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DALLA CONVERSAZIONE IN UNA COMUNITA' DI INTERNET: "UMBERTO ECO E' UN VERO ARTISTA?"

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Messaggio Da Sergio il Sab 08 Set 2012, 19:18

DA UNA CONVERSAZIONE IN UNA COMUNITA' DI INTERNET: "UMBERTO ECO E' UN VERO ARTISTA?"
pubblicata da Bruno Cotronei il giorno Mercoledì 5 settembre 2012 alle ore 19.04 ·

http://brunocotronei.forumotion.com

...A questo punto ritenevo opportuno intervenire dicendo: Decisamente questa è una bella comunità dove c’è vera partecipazione e attento interesse e ringrazio tutti per l’accoglienza Per quanto riguarda Eco, cercherò di dire in breve e con la massima chiarezza il mio pensiero. Fino agli anni Ottanta la scena dei narratori italiani era dominata da alcuni nomi che riuscivano a vendere centomila copie e non erano certamente i più validi in assoluto. Il fenomeno veniva chiamato “best seller d’autore”, ed era partito da esempi alti (Bassani, Testori) e s’era sviluppato con Cassola, Chiara, Arpino, Prisco, Castellaneta, Gina Lagorio e altri, fino a giungere a Moravia e la Morante.



Gli editori, ormai trasformati da protettori delle arti a semplici imprenditori, erano fieri di dare un prodotto letterariamente di buon livello con vendite industrialmente convenienti (centomila copie). Infatti i narratori che ho nominato riuscivano ad ottenere insieme la consacrazione della critica e del pubblico. Ma l’appetito dei grandi (solo per dimensione) editori andava aumentando sempre di più e incominciarono a sfruttare quei narratori cui chiedevano (ovviamente a scapito della qualità) di sfornare un nuovo libro ogni anno perché sostenevano che “il successo è stagionale e non bisogna lasciare la vetrina agli altri”. Però questo modello di romanzo incominciava a perdere(forse proprio a causa dell’intensa produzione cui erano costretti gli autori) progressivamente colpi e si rendeva necessario creare un modello alternativo al precedente. Nasceva così IL ROMANZO DI INGEGNERIA LETTERARIA. Si tratta di un tipo di libro che l’autore scrive pensando più al lettore che alle proprie personalissime istanze. E’ comunque un libro di contenuti sofisticati e spesso alti, ma con una trama avvincente, che partecipa del giallo. Il caso più tipico è “Il nome della rosa”,un successo che rovescia tutte le prospettive dell’industria culturale.(…) Ma l’artista e l’arte si fondano esclusivamente sull’emozione, quella vera non indotta dalla moda. Così hanno operato i grandi russi dell’Ottocento, così gli americani degli anni Trenta, così i nostri Morante, Moravia(nella sua prima produzione) Pratolini, Bassani etc: una trama non interessava quanto lo scavare profondo nei più bui recessi dell’animo umano!



Chi è Eco? Un amatissimo e quotatissimo professore universitario autore di vendutissimi saggi (“Come si scrive una tesi di laurea”aveva venduto ben un milione di copie!) che lo rendono molto ben accetto agli editori che se lo contendono con la vittoria finale di Bompiani (gruppo Fabbri). Lo spingono a scrivere anche narrativa convinti come sono che il pubblico acquisterà il suo prodotto perché la notorietà fa vendite e interviste e presentazioni dovunque.



Eco, che è un ambizioso al massimo livello anche se gioca a fare il modesto, accetta e cerca la grande novità. Progetta un grattacielo: il suo romanzo, e s’interroga su cosa gli farà ottenere maggiore successo. Il progetto viene messo a punto: userà il medioevo (di cui è uno è uno dei massimi studiosi), l’esotico funziona, come il giallo perché piace nei libri, in televisione e al cinema. Vi aggiunge un linguaggio originale e coerente con quello medievale.



E’ intelligente e coltissimo ed ha una grande capacità di lavoro. Il romanzo viene terminato in maniera praticamente perfetta. C’è tutto: contenuto e forma tanto ben equilibrati da rendere felice perfino il De Sactis!



MA L’ARTE E L’EMOZIONE NON CI SONO! Vedi, Safy, hai riprodotto righi di Eco sull’incontro fra il novizio e la ragazza: perfetto, ma sembra la descrizione di un’automobile bellissima, niente di più! Cosa succeda nell’animo, nell’inconscio del giovane, l’autore non riesce ad interpretarlo perché Eco si emoziona solo per il medioevo e la cultura. Leggi o rileggiti gli autori che ho più sopra nominato e capirai la differenza, leggi “L’amore coniugale“ di Moravia e capirai cosa avviene davvero in un uomo quando affronta il sesso, quali vere emozioni lo pervadono. QUESTA E’ Arte! Eco non riesce a fare altro che fargli dire di “vergine nera”, di “torre del Libano”, e “come sei bella”. Questa sarebbe emozione amorosa, stupore di uno sverginamento? Bah, è meglio lasciar perdere!…



Dopo l’incredibile, travolgente successo mondiale di questo libro, Eco, sollecitato come non mai, deve sfornare un nuovo libro: in fondo i venti miliardi di diritti d’autore lui guadagnati, non gli dispiacciono affatto, perché non farne altri? E nasce il Pendolo, opera del tutto mal riuscita, cervellotica e assurda, ben misera cosa rispetto a “Il nome della rosa”. Ne tirano subito 500.000 copie e le vendono perché l’autore è il professore/scrittore tanto osannato e di moda, ma quante giacciono nelle domestiche biblioteche con appena qualche pagina sfogliata e ancor meno letta?



E lui è divenuto arrogante più che mai (solo a scrutarlo con la massima attenzione te ne accorgi, perché, credo, che sappia mascherarsi molto bene) e, nelle pagine 192 e seguenti, prende in giro i poveri aspiranti scrittori. Aprofitta di loro per riempire un bel pezzo del suo libro, ma quelle pagine nulla hanno a che fare con il vero soggetto dell’opera.



Seguirà un terzo romanzo che è stato anche poco venduto rispetto al primo. E’ stato così per i grandi narratori italiani e stranieri? No. La bolla s’è sgonfiata!



Ed ora sono a te Fortus, Ti preciso che ammiro Eco, professore e saggista, uomo di cultura e autore de “Il nome della rosa” perché in questo libro i pregi sono tanti che riescono a bilanciare quella mancanza di emozionalità di cui abbiamo detto. Ma come narratore finisce lì. Ciò non toglie che il suo primo romanzo rimarrà nella storia della nostra letteratura, anche se il Pendolo lo pregiudica molto. Ora basta, sono stanco e la giornata è stata faticosa. Ovviamente non conosco verità. Quanto ho scritto è solo la mia opinione, mica verità assoluta. Ognuno è libero di manifestare la sua opinione, ma il confronto con i veri grandi, a mio avviso, è la vera chiave del giudizio su Eco che, ripeto, è valido abbastanza nel primo romanzo, assolutamente insufficiente poi. Ciao simpaticissimo Seneca e grazie per l’appoggio.

Sergio
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