Il Connie's Inn

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Il Connie's Inn

Messaggio Da granchio il Sab 19 Mag 2012, 12:05

“Mai, per Nynorsk! - esplose Erna Haakko innaffiando di schizzi di saliva il metro quadrato di tavolo che gli stava davanti mentre vibrava un poderoso pugno sul ripiano irrorato.
Il legno tenne solo perché si trattava di assi da 10 centimetri di castagno stagionato, comunque scricchiolò in modo sospetto - “che cazzo ti frulla per la testa punto nero…sei completamente fatto? Bunk, lo senti? Senti cosa vuol fare questo piccolo drogato? Manderà a puttane tutto, Bunk, non permettere che succeda…”
I tre uomini erano seduti intorno al grande tavolo ovale, al centro della stanza. Un ambiente ampio, insonorizzato, senza finestre, con una vetrata a specchio che impediva la vista dall’esterno ma che permetteva dall’interno di controllare tutta la sala sottostante.
Le pareti, completamente foderate da una boiserie in ciliegio del Marocco finemente intarsiata, erano parzialmente coperte da pesanti tende di lino color porpora.
L’uomo che aveva appena parlato era un bianco di origine scandinava; la pelle chiara e lentigginosa e la capigliatura rosso fuoco, raccolta in una grossa e lunga treccia, ne tradivano le origini. Pur da seduto era più alto di un uomo di altezza media e grosso perlomeno il doppio, il collo taurino aveva quasi la stessa circonferenza della testa, sotto la tela tesa della camicia si contraevano bicipiti enormi. Da ogni lobo pendevano tre cerchi d’argento.
Gli altri due erano neri. Quello più vicino a Erna aveva una benda sull’occhio sinistro e fumava un sigaro cubano corto e grosso, probabilmente confezionato a mano.
Il fumo denso e puzzolente li avvolgeva come la caligine di una fredda giornata invernale.
Il terzo uomo accese l’ennesima canna di hashish e aspirò un paio di volte, nervosamente, poi la spense rimuovendo la brace con l’indice e il pollice. Le unghie erano irreversibilmente colorate di giallo scuro e l’epidermide dei polpastrelli affumicata e incartapecorita .
“Non ti fa bene incazzarti così Erna, no non ti fa niente bene” - strofinò le dita per rimuovere i residui di cenere - “capisco come la pensi, è anni che lo capisco, anche ora lo capisco… Ti ho mai detto che sei un figlio di puttana per le tue scelte, eh? te l’ho mai detto? Te l’ho forse detto?...allora non trattarmi come un pezzo di merda… vuoi che faccia casino eh? vuoi che lo faccia? Ti da fastidio la pelle nera? Sei un cazzo di razzista di merda Erna e un giorno o l’altro…”
“Per Brunilde, mi stai minacciando Gloriosus? Pensi di farmi paura, piccolo rotto in culo…”
Gloriosus era minuto, nervoso ed elegantissimo. Tight grigio scuro, camicia bianca con il collo inamidato e scarpe Church's operate. Aveva addosso una fortuna. Era piccolo ma con mani enormi che muoveva continuamente, fuori scala rispetto al corpo.
“Erna sei grande e grosso ma per me non sei diverso da un melone, ti succhio e sputo via i semi. Ne ho sistemato anche di più grossi, razzista di merda. Diglielo Bunk...”
Il nero chiamato Bunk posò delicatamente il sigaro nel portacenere di cristallo e oro e intrecciò le mani premendo i palmi sul tavolo.
“Vi siete bevuti il cervello o cosa, siete due teste di cazzo, e cosa c’è dentro una testa di cazzo Erna, dimmelo cosa c’è…”
L’uomo grosso chiuse gli occhi e prese a muovere il corpo avanti e indietro, scuoteva la testa contrariato. I cerchi d’argento sbatacchiavano l’uno contro l’altro, producendo un lieve trillo che ricordava il verso di un animale, forse un piccolo mammifero siberiano.
“…te lo dico io cosa c’è, solo stupidi e primitivi impulsi e niente che porti a un buon ragionamento. Noi abbiamo in comune interessi economici e questo è il solo motivo che ci lega, non me ne frega un cazzo se siete razzisti o liberali, puttanieri o santi, mi interessa solo che pensiate nell’interesse comune, che facciate funzionare il cervello, perdio.
Mio padre mi ha chiamato Connie perché voleva una femmina dopo tredici maschi. Connie, un cazzo di nome da donna, già, e nessuno è riuscito a farlo desistere. I miei fratelli, mia madre, tutti gli hanno detto che quel nome avrebbe attirato guai. Ma lui no, era una decisione presa da tempo, la nonna si chiamava così, quindi o Connie o niente, nessun altro nome. E quel bastardo alcolista figlio di puttana l’ha spuntata.
Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza a fare a botte, anche in modo duro, ed era scritto che prima o poi sarebbe successo qualcosa di grave, solo questione di tempo. Un bel giorno un ebreo del cazzo ha pensato di ridere sul mio nome. L’avremmo risolta con due parole, due banali parole, “scusa Bunk”, nient’altro. Gliel’ho chiesto e lui: “scusa Connie” e ha continuato a ridere. Ha sbagliato, abbiamo sbagliato entrambi, non abbiamo fatto funzionare il cervello. Avrei dovuto lasciar perdere, invece no, nessuna riflessione, nessuna valutazione, solo ragioni di principio e sciocche emozioni. Sapete com’è finita e dopo tutti questi anni mi chiedo perché sia finita così. Ero giovane e impulsivo e ho fatto una cosa sbagliata, una lezione che ha lasciato ferite che non rimarginano. Se avessi usato il cervello oggi non avrei un’orbita vuota e quello stupido ebreo sarebbe ancora vivo. Mio padre, l’ebreo, il sottoscritto, tre teste di cazzo. Questa è la morale. Quindi gentili soci, calmatevi e ragioniamo, solo così si arriverà a una soluzione condivisa. Erna sai bene che non sono mai sceso nella sala perché sono un fottuto negro, nessun cliente mi ha mai visto, sono attento perchè gli affari richiedono questa attenzione e che tu sia un razzista m’importa solo nella misura in cui ciò può farmi perdere dei soldi, e se questo dovesse succedere, bé, allora si che mi offenderei…”.
Bunk fece cadere la cenere del sigaro, delicatamente, poi lo rimise in bocca e aspettò.
Gloriosus trascinò la pesante poltrona e gli si avvicinò ulteriormente.
“ho capito, Bunk, ma le mie scelte sono state sbagliate? Chi ha deciso per Buddy Bolden, eh? chi ha deciso? Se non ci avessi pensato io, voi col cazzo che ci sareste riusciti. Due in una volta sola, Buddy Bolden e Frankie Dusen. Chi di voi ha fatto altrettanto, eh? E vi siete dimenticati di Smile e la gang? Erano in tre, cazzo, in tre, sempre insieme, affiatati e ben attrezzati, io ero solo col mio ferro e non ho sfigurato. Ho sfigurato eh? ho forse sfigurato?…lo sapete tutti e due che sono sceso giù pochissime volte, anch’io seguo la regola di Bunk, non faccio cazzate. No Bunk? Faccio forse cazzate Bunk? Ma oggi è una cosa speciale, veramente speciale – Gloriosus mosse le mani enormi come se volesse tratteggiare un disegno oppure costruire ombre cinesi. Fletteva le dita rapidamente, in un riflesso condizionato, facendole danzare come piccole farfalle - e se proprio volete godervi lo spettacolo Smile c’è anche stanotte, lui e altri quattro. Stavolta ci sarà da sudare, ma fintanto che ho questa con me non mi fa paura nessuno, posso confrontarmi con chiunque. Con chiunque, capite? Ho deciso quello che succederà stasera, l’ho deciso e basta, credo sia una decisione giusta, tutto qua…”
“No, non è giusta, per l’aurora boreale!, è un cazzo di decisione del cazzo – urlò Erna – e non porterà niente di buono, solo casini e ci farà perdere clienti e quindi un sacco di soldi. Il punto è che Gloriusus non sta pensando agli affari in questo momento, sta pensando a cose sbagliate, soprattutto alla donna sbagliata. Una donna, capisci, una donna…solo un folle con il cervello spappolato da tutta quella merda che si fuma poteva pensare a una cosa del genere. La più grossa cazzata della nostra vita, Bunk convinci questo pezzo di carbone che l’idea è pessima…”
Bunk fece un sorriso senza allegria
“Gloriosus, spero che tu abbia riflettuto bene su ciò che vuoi fare, se ritieni sia ragionevole vai avanti, se sarà una decisione sbagliata ne pagherai le conseguenze, con il giusto interesse”.
“un errore, Bunk, è un errore…”
“lascialo fare Erna, è una sua decisione del cazzo, sa bene che non avrà sconti in caso di fallimento, lo sai vero Gloriosus?”
“Allora è deciso, ora vado. Godetevi lo spettacolo” e uscì dalla stanza.
“Il mondo va al rovescio, l’aurora boreale si è spenta, per Odino” mormorò mestamente Erna Haakko poi, controvoglia, si voltò verso il finto specchio per guardare in faccia gli eventi.
La sala era stracolma, Smile e la Gang aspettavano…Gloriosus entrò nella sala con passo cauto, il ferro ben saldo nella mano destra, la sinistra in tasca. Il freddo del metallo non gli diede ulteriore coraggio, visibilmente teso si guardò intorno come un animale braccato, cercando qualcuno, disperatamente, poi si avvicinò a Smile, un tic nervoso gli faceva ballare la palpebra sinistra, si fissarono per alcuni secondi poi scambiarono qualche parola.
Smile contrasse le labbra in un sorriso forzato, più simile a un ghigno, quindi si volse verso gli altri e fece un cenno deciso. Nella sala calò improvvisamente il silenzio, tutti percepirono la tensione che aleggiava nell’aria, era chiaro che sarebbe successo qualcosa.
Il silenzio totale rimase in sospensione, per un lungo attimo. La luce soffusa distorceva le figure facendo vibrare i profili, ancor più incerti attraverso il fumo delle sigarette.
Infine, all’unisono, attaccarono “Chattanooga Stomp”.
La cornetta di Gloriusus emise le prime note languide, di attesa, Smile sottolineò con una scala del suo contralto, la Gang stette dietro.
E finalmente Lei apparve.
Attraversò la sala stracolma solo di bianchi con passo altero da regina, salì sul palco, sfiorò la guancia di Smile e sorrise a Gloriosus poi raccolse la tromba posata sotto l’asta del microfono e iniziò a suonare.
Fu così che nella primavera del 1932, sul palco del “Connie's Inn”, il popolare teatro di Harlem, Valaida Snow donna di colore dallo stile inimitabile, suonò la tromba jazz per un pubblico bianco.
Fu un fatto storico e non si sa se quel pubblico fosse meno razzista di altri, ma è certo che il fragore degli applausi impregna ancora l’intonaco di quei muri.


Nda: Charles "Buddy" Bolden. Cornettista di colore di New Orleans.
Frankie Dusen. Trombone della band di Bolden.
Valaida Snow. Trombettista, cantante e ballerina.
Gloriosus, Smile, la gang. Me li sono inventati. O forse no. Dove e quando non saprei dirlo, eppure sono certo che siano esistiti, tutti loro, ognuno col proprio strumento e alle spalle una vita da dimenticare. E certamente hanno suonato “ChattanoogaStomp” e tante, tante altre.


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