ormai nei pressi di una delle uscite secondarie.
Attraversò la parete e sbucò nell’umidità della sera.
A contatto con le goccioline di nebbia riprese consistenza corporea e da quel preciso momento fu solo un uomo che imboccava le scale della Charing Cross.
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Messaggio Da nick mano fredda il Sab 26 Mag 2012, 12:56

Alla base di tutto

Sopportare, uno sopporterebbe pure. Dopotutto, noi quattrogambe - quadrati, rettangolari, tondi, che poi sarei io, o di qualsivoglia altra forma - siamo tutti nati per sopportare, no? Il fatto, però, è che nel contratto, almeno nel mio caso, a bilanciare, mi ricordo che erano previste anche svariate situazioni alternative niente male, non so, postini che suoneranno sempre due volte, oppure certe simpatiche stangone vestite unicamente di tacchi a spillo alti così, a ballarti sopra la lastra di cristallo. Insomma, tutte cosette su cui contavo. Anche per uscire dalla solita routine quotidiana. Sapete, quei vecchietti sdentati che si mangiano il semolino e poi te lo risputacchiano tutto addosso. Ecco, loro ci sono. Quello che manca è lo sfizio, il sogno, la ricreazione... Tra l'altro io, da qui sotto, avrei pure il punto di vista ideale per valutare proprio nei minimi particolari, non so se mi spiego, le simpatiche stangone di cui sopra esclusivamente taccoaspillo-munite... Anche perché, ammettiamolo, è proprio per queste piccole gioie della vita che uno accetta tutta la rimanente zavorra. La noia. I giorni grigi. Le scocciature. Le frombole e i dardi dell'oltraggioso destino, come è stato giustamente detto. I vecchietti sputacchianti, aggiungerei io. O anche quest'altro qua, in vestaglia. Guardate un po' che tipo. Impalato, come il suo lampione... Saranno queste le situazioni alternative niente male? Ficcare uccellini nei lampioni? Avessi letto male il contratto? Saltato qualche riga? Non erano previste pure le piccole gioie della vita? Dio dei tavolini, rispondimi! Dammi un segno! Per esempio, se non è troppo fastidio, non è che potresti far scomparire questi due lampioni, quello in vestaglia e quello senza, e al loro posto far comparire la simpatica stangona di cui sopra vestita unicamente di tacchi a spillo? Oppure, in alternativa, far scomparire me e farmi ricomparire sotto la simpatica stangona coi tacchi a spillo?... Andrebbe bene anche senza tacchi a spillo... Anche se non fosse proprio una simpatica stangona... Facciamo solo simpatica?... Dio dei tavolini?
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Messaggio Da assodoro il Mar 29 Mag 2012, 12:46

"Serata bizzarra, invitati bizzarri. Meno male che c'è questa soave fanciulla", pensavo mentre annusavo la delicata fragranza che ella mi inviava ad ogni furtivo movimento.

La Provincia è una tale noia: la Francia è Parigi e Parigi è la Francia. Tutto il resto è noia. Noia e passionalità, ma questo pregio non sempre si trova.
Si, magari tutte si sbrodolano appena sentono da dove vengo ma ... ma non tutte sono delicati boccioli come questa damina.

Deve essere delizioso tormentarla la marmorea pelle con il frustino da cavallerizzo. Un vizietto di famiglia. Noi De Sade l'abbiamo nel sangue, sangue marcio a sentire le chiacchere dei benpensanti. Sangue rosso e vivo, a sentire i gemiti che le dame esalano quando sono accarezzate dallo scudiscio.

E quella fragranza, poi, che esala dalle sue gambe! Un misto di formaggio scaduto e merluzzo rancido. Deve essere delizioso annusarle i piedi stanchi, baciarli, leccarli per ore. Ma quel menagramo in veste da camera la tira per le lunghe. Non che non mi interessi l'Alchimia, una passione altrettanto forte del rigar di strie rosse le terga delle fanciulle innocenti, ma distillare l'essenza del volo ... che follia!

La fisso negli occhi e la catturo con lo sguardo magnetico che tante ha già incantato. Una facile preda, direi, una fanciulla desiderosa di mostrami cosa sia il piacere. Bene effimero, certo, ma esiziale. Non vedo l'ora che quel presuntuoso arrostisca il povero uccellino per potermi dedicare alle bianche carni di lei.

Sento gli effluvi di femmina in calore che mi pervadono la mente. La frusterò con gambi di rose, la carezzerò con lo staffile, le bacerò la soave natura del suo derriére, le tormenterò i capezzoli a piccoli morsi ... e alla fine, quando sarà languida e arrendevole e devota e mi pregherà di esaudire i suoi desideri ... alla fine le darò il bacio dei De Sade, le succhierò il collo facendola impazzire. Poi le succhierò via la vita lentamente.

Ah, la Provincia, che noia. Parigi è la Francia e la Francia è Parigi. Tutto il resto è caccia libera!
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Messaggio Da Atacama il Mer 30 Mag 2012, 10:41

Una frase banale

Il profilo raggiante sessualità del suo volto, madonnina mia mettici la mano tua, attira la mia attenzione molto più di questo sprimento sulso al quale ho costretto a partecipare anche mio fratello, conoscendo la sua accessiva passione per gli studi su cataferi, alcamia e maggia. Nell’ultimo periodo sono tutti presi da questa granda febbra, tanto che non se ne può proprio più. Ormai, con la fame che ci sta in giro, si parla solo di sprimenti in qualsiasi luogo e situazione e a guardarli sembrano usciti di testa, grandi e piccoli. Mio fratello, poi, è convinto di essere il patrono assolato, perché a casa, dopo la morte di nostro padre, è lui che comanda e io glielo lascio credere, così cade annanzi le mie richieste quando occorre. Riunioni come queste sono, d’altrante, l’unico modo per conoscere gente nuova e teressante in un piccolo villaggio di provincia che non offre alcuna stimola a noi giovani. Lo so che mi ha accompagnata a malacuore e mi starà malaedicendo al pensiero di dover stare qui invece che a giocare a bricce con i suoi amici. A guardarlo con quell’aria cupa e le naserchie dilatate, già mmagino a cosa sta rimmuginando. Me lo rinfacciarà per un mese antero che si è strafogato tutto il piatto di oca ‘mburrata e che gli è rimasta ora sullo stomaco petendogli di stare seduto ancora per molto ad auscultare.Ogni tanto può ben accontentarmi, damine! In genere sono io che butto il ciuccio dove va il patrono. La raggione per cui non lo contraddico non è il mio profonno convincimento della bontè delle sue richieste, bensè l’unico modo per tenerlo buono e farmi cheter i cappellini alla moda, ora vanno molto quelli frances, e poi quelle dorabili scarpette che mi regala ogni volta che va in giro per il mondo. Favvaolose! Lui ha un rapporto passanale con le calzature femminili, quasi fetastico. L’unico difetto duro da reggere è l’ammissione continua di gas in giro per la casa che sono costretta a sopportare, a causa dell’accessiva flattalenza intestinale… a volte si sibisce in concerto a solo, cioè assolo… per questo lui è interessato agli sprimenti che stanno portando nnovmenti in ogni campo. E allora gli ho pro e posto di accompagnarmi. Sono, altre sì, ben felice di aver incontrato questo ragazzo giovane e bello che mi guarda con sistenza, madonnina mia mettici la mano tua. Non ha fatto altro per tutta la durata della cena… A un certo punto si è volto diverso di me e ha detto con la sua voce melidica: - Damuasella, quando vi posso trovare a casa? Voglio regalarvi un libro del padre di Tiummas – Ho credato di morire! Sembra una frase bbanale. Sembra!
Io ora questo padre di Tiummas non lo conosco, ma deve essere pirsona assai portante. Si nota mediamente che non è delle nostre parti, dal modo di vestirsi con raffianata nocchalance e di comportarsi con scacazata disinvolta. Mica come gli uomini grossalani che abbitano qui e non si sono mai mossi dal paese. Si vede che è fatto di un’altra pasta. Oh!! Chissà come sarebbe la mia vita con lui, se chiedesse la mia mano a mio fratello. Mi porterebbe via da questo posto mischino e sarei libera, finalmente. Solo così potrei conoscere l’essenza del volo, altroché sprimenti di questo che sta parlando da tre quarti e ne anche lui si capisce da solo. Per non parlare del vecchio conte che mi sbafa dietro da quando è morta la moglie, e il cui unico desiderio è farmi sua per l’eternitè. Sembra sia molto amico di un certo Cocol ucraino di origgine. Parla sempre di lui, Cocol di qua, Cocol di là. Secondo me gli regala anche i denari. Mio fratello vedrebbe di buon occhio questa unione, anche se non lo dà a vedere, se non altro perché riporterebbe a un buon livello le finanze della nostra famiglia, ridotte maluccio dopo la dipertita dei nostri genitori e il matrimonio delle altre due sorelle.
Non posso farmi sorprendere, quindi, ad armeggiare troppo col francesino, madonnina mia mettici la mano tua, che a dire il vero, o è un po’ tonto, oppure è profondamente impressionato dalla mia persona. Lui sarà abituato a damuaselle profumate di Parigi. Ora che ci penso, sono passati tre mesi dall’ultimo bagno che ho fatto, almeno io mi lavo ogni tre mesi, mio fratello solo due volte l’anno, a Pasqua e a Natale e puzza come un caprone. Quando ho le mie cose come adesso, non posso lavarmi ne anche i piedi, se no si blocca il sangue e faccio peccato, madonnina mia mettici la mano tua.






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Messaggio Da lauramegali il Gio 31 Mag 2012, 12:28


La protesta

Da giorni i custodi si aggirano guardinghi per le sale della National Gallery.
Il passo felpato, l’orecchio teso, scrutano i visitatori come per coglierli sul fatto.
Soprattutto quelli in contemplazione di un grande dipinto del XVIII secolo di soggetto scientifico.
Ma è innegabile, è dal dipinto che proviene, in modo intermittente, un inspiegabile mormorio. E non solo.
Infatti il critico d’arte Victor Insults, frequentatore del museo londinese, sostiene di aver sentito profanare quel luogo sacro all’arte con un’autentica bestemmia, seguita da una parolaccia irriferibile. Non che l’esimio critico abitualmente si astenga dalle volgarità. Anzi, del tutto privo di aplomb, si produce in contumelie quotidiane verso il prossimo anche dagli schermi della BBC. Però, dice, l’insulto questa volta era diretto a lui. Perciò, si affretti il direttore ad acciuffare il responsabile, se vuole evitare uno scandalo.
Per la rabbia Victor da qualche giorno dimentica persino, nel parlare, di spostare dall’occhio sinistro l’onda di capelli ingrigiti, in quel gesto vezzoso che fa cadere in deliquio stuoli di ammiratrici.
La situazione precipita quando, secondo lui, le parolacce divengono una valanga.
Il dr R. Penny, storico dell’arte e direttore del museo, per quanto un po’incredulo ( ha stazionato per ore dinanzi al quadro percependo appena un brusio), si rivolge a eminenti esperti che, dopo un’interminabile ispezione del dipinto, sentenziano di doverlo sottoporre a sofisticate tecniche d’indagine, per capire cosa o chi si nasconda negli strati sottostanti a quello superficiale. Ma le procedure, aggiungono, sono irrealizzabili nel breve periodo.
In preda al panico, il dr Penny decide di convocare la City of London Police, sotto il cui controllo rientra la NG.

D’accordo, m’è scappata qualche parolaccia. E che sarà mai? Non ce l’avevo con quel critico dei miei stivali.
E poi vorrei vedere se fosse toccata al direttore, al critico, agli esperti, questa tragedia.
La tragedia di perdere l’identità. Anche se io, che nel dipinto sono un padre, non sono stato trasformato del tutto. Per ora, almeno.
Perché, signori miei, si ha un bel dire che essere il personaggio di un libro, di un quadro importante non conta, che a contar sono solo i diritti della fantasia di chi crea.
Se uno è nato personaggio, e noi lo nascemmo, non può vedersi trasformato in quel che mai è stato: un essere diverso da sé.
Cos’è, insomma, un personaggio se non una creatura cui l’autore ha dato un’identità definita, quella e non un’ altra?
E invece qui, solo per gioco, ai miei colleghi di quadro sono stati tolti vari aspetti dell’identità: l’epoca, il luogo di appartenenza, il ruolo.
Siamo persino finiti in Francia, durante la Rivoluzione. Ma quando siamo nati, in Inghilterra si stava appena diffondendo l’illuminismo!
A uno è capitato di diventare un allupato della famiglia dei de Sade. Un altro è divenuto un vampiro. La pensosità di un altro ancora è stata scambiata per gli effetti di un’abbuffata di oca. Senza contare la sorte avuta dal protagonista del quadro, che è un vero scienziato, sia pure di una scienza ai suoi albori: infatti, anche se molto simpaticamente, gli è stato dato l’alter ego di un pazzo, uno scienziato da laboratorio di Paperopoli.
Eppure, lo scienziato originale, gli argentei lunghi capelli ondulati, la palandrana rossa, le mani che armeggiano intorno a un’ampolla, lo sguardo un po’ perso lontano quasi veda cose agli altri invisibili senza il suo aiuto, ha un’aria molto ispirata, seria. E savia. Infatti sta dimostrando che in assenza d’aria il pennuto prigioniero nella boccia morirà.
Crudeltà voi dite? E davvero pensate sia ineliminabile una certa dose di crudeltà per procedere nella conoscenza della Natura e delle sue leggi?
Del resto, è per il disappunto, non certo per altro, che la più grande delle mie due figlie si copre il viso. Riesco a leggerle negli occhi celati e sulla muta bocca le accuse: “Il poveretto boccheggia, non vedete? Aspettate proprio che muoia asfissiato? Non poteva essere lasciato sul suo trespolo, al suo destino di cattività, già così infelice?” L’ammiro, mia figlia, per il coraggio con cui manifesta le sue emozioni. Cerco di spiegarle l’esperimento, ma intanto penso che il suo atteggiamento ha un senso. E non va ignorato. Lei rappresenta il Rifiuto. Per merito suo è chiaro, infatti, che la scienza non può essere incondizionatamente libera. Ha bisogno si fissino i paletti, le regole.
Per finire, neppure il tavolo su cui l’esperimento ha luogo, è stato risparmiato.
Tuttavia attribuirgli pensieri e aspirazioni umane non gli nuoce. Non ha una sua personalità da preservare.
Invece tutti questi colleghi di quadro, ormai spossessati di sé, sono disorientati e disperati: non sanno più chi sono. Dovrò cercare uno psichiatra che curi il disturbo psichico provocato dal loro particolare trauma.
Sempre che, mentre me ne sto qua a pensare, qualche coglionazzo/a non stia cercando di cambiarla anche a me l’identità. In questo caso gli dico”Fuck off”. Perché io non ci sto.

Mentre Victor Insults sta denunciando il dipinto per turpiloquio al capo della polizia in persona giunto solerte nel museo, questi è costretto a interromperlo per raggiungere il dr Penn che urla isterico.
Può così constatare de visu che il padre e le due figlie sono all’improvviso scomparsi dal dipinto. Li cercano in lungo e in largo. Niente.
Al loro posto, un’ampia chiazza brunastra.
Dopo indagini lunghe e complesse, si apre un fastidioso incidente diplomatico con l’Italia dove vivono, pare, i responsabili delle alterazioni nel dipinto.
Per ora tutto tace. La controversia è irrisolta. Ma non c’è mattina che il dr Penn, svegliandosi, non dica tra sé: «Prima o poi l’Italia la pagherà. Non siamo la Germania. Ma in fin dei conti noi un Impero, e che impero, lo abbiamo avuto…»



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Messaggio Da Anna Sugar il Sab 02 Giu 2012, 16:32

“della luna il giudizio…alfin verrà”

non vi celate
dannati infingardi
che vostre gesta
svelate ho

fatti miei i segreti
uditi infami sussuri
e vergogne
di vostre insulse vite

non conoscete voi
della luna il potere
che da quassù
ognun di voi vede

ed alla fioca luce
del mio pallore
appen che qualcun
scostato veli avrà

dagli scuri
la mia voce
il mio giudizio
al fine
vi giungerà

ponete fine ai vostri
assurdi esperimenti
rispetto si dona alla vita
che la vita
rispetto
di voi avrà
Anna Sugar
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